Compatti contro le decisioni e i (parziali) aiuti economici, possibile protesta pacifica il 6 aprile

Mercoledì 31 Marzo 2021
Oltre 200 adesioni in poco più di 48 ore. Gli operatori economici di Cerignola (e della provincia) provano a serrare le fila prima online, attraverso il neonato gruppo "Basta chiusure", e poi con una manifestazione di piazza. Il malcontento delle categorie costrette a chiudere in zona rossa, ma non solo, è straripato attraverso i post su Facebook, ma ora i piccoli imprenditori ed esercenti sono pronti ad andare oltre. E così il 6 aprile, come potrebbe accadere in altre zone d'Italia, i negozianti cerignolani hanno deciso di organizzare una manifestazione in piazza Duomo.

"Non andremo a intasare le strade della città e non vogliamo mettere in difficoltà le forze dell'ordine - ha spiegato a l'Attacco uno dei promotori, Vincenzo Erinnio, commerciante e in passato anche titolare di una delega amministrativa alle Attività Produttive - perché non abbiamo nessun tipo di interesse a creare disguidi e caos. Sarà una manifestazione pacifica".

A differenza di quanto accaduto sino ad oggi, si sta creando un fronte unico e compatto di tutte le categorie colpite dalle chiusure, dagli ambulanti ai negozi di abbigliamento, dai ristoratori ai negozi del settore luxury, dalle associazioni sportive ai parrucchieri ed estetisti. "Tutti insieme dobbiamo lottare per i nostri diritti - ha ribadito Erinnio -. L'obiettivo è organizzare una manifestazione tutti insieme e non per categoria, non avrebbe senso. Lo scopo è coinvolgere tutti i piccoli imprenditori che ormai subiscono gravi perdite da circa un anno, perché non è stato risolto un bel niente. L'accusa non è rivolta solo al Governo, ma anche al Comitato tecnico-scientifico. Non è chiaro perché si deve costringere solo il 10 per cento delle attività commerciali alla chiusura, così è impossibile abbassare i contagi. Quindi, la nostra richiesta è aprire già dal 7 aprile, non ci sono altre alternative, le attività commerciali non si possono permettere altre chiusure. Un'altra beffa del Governo centrale è il decreto sostegno, redatto in modo da essere accessibile al 2/3 per cento delle attività. E' una presa in giro".

I commercianti puntano anche il dito contro la gestione regionale. "Per raggiungere l'obiettivo è necessario essere uniti e protestare, seppur in maniera pacifica, per migliorare la nostra attuale situazione - ha aggiunto Erinnio -. Se il 7 aprile verrà prorogata la chiusura di alcuni negozi, stiamo organizzando questa manifestazione che vorremmo si replicasse anche negli altri comuni della regione, così come già sappiamo che avverrà nelle città più grandi d'Italia. Anche il presidente Michele Emiliano deve dare delle risposte a tutti i commercianti colpiti dalle restrizioni, perché non è possibile far chiudere delle attività senza che abbiano un ristoro. Ci rivolgiamo anche alla Regione perché secondo noi c'è stato un fallimento sanitario rispetto al contenimento della pandemia. L'unica parola adatta alla gestione regionale è vergogna".

"Ci aspettavamo un cambio di passo dal nuovo Presidente del Consiglio Mario Draghi, ma purtroppo è avvenuto in peggio - ha proseguito Erinnio -. Noi abbiamo criticato le scelte di Giuseppe Conte, ma oggi c'è stato un cambio in negativo, un'accozzaglia di partiti e di politici che non riescono a dare nemmeno un sostegno economico a chi ha chiuso le attività, il piano ristori è stato studiato a tavolino per non concedere gli aiuti o comunque in minima parte. E' quello che dicono anche tutti i commercialisti".

Dopo un anno di pandemia c'è dunque ancora una "lotta" che va al di là del contrasto al virus, ovvero quella tra diritto alla salute e diritto al lavoro. Certo, chi in questo momento ha dovuto chiudere la propria attività, a causa della zona rossa in Puglia, e si sente dire che dopo 10 giorni nulla è cambiato in regione e, anzi, la terza ondata prosegue nella sua intensità non sarà contento, per utilizzare un eufemismo.

"Ormai noi operatori economici siamo disperati - ha ribadito Erinnio -, i commercianti non ce la fanno più, gli ambulanti sono sull'orlo del fallimento e questa proroga che potrebbe arrivare all'orizzonte sarebbe l'ennesima mazzata. Non so dopo queste chiusure quanti riusciranno ad aprire la serranda: le tasse, gli affitti e il pagamento delle utenze continuano ad arrivare. Ormai non parliamo più di profitto, ma vogliamo almeno sopravvivere".

Pietro Capuano