Gianni Rotice: ''Vi spiego come sarà il calcio a Manfredonia''

Mercoledì 21 Luglio 2021
Cambio al vertice del Manfredonia Calcio 1932

Iraldo Collicelli da lunedì scorso è subentrato Gianni Rotice. E' un cambio strategico, che prelude all'alba di un nuovo giorno per il calcio sipontino. L'ingegnere, oggi 54 enne, già presidente di Confindustria Foggia per il quadriennio 2014-18, con una lunga esperienza come docente universitario, è alla guida di un gruppo impegnato nella realizzazione d'infrastrutture e opere pubbliche, che opera anche nei settori del turismo e delle costruzioni edili, e nel quale ha portato a sintesi la sua personale esperienza professionale. Una delle espressioni imprenditoriali più significative del territorio, insomma, che adesso vuole trasferire nel calcio, e in prima persona, una visione più allargata di quelle che sono le sue personali conoscenze. Il progetto è ambizioso e va seguito con simpatia: Rotice, assieme al suo collaudato gruppo di lavoro, punta nell'immediato innanzitutto a restituire alla Manfredonia calcistica la Serie D, chè poi è la sua reale dimensione. Ma contestualmente pensa di riqualificare lo stadio comunale Miramare attraverso degli interventi mirati che consentano di rivitalizzare l'impianto per metterlo al centro del villaggio. Per diventare valvola di sfogo per lo sviluppo e la crescita del settore giovanile. "Mi piacerebbe un giorno che la nostra squadra sia composta tutta da elementi locali", dice con orgoglio l'ingegnere, che ha avuto da sempre un debole per i colori biancazzurri, e che con quella maglia è arrivato fino ad esordire in Serie D a metà anni '80. Al neo-presidente le scommesse difficili non dispiacciono, anzi. E quando gli è stato chiesto se se la sentiva di provare a dettare la svolta, non ci ha pensato su due volte a dire sì. Avendo però ben chiari dall'inizio gli obiettivi da perseguire: "Mai fare il passo più lungo della gamba - dice -, già quest'anno avremmo meritato la promozione, ci riproveremo da subito. Magari con l'aiuto dei nostri tifosi, che spero di rivedere presto al Miramare". La nuova isola dei sogni.                                        
  
Rotice e il calcio, una passione che parte da molto lontano...Beh, diciamo dagli inizi degli anni '80. Ero poco più che adolescente, come tanti altri ragazzi della mia età ho fatto tutta la trafila nelle giovanili della squadra della mia città, coltivando l'intimo desiderio di sbarcare in prima squadra, prima o poi. E il sogno, puntualmente, si è realizzato... Già, ricordo come fosse oggi quei momenti, era la stagione 1984-85 e il Manfredonia militava in D. Verso fine campionato l'allora tecnico Roncalli si decise di convocarmi, la squadra era ormai salva e l'occasione propizia per dare spazio a qualche giovane. Vi lascio immaginare quale emozione mi colse, per me significava toccare il cielo con un dito, finalmente entravo nell'orbita della prima squadra. Il debutto, e poi 3-4 gettoni di presenza che andarono a gratificare i sacrifici di un ragazzo che giustamente dava priorità innanzitutto agli studi. Che Manfredonia era quello? Una squadra che navigava nei quartieri di metà classifica, e la cui proprietà faceva capo alla storica Italconserve che in quegli anni era una bella realtà a livello cittadino. Dei compagni ricordo invece soprattutto Rosario Facciorusso, un difensore arcigno che poi avrebbe fatto una discreta carriera soprattutto con la maglia del Trapani in Serie C. E Gianni Rotice, invece, in che ruolo si cimentava? Ero attaccante, una prima punta che qualche gol riusciva anche a segnarlo. Non tantissimi, ma il mio contributo sotto rete riuscivo a darlo. Quell'anno in D, però, rimasi all'asciutto. Il seguito di Rotice calciatore, invece, quale fu? Col Manfredonia chiusi poco dopo, la stagione successiva in panchina si accomodò l'icona e bandiera del calcio foggiano Gianni Pirazzini, ma io avevo già deciso di lasciare. 

C'erano gli impegni universitari che mi distoglievano e che stavano per prendere il sopravvento, stavo per iscrivermi alla facoltà di Ingegneria, ed ovviamente mi ritrovavo al primo bivio importante della mia vita. La scelta fu scontata ed inevitabile, anche perché a casa ci tenevano molto al fatto che mi laureassi. Col calcio però continuò ugualmente a divertirsi... Certo, nelle categorie dilettantistiche, in Promozione ed in Prima Categoria, a Trinitapoli prima e poi a Mattinata e a Zapponeta. Ma anche a Foggia con la Juventus San Michele. Dove a 26 anni un brutto infortunio vale la resa. Incappai nella rottura dei legamenti, ed andai incontro ad un inevitabile periodo di inattività. Ma la passione restava, e così Rotice scopriva il Calcio a 5... 

