GENTILISSIMA | I circoli Pd usati per ''costruire carriere''. Caro Letta, e a Foggia?

Lunedì 29 Marzo 2021
L'ultima celebrazione "solenne" dell'anniversario dell'Unità d'Italia (17 marzo 1861 - promulgazione della legge n. 4671 del Regno di Sardegna, con la quale Vittorio Emanuele II diviene Re d'Italia) risale al centocinquantenario del 17 marzo 2011.Nella circostanza Giorgio Napolitano, allora Presidente della Repubblica, rivolgendosi al Parlamento e al Paese, si soffermò in particolare su due priorità: da una parte l'evoluzione in senso federalista della struttura dello Stato, quale garanzia di maggiore autonomia e responsabilità delle istituzioni regionali e come fine da perseguire per il rafforzamento delle basi dell'Unità d'Italia; dall'altra la necessità politica, economica, morale e sociale di mettere al centro delle preoccupazioni e responsabilità nazionali lo storico ma mai colmato divario fra il Nord e il Sud del Paese.Impegno, sottolineò con grande forza Napolitano, che imponeva non solo un esame di coscienza collettivo cui nessuna parte del Paese poteva sottrarsi, ma anche il contributo di una severa riflessione sui propri comportamenti da parte delle classi dirigenti e dei cittadini dello stesso Mezzogiorno.A distanza di 10 anni l'evoluzione in senso federalista, complici l'epidemia e la caduta dei governi Conte 1 e 2, si è interrotta. Per fortuna, a parer nostro. Altro che approvazione del progetto di autonomia rafforzata promosso da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, cui avevano strizzato l'occhio spento anche altre regioni. Alla luce di decisioni, od omissioni, discutibili di molte regioni, piuttosto, sarà opportuno tornare a ripensare a una riforma del titolo V della Costituzione e, in particolare, dell'art. 117, che disciplina i poteri e le competenze fra Stato e Regioni.Nel contempo, a distanza di 10 anni, e non per responsabilità di Napolitano, nulla è cambiato riguardo allo stato di salute economica e sociale del Mezzogiorno. Al contrario, la pandemia e la connessa crisi economica ne hanno accentuato le difficoltà.Sarà bene che Enrico Letta ne tenga conto, e inserisca anche queste due priorità nell'agenda di iniziative programmate per riformare il PD e il Paese.Dall'estero le cose si vedono meglio. Ha motivato anche così la sua metamorfosi e il suo nuovo bagaglio politico e culturale Enrico Letta, riferendosi ai suoi sette anni di "esilio" a Parigi.Verissimo. Nel piccolo della personale, breve ma intensa storia, è successo anche a me nei cinque anni di esperienza al Parlamento Europeo, che hanno resettato la mia visione dell'economia, della società, della politica, della vita, collocandone i confini in un orizzonte molto più ampio. Ieri settoriale, parziale, territoriale.Oggi "circolare". Cioè a 360 gradi, aperta, inclusiva, mai settaria.Nella Direzione Nazionale del PD del 14 febbraio 2014 fui fra i pochissimi 16 che, in amplissima minoranza, votarono contro la sfiducia a Enrico Letta da Presidente del Consiglio dei Ministri. In dissenso sia per il metodo (qualcuno lo definì brutale), sia per la debolezza delle argomentazioni, fondate più sulla volontà di cambiare "a prescindere" che sulla ineluttabilità delle motivazioni di merito.Oggi, a giudicare dalle prime ma indicative decisioni, l'Enrico Letta richiamato a gran voce per salvare il PD da una deriva congressuale che ne avrebbe sancito il declino, magari condito dall'ennesima scissione, sta mostrando autorevolezza, sguardo e pensiero lunghi, consapevolezza del ruolo e delle decisioni da assumere. Il meglio che ci si potesse finora aspettare, data la situazione.Perché da un "legno storto, come quello di cui l'umano è fatto, nulla si può trarre di perfettamente dritto", scriveva alla fine del 19° secolo Immanuel Kant.Prendendone spunto Isaiah Berlin, padre nobile della cultura liberal democratica europea del secolo scorso, scriveva che "l'umanità è un legno storto, e lo è perché l'uomo risulta da una incredibile mescolanza di istinti e di ragione. Un legno storto ma vivo, con radici e fronde vitali. Nelle vene del suo tronco scorrono linfe, passioni, sentimenti, memoria, progetti, ragionamenti, sogni, trasgressioni, bisogno di regole e di limiti. Questo è il legno storto, e questo siamo noi. Ma l'opposto non è un improbabile, anzi impossibile legno dritto, bensì un legno marcio, imputridito, divorato dai parassiti e dai coleotteri velenosi".In questa concezione della politica e della vita occorre inserire le prime, significative decisioni politiche, ed anche proponimenti, progetti e visione di Enrico Letta Segretario del nuovo PD.Alcuni esempi: l'autonomia della scelta dei Vice Segretari e della Segreteria, avviando il processo di trasformazione del peso del correntismo "di potere" nella ricchezza del pluralismo, parola preziosissima ma - finora- troppo spesso enunciata e troppo poco praticata; la coalizione allargata e inclusiva di tutte le forze di centro, liberal democratiche, socialiste e democratiche, a prescindere dai personalismi pregiudiziali ma nel segno dell'intelligenza e del realismo della ragione; il ritorno al maggioritario e a una nuova dialettica destra/centrosinistra alle prossime elezioni nazionali; la consonanza con l'azione di governo di Mario Draghi. E poi i giovani, le donne, il lavoro, i diritti, il contrasto alle disuguaglianze e alle povertà, la scuola, l'ambiente, le questioni identitarie. E le sfide da affrontare che mi stanno più a cuore: la denatalità e l'invecchiamento.E, infine, il Partito. Da una concezione meno romanocentrica a un nuovo ruolo delle federazioni regionali e provinciali, e dei circoli. Nell'intervista di domenica scorsa a "Il Tirreno", oltre che rappresentare l'esigenza condivisibile di una declinazione al femminile delle Presidenze dei gruppi alla Camera e al Senato, il Segretario ha denunciato l'anomalia di Circoli PD "troppo spesso usati per costruire carriere piuttosto che per creare dibattiti". E le filiere di potere stratificate in alcune federazioni, come a Foggia e provincia?In ogni caso, dopo avere giustamente sottolineato il problema, ora Letta non faccia come qualcuno nel passato, che aveva annunciato l'uso del lanciafiamme ma non ripiegò nemmeno su una iolla (fionda, nel cerignolano antico).Non faccia lo stesso errore, Enrico Letta. I circoli e le federazioni sono le radici che collegano l'albero del Partito al nutrimento del terreno. Se sono asfittiche, prima o poi l'albero rinsecchisce e muore.
Elena Gentile