Rose rosse, la maglia della sua Avis e la sciarpa del Liverpool tra volti amici storditi e provati dalla perdita

Mercoledì 21 Luglio 2021
Tanti amici per l'ultimo saluto a Filippo Fedele nella chiesa dell'Immacolata ieri mattina, la chiesa del quartiere dove ha sempre vissuto dal trasferimento a Foggia della sua famiglia, e dove si sono ritrovati tanti che lo hanno conosciuto sin dall'adolescenza, come Massimo Russo, presidente di Sanitaservice, l'architetto Roberto Pertosa, l'avvocato Valentina Lucianetti (Filippo era di casa, legatissimo a suo padre Massimo, il pm della tangentopoli foggiana insieme a Roccantonio D'Amelio).

Non è potuto arrivare da Senigallia, dove vive e lavora attualmente, Piergiorgio Montagano, che su Facebook lo ha ricordato in uno dei suoi tanti vissuti, allenatore della squadra di pallavolo dell'Avis ("dopo tanti sacrifici, vincemmo la fase provinciale under 15 a San Severo, nessuno credeva in noi a parte te. Poi la fase regionale a Taranto, autofinanziata con lo sciopero dei treni e da Bari a Taranto in un Ford Transit da 9 posti viaggiamo in 21, 13 noi della squadra più 8 operai agricoli, ma eravamo felici e nonostante tutto arrivammo terzi", l'aneddoto scelto per salutarlo).

Gli amici del liceo come l'avv. Maurizio D'Andrea, accomunato anche dall'esperienza alla presidenza dell'Avis, mentre Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Interni, a Trento per impegni istituzionali, ha salutato sempre sul social network l'"amico carissimo, cittadino, filantropo e sportivo appassionato" con un commosso post pubblicato appena appresa la notizia ("la prima elezione della mia vita è stata, giusto quarant'anni fa - ma naturalmente sembra ieri -, quella che ci vide entrambi eletti come rappresentanti degli studenti nel Consiglio d'istituto del nostro Liceo, il Classico "Vincenzo Lanza": io avevo 16 anni, lui 18. Posso dire in qualche modo di aver cominciato a fare politica con lui").

"È stato una delle colonne dell'AVIS di Foggia, che mio padre ha presieduto per tanti anni (e papà gli voleva davvero un gran bene) e me lo ricordo spesso con la tuta da allenamento quando da coach seguiva, con un piglio degno di Julio Velasco, la squadra femminile di volley. La vita ci ha riuniti ancora quando, finiti gli studi, siamo incredibilmente finiti entrambi a fare lo stesso mestiere, lavorando nelle Direzioni del Personale. Con lui c'era sempre qualcosa da dirsi, qualcosa da raccontarsi, un interesse comune che non poteva non coinvolgere l'interlocutore nella curiosità intellettuale, nella passione e nella naturale carica umana che faceva di Filippo la persona straordinaria che era", le sue parole.

Un mazzo di rose rosse su una bara di legno chiaro, con il viso di San Pio inciso di lato, una maglietta bianca dell'Avis (che tante celebrities - come Stefano Bucci, presente - hanno indossato negli anni di fortunate campagne per la donazione del sangue) e la sciarpa del Liverpool adagiate con delicatezza, una sua immagine sorridente: la cerimonia funebre è stata all'insegna della semplicità e della commozione, in stretta osservanza con le disposizioni anti-Covid, che non hanno comunque impedito una partecipazione sentita.

Note di organo e violino hanno accompagnato i momenti più intensi, particolarmente provati i due figli Mario e Paolo, la moglie Anna, e l'ex Sindaco Franco Landella con sua moglie Daniela Di Donna. Presente anche l'ex senatore Orazio Montinaro, mentre Pino Marasco, altro protagonista di una stagione politica ormai passata, ha postato nel giorno della scomparsa una loro foto insieme a Romano Prodi nel 1999 ("esperienza politica dei Democratici dell'Asinello").

Un lungo applauso all'uscita del feretro dalla chiesa, e tanti volti ancora storditi da un evento assolutamente inaspettato, per la riservatezza con cui Fedele ha sempre custodito la sua sfera privata, e anche il suo stato di salute. Così gli sguardi velati di lacrime hanno comunicato e unito più di tante parole, mentre gli uomini dell'agenzia funebre lo portavano via con delicatezza per accompagnarlo nell'ultimo viaggio nella sua città adottiva a cui aveva dato tanto, non sempre - o quasi mai - ricambiato come avrebbe meritato, per una destinazione che nessuno di noi può conoscere.

Claudio Botta