Non ha potuto dare seguito alla vena artistica con gli studi. Ma dipinge da ragazzo, ama Fellini e sulla mostra in Biblioteca ...

Mercoledì 24 Marzo 2021
Si è chiusa ieri la mostra dedicata a Federico Fellini, realizzata presso la biblioteca Magna Capitana di Foggia. Tra le persone che l'hanno visitata, c'è l'architetto manfredoniano Franco Sammarco, amante dell'arte e appassionato di pittura. Passioni che si spiegano con Fellini perché, a suo dire, "è stato un regista inconsueto, rispetto ad altri, anche per via della sua innovazione nei costumi, nelle scene, nel taglio delle riprese. Sul set, il suo sguardo unico e inconfondibile e la sua creatività inconfutabile hanno fatto sì che l'Italia divenisse, per tutto il mondo, il Paese della 'dolce vita' e della creatività nel campo cinematografico, viste le grandi potenzialità e capacità di Cinecittà. Poi, col suo estro, si prendeva cura di realizzare schizzi su schizzi, perciò ne rimasi affascinato".

Infatti, la mostra ha ospitato anche alcuni libri di disegni che Fellini realizzava per i suoi film, per esempio di costumi con indicazioni dei colori o dei materiali. "Tutti testi originali - aggiunge Sammarco -, tra cui spicca un interessante libro del fumettista Milo Manara: Due viaggi con Federico Fellini".

Franco Sammarco nutre la sua passione per l'arte da sempre. Terminate le scuole medie, gli insegnanti avevano consigliato che continuasse gli studi in scuole ad indirizzo artistico, ma questo non si potette realizzare. Non perse il suo desiderio di disegnare e dipingere, tanto è vero che prese parte a parecchi concorsi, locali e nazionali.
È stato insignito dall'Accademia Italia delle Arti e del Lavoro, inoltre, dell'onorificenza della medaglia d'oro per l'impegno profuso nel campo delle arti.

"In tutti questi anni sono stati diversi i miei maestri di riferimento, alcuni esempi sono Tommaso Adabbo, che è stato il mio primo mentore; Franco Troiano, amico di lunga data e allievo di Renato Guttuso; Gerardo Gerardi, già docente all'Accademia di Brera a Milano; Vittorio Maria di Carlo, artista neo-cubista, deceduto da qualche anno".

Una volta, Franco Sammarco partecipò con due tele proprie, in età da scuole superiori, ad una raccolta fondi che era stata organizzata dal Liceo Scientifico del preside Cristanziano Serricchio. Fu l'unico che le vendette, tra tutti gli studenti che avevano proposto le loro opere.
Non ricorda con esattezza l'anno, ma ha ancora bene in mente i soggetti: "Si trattava di un paesaggio e di una natura morta, che furono voluti per 30.000 lire da una coppia di insegnanti che avevano acquistato da poco una villa in montagna e ritennero che i quadri fossero adatti".

Era in quel periodo che conobbe il professore Tommaso Adabbo, col quale si creò un lungo sodalizio saldato dalla quarantina di anni trascorsi insieme nella realizzazione dei carri allegorici, con Matteo e Peppino Sapone, per la sfilata carnascialesca sipontina.

Studiò a Firenze, manco a dirlo, dove continuò ad assecondare la sua vena artistica, al di là degli studi che aveva intrapreso.
Era noto nella casa dello studente dove alloggiava e non solo, visto che realizzava ritratti e si dice che avesse convinto anche il centralinista della struttura ad acquistare un quadro da quel giovane così in gamba.

I suoi soggetti preferiti sono rappresentati in forma metafisica, anche se non è stato sempre così.
Nel 1971, "un carissimo amico mi regalò una monografia su Pablo Picasso. Fu amore a prima vista e da quel momento iniziai a interessarmi sempre di più all'artista catalano. In particolare al periodo rosa, al periodo blu ma, soprattutto, al cubismo sintetico e al cubismo analitico".

La laurea in architettura a Firenze e le esperienze lavorative prime del definitivo ritorno a Manfredonia, avvenuto nel 1984, "segnano una tappa molto importante per la mia crescita e il mio rapporto con il territorio pugliese".

"Agli inizi degli anni '90, la figurazione diviene essenziale, i colori più stirati e con campiture nette. I soggetti, soprattutto nature morte e paesaggi, si trovano immersi in un immaginario onirico. Composizioni sintetiche quasi irreali, rappresentate in chiave metafisica. Questo il mio periodo con giallo di cadmio e giallo di cadmio arancio, che mi accompagneranno da li in poi. Da qui la sempre maggiore curiosità verso la realtà archeologica del mio territorio mi portano allo studio delle famose Stele Daunie, lastre in pietra lavorate del IX-IV sec. a.C. Il simbolismo unico di queste stele mi ha spinto ad approfondire studi e ricerche storiche dalle quali negli anni '90 e 2000 sono nate diverse opere su tela, su ceramica e in pietra di Apricena incisa".

"Sono passato da Pablo Picasso a Giorgio De Chirico - spiega meglio, facendo un passo all'indietro -, che è stata la chiave di volta del mio passaggio alla metafisica. Morì nel 1978 e gli dedicai una personale, l'anno successivo, allo Sporting Club di Siponto, con il patrocinio del Comune di Manfredonia e dell'Agenzia per lo sviluppo turistico di Siponto".

Le ultime personali sono quelle del 2013 e del 2015.
La prima si svolse nel chiostro comunale nell'occasione del Festival internazionale della chitarra, quando ebbe occasione di presentare opere sul tema della musica, con riferimenti a Mirò, Picasso ed altri omaggiati nel suo stile. "La dedicai al mio mentore, il professor Adabbo, che era deceduto poco prima".
Nel 2015, invece, Sammarco presentò a Matera una personale dedicata al mito dell'antica Daunia, nell'occasione della preparazione del percorso che portò la città dei sassi a diventare Capitale europea della Cultura 2019.
(Matteo Fidanza - l'Attacco)©