Mimì Romano nel racconto di Micky de Finis e Michele Loffredo, che lo hanno conosciuto

Giovedì 21 Gennaio 2021
Non si esagera quando lo si definisce 'figura storica' del territorio, né nel pensare che la sua scomparsa sia un pesante lutto per i socialisti dell'intera Capitanata. E non solo per loro, in virtù dei numerosi messaggi di cordoglio che si stanno succedendo.
Consigliere comunale, provinciale, regionale, ambito nel quale, quest'ultimo, ha ricoperto anche incarichi assessorili e di vicepresidenza del Consiglio regionale.
Deputato per due mandati, nel 1983 e nel 1992, Mimì Romano è morto pochi giorni dopo aver celebrato i suoi 89 anni e lascia una miriade di ricordi, in chi ha potuto conoscerlo. Tra questi, c'è sicuramente il concittadino Michele Loffredo, giornalista di lungo corso, che lo ha conosciuto personalmente anche per via di alcuni legami quasi parentali e non esita a raccontare qualche aneddoto.

Il primo che gli viene in mente connota il carattere di Mimì Romano. Siamo a Bari, metà anni '80, in un bar che si trova nelle vicinanze della sede regionale storica, in via Capruzzi. In pieno giorno, Mimì Romano e Salvatore Fitto, papà di Raffaele e allora presidente della Regione Puglia, discutevano tra loro.

"Non so di quale argomento stessero parlando, però raccolsi una frase che considero emblematica del personaggio che è stato Mimì Romano: senti Salvatò, il tuo impero si ferma dove scorre l'Ofanto. Da quest'altra parte, devi stare fermo!".

Una rappresentazione di quella che era la sua figura. Qualcuno potrebbe motivarlo attribuendolo ad un tratto caratteriale quasi padronale, qualcun altro lo spiegherà come spiccato senso di appartenenza alla propria terra, quello che è certo "è che era sicuramente una personalità forte", aggiunge Loffredo.

"In provincia, il PSI aveva presenze significative ma era decisamente più forte il PCI. Si pensi a San Severo, Cerignola, San Ferdinando di Puglia, perciò il suo fu quasi un craxismo ante litteram: mettersi in posizione mediana, come voleva la politica dei due forni".

C'è un ulteriore episodio, che Michele Loffredo considera significativo. "Mi recai all'assessorato alla Sanità, nella sede a Bari, quando Romano ne aveva la delega. Stavo parlando con il suo segretario particolare, Michele Capacchione, mentre ascoltammo i suoni di un alterco. Uscimmo fuori dalla stanza - il suo racconto - per vedere cosa stava succedendo. C'era una lunga fila di persone che attendevano il proprio turno per essere ricevute. Qualcuno stava discutendo perché uno di questi aveva saltato l'intera fila, per entrare subito".
E Mimì Romano? "Uscì fuori dal suo ufficio - riprende Loffredo - ed aveva la camicia con le maniche arrotolate. Rimproverò la guardia giurata, che spiegò che tutto il trambusto era dovuto ad un signore che non voleva fare la fila. Romano si rivolse a costui, allora, chiedendogli chi fosse. Questi rispose che era il medico provinciale di Bari, lo ricordo ancora oggi, così Mimì Romano gli rispose in francese che non gliene importava assolutamente niente e che doveva mettersi in fila come tutti gli altri".

L'ardito calò la testa e si mise in fila. Fu ricevuto soltanto quando arrivò il suo turno.
"Fu un bell'esempio per i presenti, del rispetto che Romano aveva nei confronti di tutti".  

Mimì Romano è stato "un personaggio politico a tutto tondo. Rappresentava una testimonianza ideologica ed è stato impegnato nelle istituzioni a vario livello". Loffredo ricorda, inoltre, che il suo trampolino di lancio fu l'Istituto Autonomo Case Popolari, del quale è stato presidente, prima di spiccare il salto con l'elezione alla Regione Puglia.

"Noi della provincia di Foggia - osserva - non abbiamo mai avuto un presidente del nostro territorio, quindi ha rivestito il massimo incarico a cui, di fatto, si poteva arrivare".
Romano ha avuto la delega assessorile regionale all'Urbanistica e, "per un certo periodo, fu anche assessore alla Sanità".

È stato anche presidente dell'I.N.T., cioè dell'Istituto Nazionale Trasporti, a metà degli anni '80. Successe, infatti, che fosse stato eletto come deputato e che gli fosse stato garantito un incarico da sottosegretario. Così non fu, invece, perché gli equilibri regionali interni al partito non lo avevano consentito.
Gli fu affidata la presidenza dell'I.N.T., quindi, a mò di compensazione.

La testimonianza di Micky de Finis, responsabile del Centro Studi di Confindustria e attento osservatore della politica parte dall'immediata constatazione che "è stato un punto di riferimento molto importante della politica di alto livello e ha rappresentato il riformismo ortodosso".

"Un socialista dalla testa ai piedi. Era un'icona dei socialisti ed anche grande amico di Rino Formica, ex ministro della Repubblica". Durante i periodi "nei quali fu parlamentare e vicepresidente regionale, i successi dei socialisti in Capitanata si ricollegano tantissimo alla sua storia ed al suo impegno istituzionale. È stato un faro, per tutti i socialisti e per tutti i riformisti della Capitanata".

C'è più di un ricordo diretto di Micky de Finis  con l'allora onorevole Mimì Romano.  "A Roma, la sua camera era vicina a quella di Vincenzo Russo, con il quale lavoravo in quel periodo. Tutte le mattine ci incontravamo, quando ero anche io a Roma, e risultava sempre un piacere vederlo". Non c'era solo il politico ma anche il professionista, a dimostrazione delle sue capacità su più fronti. "È stato anche un avvocato importante, colto e di belle letture. Una persona che va davvero ricordata".

All'esterno, a tanti, Romano poteva sembrare che avesse un carattere piuttosto spigoloso, anche se ad un certo punto della conversazione, Micky de Finis lo descrive come dotato di ironia, unita alla meno comune autoironia.

"Non era un uomo di compromessi - assicura de Finis -. Apparentemente burbero e poteva passare agli altri per aspro, duro. Posso assicurare, invece, che aveva un grande cuore. Questo lo consegnerà ad un ricordo positivo della politica".
(Matteo Fidanza - l'Attacco)©