KULTURKRITIC | La politica mediatizzata e quindi banalizzata

Martedì 30 Marzo 2021
La politica non è di certo un prodotto della modernità. "L'arte di governare" è già al centro del discorso della Grecia antica. Le agorà sono il luogo fisico del confronto tra le parti, uno scambio diretto tra oratore e uditorio. La piazza è lo spazio dove avviene la comunicazione politica, e il linguaggio diventa il mezzo attraverso il quale è possibile convincere e persuadere il pubblico. La retorica, strumento fondamentale per manipolare e conquistare il potere, ha acquisito sempre più importanza. Ad oggi i legami tra politica e strumenti di comunicazione sono ben visibili, devono essere visibili! Con il ventesimo secolo e con l'emergere di una società di massa, lo spazio e il discorso politico mutano. Grazie alla stampa, ma soprattutto con l'invenzione della televisione il potere diventa accessibile a tutti. La nuova retorica si affaccia sulla vita e nelle case degli individui, un linguaggio politico ben studiato e mai lasciato al caso si impone su una massa eterodiretta. Il ruolo dei mezzi di comunicazione diventa centrale e parte integrante di un nuovo modo di vivere e percepire il mondo. I mass media diventano i costruttori di una nuova realtà, non più in stretto rapporto con gli individui bensì "mediata" e proiettata dai registi della comunicazione. La società dello spettacolo ha digerito e assimilato anche il discorso politico che ad oggi veste gli abiti dell'intrattenimento, è politica mediatizzata e i cittadini i suoi spettatori. Un'arena televisiva, dove la retorica e gli slogan sono il copione del nuovo intrattenimento di massa, all'interno del quale "l'arte del governare" perde il suo valore: una degenerazione che si occupa solo di rispondere alle leggi del mercato e del consumo. Dalla piazza alla televisione, dai giornali ai new media, tutta questa visibilità necessita di una nuova figura che accompagni lo spettacolo delle elezioni: i costruttori di immagine. Ed è grazie ai nuovi strateghi del marketing politico-elettorale che i candidati possono rendersi desiderabili agli occhi del cittadino-elettore-consumatore. Il discorso politico diventa merce di scambio e la logica che lo supporta non fa che simulare una vera e propria strategia di marketing commerciale. "Videopolitica", così la definisce il politologo Giovanni Sartori. Qui assistiamo ad una banalizzazione del discorso politico e ad una personalizzazione della politica, dove la dimensione culturale viene trascurata per dare spazio all'immagine del leader, riducendo al minimo l'attenzione sul programma di partito e sui  suoi contenuti. Sartori afferma: "la personalità dei candidati è ormai preponderante rispetto alla loro appartenenza a un partito e al programma che propongono agli elettori. La democrazia d'opinione è il regno dell'esperto di comunicazione. Un'élite formata dai sondaggisti, i giornalisti, e gli uomini politici, le cui qualità mediatiche diventano essenziali, ha sostituito l'élite della fase precedente della democrazia, formata dagli uomini di partito. Il voto, così come l'opinione pubblica, diventa più reattivo ed emotivo. L'elettorato reagisce come il pubblico a un'offerta". Spettacolarizzazione e personalizzazione sono i due meccanismi che animano la politica contemporanea e che rischiano di trasformare i cittadini in semplici spettatori passivi e consumatori. Una politica incastrata all'interno di una logica di profitto dove l'informazione è svuotata del suo peso e la notizia è la realtà prodotta dai media. "Il problema (oramai è evidente) e di paideia, di formazione dell'uomo. L' erosione della cultura scritta e la sua sostituzione con una cultura visiva produce un «uomo oculare», la persona video-formata che è sempre meno un animale mentale capace di astrazione, di capire al di là del vedere. Mentre noi ci preoccupiamo di chi controlla i media, è lo strumento in sé e per sé, scappato di mano, che controlla la formazione stessa dell'homo sapiens", così commenta il politologo in Video-power, apparso su «Government and Opposition», nel 1989.
Simona Regina