Draghi, il Sud si mobilita a ogni livello per le risorse assegnate dal Recovery. ''E se fosse una trappola?''

Martedì 27 Aprile 2021
"Si cambia se si fa qualcosa, tutti insieme. Si sono mossi i sindaci di ogni colore politico, accomunati dall'adesione alla rete 'Recovery Sud' alla quale aderito in oltre cinquecento. Le Regioni del sud hanno per la prima volta nella loro storia sottoscritto un documento unitario, da presentare sia direttamente al Governo che alla Conferenza Stato-Regioni. E' nato un intergruppo per il sud in parlamento, e sta nascendo un analogo 'gruppo di interesse' al Parlamento Europeo, composto per gran parte di eurodeputati stranieri. Non era mai successo prima, il vento quindi sta cambiando: c'è la possibilità concreta di scrivere una pagina di storia, per questo bisogna tenere alta l'attenzione".

Pino Aprile, giornalista e scrittore da sempre portavoce e anima della denuncia degli squilibri tra nord e sud, valuta così le reazioni suscitate del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che dopo il passaggio di ieri alla Camera, oggi approda al Senato per poi (dopo l'approvazione, che appare scontata data la larghissima maggioranza) partire destinazione Bruxelles.

"Stiamo parlando di un'opera ciclopica, colossale, e un Governo appena nato in due mesi di tempo non poteva certo fare miracoli: questa è la premessa dalla quale partire. E se un economista esperto come il professor Gianfranco Viesti ci ha messo giorni per esprimere un giudizio compiuto sul Piano varato dal Governo Conte bis, i parlamentari che hanno ricevuto la bozza da qualche giorno appena lo voteranno praticamente senza capirlo" continua.

"Aiuterebbero le opinioni di economisti esperti, attendibili, indipendenti, non condizionati da appartenenze politiche, ma in linea generale non riesco a capire quale sia la visione dell'Italia che si vuole costruire" sottolinea. "Il 40 per cento delle risorse assegnate è poi un trucco, perché l'8 per cento è derivante da altri capitoli e misure già in precedenza assegnate, che vengono aggiunti al totale complessivo ufficialmente per poter essere spesi prima, ma nel dispositivo è presenta una frasetta pericolosa, 'in presenza di un ritorno macroeconomico' come condizione vincolante per la loro erogazione o possibile restituzione. Ecco perché bisogna fare attenzione, perché quella che cercano di venderci oggi come una grande opera di generosità, potrebbe poi rivelarsi una grande trappola per il Sud. E l'applicare al ribasso le quote previste dall'Europa produce comunque un danno enorme", la sua conclusione.

Chi vede il bicchiere mezzo pieno è l'europarlamentare salentino Andrea Caroppo, fresco di ingresso nel gruppo del Partito Popolare Europeo. "In questa prima fase, l'impegno in particolare della ministra Mara Carfagna rappresenta un importante punto di partenza, se consideriamo che nel PNRR del Conte 2 il Mezzogiorno non era una partita considerata in maniera organica: poi vedremo quello che si potrà fare ancora, perché è chiaro che più risorse arriveranno, più si potrà colmare finalmente un gap che ci trasciniamo da decenni, e nessuno può negare le grandi difficoltà che registriamo in termini di disoccupazione e mancato sviluppo", spiega prima di volare per Bruxelles.

"Anche se, bisogna anche ricordarlo, abbiamo sia registrato difficoltà nell'implementazione delle risorse (il Psr pugliese ne è purtroppo un esempio), e quello che abbiamo fatto negli ultimi anni con i finanziamenti impiegati non ha assolutamente ridotto la forbice tra il Nord e il Sud: è quindi sacrosanta la battaglia da fare per la loro assegnazione, ma non va dimenticato il gravissimo problema di gestione a livello locale". In questo senso, un (piccolo?) aiuto potrebbe arrivare ai rinforzi in arrivo, le 2800 nuove unità di personale. "Il concorso è in atto, dopo la presentazione delle domande è in arrivo la selezione: saranno certamente molto utili" la sua opinione.

Altra "grave lacuna" per Caroppo, dal suo osservatorio belga, "la mancanza di una visione condivisa, a livello territoriale, intorno a punti fondamentali. Fa ancora e sempre difetto la parte programmatoria, che non può prescindere da un livello macroregionale" sottolinea. "Manca, per fare solo due esempi, un'azione coordinata a ogni livello per la linea ferroviaria adriatica, che andrebbe considerata all'interno dei corridoi europei. Oppure una visione d'insieme in merito alla portualità, considerando le rotte che vanno verso Oriente o il Nord Africa e che dovremmo essere il primo attracco nel Mediterraneo: ma servono hub importanti e con una dotazione infrastrutturale adeguata, invece ognuno preferisce concentrarsi sulla propria piccola partita, e porto come Genova e Trieste hanno un peso ben maggiore nel panorama nazionale e internazionale", sottolinea l'europarlamentare, che farà la sua parte per sostenere comunque il PNRR italiano.

"Avere individuato le difficoltà e criticità da affrontare mi sembra un'azione corretta, così come l'aver messo in campo i progettisti a supporto delle amministrazioni locali: queste due basi costituiscono la premessa di un lavoro da approfondire e sviluppare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, per cogliere al meglio tutte le opportunità ed eventualmente apportare dei correttivi, ove necessari. Auspicando un impegno finalmente corale e costruttivo" la sua conclusione.

Claudio Botta