SOLDI&BUBBOLE | I sostegni del governo Draghi (e i nodi irrisolti)

Mercoledì 31 Marzo 2021
Dopo i "ristori" degli operatori economici danneggiati dalla crisi del Covid- 19 (confluiti tutti nella legge n. 176/2020), sembra finalmente prendere forma il decreto-legge "Sostegni". Precisato che l'esame parlamentare del decreto potrebbe modificare anche significativamente alcune delle misure contenute nel decreto, esse prevedono un contributo a fondo perduto analogo a quello già introdotto con il DL Rilancio per circa 3 milioni di imprese (commerciali o agricole, ditte individuali o società) e professionisti, inclusi contribuenti forfettari, con partita iva attiva al 22/03/2021, che nel 2020 hanno perso almeno il 30% (il DL Rilancio faceva riferimento ad un calo minimo del 33,33%) del fatturato medio mensile registrato nel 2020 rispetto al 2019 (volume d'affari/12), applicando una percentuale variabile basata sul fatturato 2019 in ragione della "dimensione" del contribuente: 60% della perdita media mensile per fatturati inferiori a 100.000 euro; 50% per fatturati fra 100.001 e 400.000 euro; 40% per fatturati fra 400.001 e 1 milione di euro; 30% per fatturati fra 1 e 5 milioni di euro; 20% per fatturati fra 5 e 10 milioni di euro (innalzata, quindi, a 10 milioni di euro la soglia massima di fatturato dei soggetti beneficiari). In ogni caso, è previsto un importo minimo degli aiuti di 1.000 euro per le persone fisiche, 2.000 euro per le persone giuridiche e un massimo di 150.000 euro per beneficiario. Ed inoltre anche le start up potranno accedere ai ristori.C'è di positivo che il ristoro offerto dallo Stato non costituisce base imponibile e quindi è un importo al netto della tassazione; tuttavia, la riduzione di fatturato va calcolato considerando la data di effettuazione della prestazione indicata in fattura, non quella di effettivo incasso del compenso.Per quanto attiene ai professionisti, non figurano più le cause di esclusione previste dal DL Rilancio sia per i professionisti "con Cassa" che per quelli iscritti alla gestione separata, né quelle in relazione agli studi associati; mentre il contributo non spetta a enti pubblici ed intermediari finanziari. L'istanza va presentata in via telematica entro 60 giorni dall'apertura del canale telematico da parte dell'Agenzia attestando la sussistenza dei requisiti sopra detti. Quanto alle modalità di fruizione del contributo, in alternativa all'accredito diretto sul conto corrente, è prevista la possibilità della sua conversione in credito d'imposta, da utilizzare in compensazione nel modello F24 con opzione irrevocabile.Sembra tuttavia che, a titolo esemplificativo, il contributo non sia del 60% (o altre percentuali sopra viste) del decremento annuo ma di quello mensile, per cui chi rientra nella fascia del 60% avrebbe in effetti un contributo del 5%. Andrebbe quindi chiarito cosa succede se la condizione (calo di almeno il 30%) non sia rispettata per uno o più mesi, cioè se il contributo vada moltiplicato per 12 mesi o è proprio solo quello calcolato su 1/12 e stop.Supponiamo che il fatturato medio mensile di un imprenditore sia stato:nell'anno 2019 pari a 192mila euro / 12 = 16mila euro; nell'anno 2020 pari a 120mila euro / 12 = 10mila euro;con un decremento della media mensile pari a 6mila euro, superiore al 30% di euro 16mila (16.000 x 30%=4.800). In tal caso, il contributo dovrebbe essere il 50% di 6mila euro = 3mila euro.Rimedi a volte marginali, a volte generosi, ma in ogni caso non strutturali. Non appare incidere la possibilità, pur prevista per i professionisti, di definire in via agevolata le somme dovute per dichiarazioni irregolari sugli anni d'imposta 2017 e 2018 (sempre se nel 2020 c'è un calo di fatturato del 30% rispetto all'anno precedente). Più interessante sembra invece l'aumento da 1 a 2,5 miliardi del Fondo per l'esonero dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti, che nel 2019 abbiano fatto registrare