Sebastiano: ''Nessuno è necessario, ma tutti siamo indispensabili. Fateci riaprire''

Mercoledì 31 Marzo 2021
Un anno difficile, negozi chiusi e le vie del commercio desolate. Il primo anno in guerra contro il coronavirus ha visto attività non riaprire e altre farlo a singhiozzo. I titolari di bar e ristoranti sono tra le categorie che maggiormente hanno fatto sentire la propria voce e se da un lato l'asporto e la consegna a domicilio possono dare una parvenza minima (ma non sufficiente) di speranza, dall'altro ci sono categorie che fanno sentire lo strazio economico di questo lungo anno solo oggi.

La resistenza di parrucchieri, gioiellerie, centri estetici, negozi di calzature e abbigliamento uomo/donna e mobilifici ha portato le attività del territorio foggiano a riunirsi in un coordinamento per dar voce a richieste e suggerimenti. Una protesta che si accoda a molte altre non solo sul territorio e che forte vuole far sentire la necessità di tornare a lavorare da parte di tutte le attività che caratterizzano i centri abitati. Ogni attività è essenziale, in quanto ogni cittadino la porta avanti per necessità, questo il messaggio che il neo coordinamento porta avanti.

Una stanchezza palpabile, sempre più presente, che oggi chiede di essere ascoltata e di ricevere risposte. Le stesse che ogni attività commerciale rivendica dall'inizio della pandemia.

"Abbiamo già un gruppo su WhatsApp che si chiama 'partite Iva', siamo tutti commercianti - racconta a l'Attacco Sebastiano Francesco Paolo del coordinamento - Dall'ultimo Dpcm del 2 marzo 2021, dando uno sguardo all'allegato 23, ci sono cinque categorie che sono state escluse dall'apertura, indipendentemente dal colore della regione. Noi siamo rosso rafforzato, nonostante questo girando per la città si nota che di rosso qui abbiamo solo il colore, diverso da quello che avevamo lo scorso anno a marzo e aprile. Gli assembramenti ci sono comunque. Credo che abbiano escluso queste attività, quali calzature, abbigliamento uomo/donna e adesso abbiamo saputo i mobilifici. Questa zona rossa rafforzata non serve a niente a questo punto. Su 41 attività commerciali, artigianali e uffici sono aperti e gli assembramenti ci sono. Vorrei capire perché solo noi siamo stati esclusi. I nostri clienti se vedono gente all'interno del locale si fermano ad aspettare, nonostante dal 18 maggio dello scorso anno abbiamo usato tutti i dispositivi per evitare contatti tra noi e la clientela, mascherine, gel. Non capiamo adesso perché si parli di assembramento. Ci sono aziende e attività commerciali che non c'entrano con la cura della persona, che sono aperte. Capisco farmacie, generi alimentari, che servono. Come iniziativa abbiamo già fatto delle interviste per smuovere e farci vedere, capire perché siamo chiusi. Abbiamo saputo che Manfredonia si è mossa, Polignano, Bari. I ristoratori che a Foggia hanno creato un'associazione".

La soluzione che propongono è quella che dall'inizio del virus è stata proposta alle attività. Tra le attività coinvolte anche Loreta Ricotta del Centro estetico Il Cigno, Tessi acconciature, Lucia Tucci e molti altri. "Una soluzione potrebbe essere quella di ricevere per appuntamento, così che contingentiamo la clientela e dare spazio al non assembramento - prosegue -. Tra venerdì e sabato faremo altre iniziative insieme ai ristoratori, anche loro sono molto penalizzati nonostante l'asporto".

E aggiunge:%u2008"Veniamo già da un anno difficile. Nonostante abbiamo aperto il 18 maggio non abbiamo fatto grandi incassi. Nel periodo di cresime e comunioni eravamo chiusi, perdendo il 50/60% degli incassi. A Natale non abbiamo potuto far niente inoltre. I ristori per noi sono palliativi che non servono a niente, che fanno indebitare di più lo Stato. Con tutti i rischi che il commercio comporta, preferiamo metterci in gioco e con spirito. Farci chiudere per motivi che non esistono, è ingiusto. Vogliamo continuare a fare delle manifestazioni e portare il nostro disagio. Abbiamo incassi zero, ma le tasse ci sono ancora, le spese di gestione non solo nelle nostre attività ma anche in casa, che paghiamo con le nostre attività tra l'altro. Non vogliamo andare contro altri colleghi, ma ci viene spontanea la domanda e ci chiediamo sono necessari alla vita quotidiana?"

"Nessuno è necessario, ma tutti siamo indispensabili. Fateci aprire, stiamo chiedendo, e siamo consci del nostro settore e di quello a cui andiamo incontro. Siamo commercianti e conosciamo gli alti e bassi. Faremo qualcosa con loro per portare alla luce questo problema - conclude Sebastiano - Non abbiamo la pretesa che il governo cambi rapidamente, ma considerando che si dice che dal 7 aprile si possa riaprire, vorremmo farlo come abbiamo sempre fatto. Siamo andati avanti senza problemi fino al 13 marzo, non ci lamentiamo, vorremmo solo riaprire in sicurezza. La pandemia c'è, i problemi ci sono, il lavoro manca, ma andiamo avanti e bloccarci ulteriormente in questo periodo non ha senso".

Silvia Guerrieri