00

Fermi da un anno e senza nessun sostegno, l'agonia dei birrifici artigianali

Giovedì 21 Gennaio 2021
Non solo ristoratori, titolari di pub e bar. Le restrizioni dovute al contenimento del contagio del Covid-19 stanno mettendo in ginocchio anche tutto l'indotto, in particolare chi rifornisce proprio quelle attività. E' il caso dei birrifici artigianali, che vivono di questo e di feste e sagre che non si sono svolte nemmeno in estate.

"Si parla soltanto dei ristoratori che hanno difficoltà nel mantenere in piedi le proprie attività, senza vedere chi sta dietro, ovvero i produttori - ha dichiarato a l'Attacco Alberto Maccarone, titolare del Birrificio del Gargano di Carpino -. Se i ristoratori non aprono automaticamente chi porta la mozzarella, chi la pasta, chi la birra, in pratica i fornitori sono colpiti allo stesso modo. Vogliamo far sentire le nostre istanze perché in questo periodo si va avanti con i codici ateco, e noi siamo considerati al pari delle grosse multinazionali che, anche se soffrono, riescono ad andare avanti in quanto il loro è un prodotto di massa e commercializzato anche nei supermercati".

Il Birrificio del Gargano e il Birrificio Montalto di Pietramontecorvino hanno firmato una lettera, insieme ad altri colleghi pugliesi, lucani e calabri, attraverso la quale hanno esposto le loro esigenze. "La contrazione è totale - ha evidenziato Maccarone -, il fatturato oggi è zero: i ristoratori non acquistano anche perché il nostro è un prodotto a breve scadenza e pertanto i titolari non si riempiono di cibi e bevande deteriorabili in quanto non è chiaro quando possono aprire, quando devono chiudere. In quest'anno, purtroppo, io e mia moglie ci siamo dovuti occupare di altro perché il settore è assolutamente fermo. Non abbiamo ricevuto ristori perché nostro codice ateco non rientra tra quelli da aiutare, forse anche perché i ristoratori sono più bravi e si fanno sentire e sono in tanti. Tutti coloro che stanno dietro, quelli che costituiscono la filiera, forse perché in numero inferiore e non organizzati, vengono assolutamente ignorati".

Tutti i birrifici firmatari, quindi, chiedono che "chiunque sia sensibile a un pezzo di realtà produttiva del Paese prenda a cuore una piccola ma significativa istanza da parte del movimento brassicolo sollevando i microbirrifici artigianali dall'obbligo di installazione del contalitri in modo da poter riprendere la produzione, che la produzione di birra artigianale abbia un proprio codice ateco che identifichi e caratterizzi tale realtà produttiva italiana, che ci sia attenzione verso questo comparto produttivo del paese con ristori e agevolazioni specificatamente dedicate ai birrifici artigianali".

"Oggi siamo proprio fermi, chiudere non porta giovamento - ha ribadito Maccarone - perché siamo nella stessa condizione e non cambia nulla: se non lavori oggi, non lavorerai domani. Chi ha la possibilità di fare una seconda attività, fa quella per sbarcare il lunario, però il birrificio è sbarrato, è chiuso, non si produce. Prospettiva? È legata ai nostri clienti. Se ristoratori, bar e le pizzerie ritorneranno a operare, e quindi ad avere uno spiraglio, la loro fiducia si rifletterà su di noi, altrimenti dobbiamo subire anche noi le restrizioni in atto. Speriamo che qualcuno ci dia delle risposte, però non lo so se funzionerà. E' certo che più se ne parla, tanto più avremo possibilità di essere considerati".

Inoltre - si legge nella lettera - il Governo ha imposto l'installazione di un contalitri al posto del contatore energetico per la verifica del mosto prodotto: un esborso economico che, nella situazione attuale, risulta difficile da realizzare. "Condividiamo il fatto che il mercato è fermo e che non c'è un solo euro di ristori destinato a noi - ha rimarcato a l'Attacco Michele Solimando di Rebeers -, non so bene quale sia il motivo di questa dimenticanza, fatto sta che noi non abbiamo visto un centesimo. Anche quest'estate sono mancate tutte quelle occasioni in cui si fa un consumo di birra in fusto, attività che mancano ormai da un anno. In questo momento stiamo pensando a dei nuovi prodotti perché ci rimane più tempo libero per dedicarci a qualche lavoro rimasto in sospeso. Qualcuno ha intenzione di chiudere? Ogni giorno sento dire da colleghi che vogliono smettere, forse più che altro è uno sfogo, però c'è un limite temporale. Penso che fino a Pasqua le cose rimarranno così o comunque ci saranno delle piccole finestre in cui verrà consentito aprire anche di pomeriggio. Confidiamo nell'estate, ma bisogna avere la capacità di resistere fino a maggio e da lì bisogna ripartire: c'è da mettere mano al portafoglio perché bisogna produrre e acquistare materie prime, poi le bottiglie, magari pagare la bolletta del gas e dell'energia elettrica e queste risorse bisogna averle già in tasca. Collaboratori? Noi abbiamo rinnovato a gennaio i quattro contratti dei dipendenti proprio per dare un segnale di fiducia a queste persone perché crediamo che prima o poi la situazione migliorerà. Al momento si lavora in perdita, attingendo a risorse messe da parte", ha concluso.

Pietro Capuano