CONFLITTI | Violenza nelle carceri, l'eredità del "massacro" di Foggia

Mercoledì 21 Luglio 2021
Tutti abbiamo sentito la massima di Voltaire che recita: "Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri". Purtroppo anche in questo la nostra città spicca particolarmente nel senso opposto, per il livello di disumanità.

Nelle ultime settimane mi sono ritrovato a scrivere per questa rubrica delle varie emergenze di questa citt√† che abbiano raggiunto il punto di non ritorno, soprattutto a causa di un grande assente: la Politica. Ho parlato di caporalato, delle condizioni di bambini e giovani, dell'ambiente e della tutela degli animali, ma come detto in apertura, il nostro grado di civilt√† √® perfettamente equiparabile alle condizioni di vita dei detenuti. Pochi giorni fa in via delle Casermette un detenuto ha tentato di togliersi la vita. Una tragedia sfiorata per pochissimo. Un cappio al collo che era gi√† stato annodato, un suicidio sventato dall'intervento delle guardie. Una scena che non fa neanche pi√Ļ scalpore se si considera che il suicidio nella carceri rappresenta la prima causa di morte. Nel 2020 in Italia sono stati 61 i suicidi in cella, un numero senza precedenti, quindi stiamo parlando di un fenomeno diffuso e preoccupante a livello nazionale. I casi di autolesionismo solo a Foggia sono stati 45 nell'ultimo anno. La casa circondariale di Foggia per√≤ spicca per la tragicit√† delle condizioni di vita. E' di questa settimana una lettera firmata dai detenuti stessi per denunciare i tanti disagi divenuti ormai umilianti per la dignit√† umana. Spazi stretti ed angusti, assenza di verde, servizi igienici ed assistenza sanitaria gravemente deficitari, strutture fatiscenti, impianti idrici ed elettrici problematici, alimentazione non adeguata e prezzi dentro il carcere inaccessibili. Il tutto chiaramente √® aggravato da un sovraffollamento drammatico e gravemente sopra la media nazionale. Si segnala che in una cella di 8 metri quadri sono dai 6 agli 8 detenuti e anche i luoghi adibiti ad ora d'aria sono piccoli ed inadeguati. I dati ufficiali confermano questa situazione, infatti a fronte di 362 posti disponibili si √® sempre oltre i 500 detenuti (tasso di affollamento del 145%). Come sottolinea il report dell'Ass. Antigone la struttura √® degli anni 70', quindi vecchia e con necessit√† di vari tipi di interventi di ristrutturazione, e presenta importanti criticit√† relative agli spazi di socialit√†, formazione ed istruzione nonch√© la quasi assenza di verde. La palestra √® inagibile, la biblioteca non √® accessibile come spazio comune. Il personale a sua volta √® in carenza ed in seria difficolt√†, basti pensare che ci sono 2 educatori a fronte dei 6 previsti. Si consideri d'altro canto che nel carcere si riflette la presenza sul territorio di una criminalit√† organizzata radicata e violenta, quindi assicurare adeguati spazi, divisioni e sezioni dedicate sarebbe quanto mai opportuno. A chi minimizza queste ed altre problematiche relative al trattamento dei detenuti bisogna sempre ricordare l'art. 27 della Costituzione che recita: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit√† e devono tendere alla rieducazione del condannato" nonch√© l'art. 13 nel comma in cui afferma: "E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libert√†". Non dimentichiamo inoltre che in queste strutture vi sono spesso anche persone in custodia cautelare e quindi nemmeno condannate. In un luogo in cui gli spazi sociali e riabilitativi sono assenti e le condizioni di vita sono cos√¨ mortificanti, ottenere quel tipo di risultato auspicato dalla nostra carta costituzionale √® pressoch√©  impossibile. Anzi il carcere diventa luogo di abbruttimento dell'etica e della morale del detenuto stesso.

Sta avendo grande clamore mediatico la vicenda di Santa Maria Capua Vetere del 6 aprile 2020, una perquisizione straordinaria che dalle immagini pare aver superato ogni limite concepibile e potrebbe essere collegata alle vicende foggiane. A Foggia il 9 marzo 2020 infatti ci fu quell'incredibile rivolta che provoc√≤ devastazioni nella struttura e la fuga di 72 detenuti. Il covid, i rischi di contagio e la sospensione dei colloqui con i parenti scatenarono paura ed caos, all'interno del quale si insinuarono le cattive intenzioni di criminali di professione che ne hanno tratto l'opportunit√† di fuga (obbligando anche altri a seguirli). La grande maggioranza dei fuggitivi rientr√≤ in carcere nelle successive ore ma di l√¨ a poco ci fu una poderosa repressione da parte delle guardie. I dettagli saranno chiariti dalle inchieste in corso ma le associazioni quali Yaraiha Onlus parlano esplicitamente del "Massacro di Foggia", con violenti pestaggi ed una sospensione di qualsiasi forma di diritto e dignit√†. Il tutto sarebbe avvenuto nell'intento di trasferire parte dei detenuti presso altre strutture tra cui appunto quella in Campania al centro della bufera mediatica e giudiziaria, quindi gli arrivi proprio dal carcere di Foggia hanno determinato l'evolversi increscioso degli eventi. Chiaramente √® necessario aggiungere che i sindacati della polizia smentiscono che a Foggia si siano consumate violenze paragonabili a Santa Maria Capua Vetere, che si √® fronteggiata una rivolta senza precedenti, e che i media sono troppo indulgenti nei confronti di criminali autori di una tale follia. Sar√† la Magistratura a chiarire e ad accertare le responsabilit√† che ricordiamo essere personali, quindi non bisogna mai generalizzare, in un senso e nell'altro. Anzi se proprio volessimo generalizzare, io anche in questo caso vedo solo vittime. Vittime di un sistema malato e totalmente abbandonato a se stesso. Dai disagi sociali ed economici che facilitano il vortice della criminalit√†, fino alle strutture rieducative che di rieducativo non hanno niente e nella loro forma di repressione e disumanit√† finiscono per riprodurre ed amplificare le devianze. 

Dopo un'esperienza come quella del carcere foggiano che persona si pu√≤ restituire alla societ√†? I tassi di recidiva sono infatti altissimi e purtroppo riguardano anche collegamenti con la criminalit√† organizzata (clamoroso il caso di Donato Delli Carri, killer di Panunzio, coinvolto nelle recenti inchieste delle truffe della mafia foggiana ai danni dell'Unione Europea). 
Sottovalutare la drammaticità della questione carceraria ci condannerà ad un perverso gioco dell'oca in cui ogni tot. passi avanti si ricade e ritorna al punto di partenza.

Francesco Strippoli