Fu una specie di fulminazione, per dieci anni ho continuato a correre dietro ad un pallone anche se su un campo di dimensioni ridotte. Giocavo nel Manfredonia in C, nella squadra che oggi è una costola della Vitulano Drugstore appena approdata in Serie A. Il primo amore, però, non si scorda mai,  e così era pressochè naturale e fisiologico il ritorno, prima o poi, al calcio a 11...Da noi a Manfredonia ogni anno va in onda il torneo storico della Uisp degli over 35, ed io a 54 anni continuo a divertirmi partecipandovi. Gioco nella formazione del Bar Principe Umberto. Siamo arrivati in finale anche quest'anno contro il Bar della Stazione. Il calcio una passione di famiglia. 

Rotice, nel tempo, sono stati sempre vicini alle vicende della squadra biancazzurra. E l'hanno sempre sostenuta anche economicamente, no?
Che sia stata Serie D o Serie C, noi ci siamo sempre stati, ed abbiamo sempre partecipato attivamente com'è giusto che faccia un imprenditore che opera sul territorio. 

Manfredonia negli ultimi tempi il pallone ristagnava stancamente, e così dopo le ultime annate di Serie D con Antonio Sdanga, abbiamo deciso che era arrivato il momento di aprire un nuovo ciclo per il calcio sipontino. Tre anni fa assieme alle famiglie D'Alba e De Nittis abbiamo costituito il Manfredonia Calcio 1932. Che è ripartito dalle ceneri dell'ultimo, che aveva appena concluso il suo ciclo. Il nostro nuovo Manfredonia,  invece, nasceva e si fondava su presupposti diversi. Quali? Pensiamo che il calcio e lo sport più in generale  debbano rappresentare innanzitutto un momento di aggregazione sociale. Miriamo dunque a costruire un ambiente sano, in cui i valori fondanti dello sport dettino le regole del gioco. L'attività giovanile, quindi, diventerà preponderante? Certo, avrà il suo peso specifico, perché crediamo che scuola calcio e settore giovanile debbano viaggiare a braccetto. Ci attende un lavoro lungo e certosino, i cui frutti si potranno cogliere solo nel tempo, ma siamo pronti a non lasciarci prendere dalla fretta. Vogliamo alzare l'asticella dell'ambizione, risalire la china e raggiungere categorie più consone al blasone del Manfredonia. Ma sappiamo che nulla si conquista per caso e che la strada sarà tutta in salita. Come sarà possibile rilanciare il calcio in riva al Golfo, considerato che il momento non è dei migliori per tutta una serie di ragioni? Ci armeremo di buona volontà. E soprattutto di idee. La prima riguarda lo stadio Miramare. Stiamo per rilevarlo in gestione per 15 anni dall'amministrazione comunale. 

Appena gli adempimenti saranno formalizzati procederemo con gli interventi di riqualificazione. Che riguarderanno innanzitutto il terreno di gioco. Lo sostituiremo con uno in sintetico di ultima generazione, quello attuale ormai è ridotto in condizioni disastrose e non è più calpestabile. Se tutto andrà come prevediamo, a breve partiremo, avremmo anche potuto anticipare i tempi, ma non abbiamo voluto intralciare lo svolgimento dei numerosi tornei parrocchiali che si svolgono al Miramare in questo periodo. Credo che saremo operativi a settembre, ed entro un paio di mesi avremo il nostro nuovo terreno di gioco. Per noi si tratta di un punto di partenza imprescindibile in ottica futura, solo infatti con una struttura al passo con i tempi potremo avviare la programmazione di base con la scuola calcio. Certo, questo comporterà qualche inevitabile disguido, probabilmente per qualche gara di campionato saremo costretti ad emigrare, ma bisogna guardare in prospettiva, e quindi non ci fasciamo la testa e lavoriamo in questa direzione. Convinti come siamo che la strada intrapresa sia quella giusta. 

A proposito di prima squadra. Soddisfatti del risultato conseguito nell'ultimo campionato? Non completamente, resto convinto che l'organico migliore del Girone A di Eccellenza fosse il nostro. E che l'epilogo dovesse essere diverso. Sono successi però diversi episodi spiacevoli  che non mi sono piaciuti per nulla...In che senso, si spieghi meglio...C'è stato un momento, appena concluso il campionato, che ho pensato di lasciare perdere tutto e di dire basta. Ero avvilito e nauseato da certe situazioni che hanno inficiato l'esito finale del torneo. Qualche gara non ha avuto un andamento troppo lineare, e il Manfredonia ha pagato sulla sua pelle le conseguenze. Quello che posso aggiungere è che ci sono dei procedimenti in corso, e che non escludo clamorosi risvolti. 

