Prosegue il braccio di ferro tra Gielle Service e il Comune di Cerignola. Chiesti 465mila euro, l'ente si oppone in Tribunale

Giovedì 21 Gennaio 2021
A distanza di un anno prosegue il braccio di ferro tra Gielle Service e il Comune di Cerignola. Il contendere sono le somme che, secondo la ditta, l'ente dovrebbe versare nelle sue casse.

L'impresa aveva in gestione due parcheggi patrimoniali sotterranei e 1200 stalli di sosta a pagamento su aree pubbliche. Il dirigente Francesco Delvino aveva deciso di sospendere il rapporto di lavoro con l'allora gestore del servizio "perché ha constatato il mancato rispetto della fornitura dei beni e delle attivazioni dei servizi più volte sollecitato nei termini del contratto" e per questo motivo "veniva inviata alla Gielle Service la nota in cui si comunica la risoluzione del contratto con decorrenza dal primo settembre (del 2019, ndr)", aveva scritto Delvino nell'atto di scioglimento dell'accordo con il comune.

L'Attacco aveva riportato come Gielle Service avrebbe accumulato un credito da Palazzo di Città di diverse centinaia di migliaia di euro. La società, quindi, già il 14 dicembre del 2019 aveva chiesto di ingiungere al Comune di Cerignola il pagamento della complessiva somma di circa 200mila euro: richiesta accolta il 10 gennaio del 2020 dal Tribunale di Foggia e che l'Ente ha effettivamente erogato.

Ora c'è stato il secondo atto. "Veniva riconosciuto in favore di Gielle Service un credito complessivo di oltre 665mila euro - si legge in una delibera della Commissione prefettizia cerignolana datata 13 gennaio 2021 -, salvo eventuali conguagli, e veniva stabilito che il Comune, nelle more di valutazione dei danni, dei danni emergenti e del lucri cessanti, rinvenienti dal mancato rispetto degli obblighi contrattuali contestati, ha inteso rendere disponibile nell'immediatezza solo il 30 per cento di quanto dovuto, trattenendosi restante 70 solo ad avvenuta acquisizione di attestazione del rispetto delle competenze pendenti nei confronti del personale assunto e delle ditte che hanno fornito l'avvalimento".

Come detto, a seguito di procedura monitoria conclusasi con l'emissione del decreto ingiuntivo del 10 gennaio 2020, il Comune ha provveduto a versare a Gielle Service circa 200mila, pari al 30 per cento della somma dovuta. Secondo quanto riferito dai dipendenti, con questi soldi non sono stati pagati le mensilità in arretrato. La Gielle Service - si legge ancora nella delibera - avendo la necessità di disporre della somma residua di oltre 465mila euro, pari al 70 per cento dell'importo stabilito, il 28 settembre del 2020 ha emesso due fatture, una con un importo di oltre 161mila euro e l'altra di oltre 300mila euro. Il dirigente del settore sicurezza ha rifiutato le fatture con la specifica motivazione di non conformità alle determinazioni di risoluzione contrattuale richiamate. Pertanto, Gielle Service, nella persona del suo legale rappresentante pro tempore Stefano Morlino, rappresentata e difesa dall'avvocato Gennaro Cefola, con ricorso al Tribunale di Foggia ha chiesto di ingiungere il Comune di Cerignola il pagamento in suo favore della complessiva somma di oltre 465mila.

Il giudice del Tribunale di Foggia il 10 dicembre del 2020 ha emesso decreto con il quale ha ingiunto l'ente a pagare in 40 giorni dalla notifica la complessiva somma. Il dirigente del settore sicurezza, in relazione al ricorso, ha comunicato che "il versamento del 70 per cento delle somme spettanti alla ditta Gielle Service sottoposte a condizione sospensiva non sono disponibili così come richiesto dalla ditta attraverso decreto ingiuntivo poiché impegnate di volta in volta a seguire dei pignoramenti presso terzi dei suoi creditori ricevuti da questo ente per cui questa direzione ha provveduto a emettere dichiarazione di terzo".

Il Comune, quindi, attraverso la delibera dei commissari Vincenzo Cardellicchio, Adriana Sabato e Michele Albertini, ha ravvisato la necessità di proporre opposizione al decreto ingiuntivo promosso da Gielle Service di fronte al Tribunale di Foggia incaricando le avvocate Angela Paradiso e Giuliana Nitti "al fine di far valere le motivazioni dell'ente comunale".

Pietro Capuano