un reddito non superiore a 50mila euro e un calo reddituale superiore al 33% rispetto al 2019.Tuttavia, pur essendo apprezzata l'eliminazione del riferimento ai codici ATECO, che introduce un meccanismo più inclusivo per i ristori, per il momento le categorie produttive continuano a contestare l'esiguità dei contributi economici previsti dal DL Sostegni. Certo, è un primo passo, del valore di 32 miliardi, cui dovrà seguire il prossimo Documento di Economia e Finanza ad aprile, non solo con nuovi contributi a fondo perduto ma anche con il rifinanziamento dei prestiti garantiti.Quanto alle misure fiscali, prevista la cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 5.000 euro del periodo 2000-2010 ma solo per i soggetti con reddito inferiore a 30.000 euro e la proroga della sospensione delle attività di riscossione coattiva fino al 30 aprile. Mentre il grosso della maggioranza era favorevole a una cancellazione totale, erga omnes, delle cartelle esattoriali dal 2000 al 2015 sino a 5 mila euro (confluita nelle bozze del Decreto Sostegni pre consiglio dei ministri) e gli stessi 5 stelle avevano finanche proposto un tetto di 10mila euro, le forze di sinistra, in particolare LeU e una parte del Pd, ma anche i sindacati, si sono opposte, definendolo un «condono di fatto», apparendo forse poco simpatica una misura erga omnes che cancelli multe e affini anche a chi potrebbe pagarle senza sforzo. Da ciò la decisione di limitare la fascia temporale al 2000-2011 e di applicare la norma solo ai redditi superiori ai 30mila euro, facendo scendere, rispetto alla versione iniziale, le cartelle stralciate da 61 a 16 milioni, provocando però al contempo l'irrigidimento della Lega.A placare gli animi ci pensa la Relazione tecnica del Decreto Sostegni, che spiega come aver messo sulla carta il limite di 30mila euro (che esclude dal "favore" i più abbienti), nel Paese dell'evasione di massa esclude solo il 17% dei contribuenti. In più, a fronte dell'accusa che il condono riguardi solo vecchi crediti ormai inesigibili, la Relazione sottolinea come al macero andranno anche le pendenze di chi ha aderito alla Rottamazione ter o al saldo e stralcio, ossia debiti che i contribuenti stanno già pagando a rate o su cui comunque è ancora in essere un'aspettativa di riscossione. Risultato: si perdono risorse e, secondo LeU, non si scalfisce la montagna di cartelle davvero impossibili da riscuotere che ingolfa l'Agenzia Entrate Riscossione.Ecco, quindi, che il vero nodo è la riforma del meccanismo di controllo e discarico dei crediti non riscossi. Le prime bozze del decreto risolvevano il problema intervenendo con l'accetta: una sorta di prescrizione delle quote non riscosse, che sarebbero state "automaticamente discaricate" al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello dell'affidamento. Ma così sarebbe stato un "condono permanente", come ha fatto notare l'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco. Tutto è stato rinviato a successive decisioni del ministero dell'Economia, che entro sessanta giorni dovrà trasmettere alle Camere una relazione con i criteri per rivedere il farraginoso iter. Da lì si vedrà se l'obiettivo è affilare le armi dei riscossori o cancellare altri milioni di crediti che lo Stato potrebbe recuperare.E mentre si sventolano le bandierine di partito, ancora nulla sulle richieste comuni e davvero fondamentali per parecchie aziende, come uno sgravio sui costi fissi e in particolare sugli affitti, atteso che la Legge di Bilancio 2021 ha previsto la proroga fino ad aprile del credito d'imposta sugli affitti, una delle misure "vincenti" dello scorso anno, ma esclusivamente per le attività facenti parte del comparto turismo. Infatti, nonostante l'ipotesi di nuove restrizioni e chiusure rendano necessario intervenire, allo stato attuale, la misura non sembra comparire nel decreto Sostegni. 
Donatella Perna (avvocato e curatore fallimentare del Foro di Foggia)