Squadra che vince, o quasi, di solito non si cambia. Perché mai, invece,  avete deciso di separarvi da Danilo Rufini? Perché abbiamo ritenuto non ci fossero più determinarti presupposti per proseguire assieme, sono venute meno prerogative che ci hanno accompagnato lungo un percorso che avevamo condiviso all'inizio, e che non sono più state tali alla fine. E che, viceversa, avete continuato a ritrovare in Celestino Ricucci. Si spiega così la scelta del tecnico foggiano per il dopo Rufini? Assolutamente sì, pensiamo di aver operato per il meglio, nell'esclusivo interesse del Manfredonia. Ricucci faceva già parte dello staff tecnico, con lui si prosegue nel solco della continuità. Per la direzione sportiva, invece, cosa avete deciso? Siamo orientati a confermare Umberto Fiore, nell'ultima difficile e complicata stagione ha lavorato al meglio, siamo soddisfatti del suo operato. Lo incontreremo prossimamente e, se i programmi collimeranno, andremo avanti assieme. 

Che Manfredonia pensate di presentare ai nastri di partenza della prossima stagione? Una formazione competitiva, ovviamente. Non può essere diversamente, perché puntiamo ad una annata da protagonisti. L'appetito vien mangiando, e dopo gli ultimi play-off miriamo in alto. Sperate si torni al vecchio format, oppure anche l'ultima versione non vi è dispiaciuta? Ma no, l'annata appena andata in archivio è stata molto sui generis. Sotto tutti i punti di vista. Sinceramente è stato già tanto tornare in campo, non ci credevamo quasi più, ma inevitabilmente il campionato è stato falsato. Con la vecchia formula sarebbe finita diversamente. Senza ombra di dubbio. L'organico sarà stravolto oppure soltanto puntellato? Diciamo rivisitato, lì dove riterremo sia il caso di intervenire. L'intelaiatura è già buona, non credo dovremo incidere più di tanto. Ma su questo, evidentemente, ha le idee molto più chiare l'area tecnica che è già al lavoro. 

Come sarà articolata la nuova governance del Manfredonia Calcio 1932? Sarà una struttura agile e snella, nella quale ognuno opererà rispetto alle proprie competenze e conoscenze. Michele D'Alba sarà il vice-presidente, Raffaele De Nittis e Iraldo Collicelli saranno invece il braccio armato del club, e con la loro esperienza supporteranno adeguatamente il mio mandato. A proposito, sento davvero il dovere di ringraziarli tutti, sono persone assai speciali, che si sacrificano spessissimo per il bene della squadra. Lavorano dietro le quinte, ma sono preziosissimi. Obiettivo dichiarato per la prossima stagione? Beh, dovremo tentare di risalire subito in Serie D, non ci sono alternative. E' questa la nostra attuale dimensione, credo. Ed è lì che puntiamo ad arrivare. E poi? E poi step by step vedremo, senza correre troppo con la fantasia però. Bisogna guardare in faccia la realtà, e rendersi conto che fare calcio in queste categorie comporta sacrifici non indifferenti. Siamo ambiziosi, com'è giusto che sia. Ma anche realisti, evidentemente. Non faremo mai il passo più lungo della gamba. 

C'è un'altra Manfredonia che quest'anno sentirà il profumo inebriante della Serie A: è la Vitulano Drugstore nel futsal. Meritano applausi, no? Certo che sì, e sono un modello al quale ispirarsi. Stanno facendo grandi cose, hanno in pochi anni compiuto un vero e proprio miracolo sportivo. Li seguirò con affetto e simpatia. Rotice come si sente nei panni di presidente? A mio agio, e non può essere diversamente. Questa società è un po' come una seconda pelle, la sento come una mia creatura, e quindi non provo alcun imbarazzo adesso ad occupare la poltrona presidenziale. Anche se so che mi attende un lavoro per nulla semplice, perché nel calcio niente si improvvisa. E senza programmazione è difficile raggiungere determinati risultati. ma sono pronto. Oltre che onorato, evidentemente. Ai tifosi cosa si sente di dire? Che ci mancano, e tanto. E che presto speriamo di rivederli sugli spalti del Miramare
Certo, a me avrebbe fatto piacere tanto in Serie D. Ma ci rifaremo, promesso...  

Pino Autunno