Centrodestra e dopo Landella, Longo: ''Periodo di grande debolezza per l'amministrazione, non si ripetano errori del secondo Agostinacchio''

Giovedì 21 Gennaio 2021
Il caso Iaccarino, le guerre in maggioranza, gli scontri mai davvero sopiti dopo le regionali. Mai come adesso l'amministrazione di centrodestra che sostiene il sindaco di Foggia Franco Landella appare in una fase critica e segnata dalla più netta disconnessione sentimentale con la città che si sia vista dal 2014 ad oggi. Gli errori che si stanno compiendo sono tanti e tali da creare seri rischi per il futuro e dalle parti di Landella bisognerebbe correggere la rotta, lavorando per un centrodestra che sappia vincere anche dopo la fine del suo mandato. A questi temi ha dedicato la nota video di lunedì scorso il direttore de l'Attacco Piero Paciello, citando quanto avvenne con la fine del secondo mandato di Paolo Agostinacchio, quando terminò la stagione del centrodestra.

"Sono totalmente d'accordo. Il direttore Paciello ha fatto bene a riprendere quel periodo travagliato del centrodestra risalente a circa 15 anni fa, in cui parlai ai partiti che erano però composti da sordi", afferma a l'Attacco il consigliere di Fratelli d'Italia Bruno Longo.

"Parlai di riorganizzazione dei partiti per giocarci al meglio la vittoria elettorale ma non mi vollero ascoltare, la buttarono sui personalismi. Ci beccammo una cocente sconfitta, al ballottaggio non ci fu assolutamente storia. Ripeto quanto dissi allora: dobbiamo cercare di dare una serie di risposte concrete alla città. Foggia ha un elettorato difficilissimo, composto da una parte consistente di pratiche clientelari, per un'altra parte da chi - come avvenuto alle ultime elezioni comunali - critica con grande moralismo salvo poi fare peggio dei predecessori una volta che si è seduto, e poi dalla cosiddetta maggioranza silenziosa di cui parlava Almirante, che è influenzata dall'andamento nazionale, dagli episodi amministrativi, etc. L'amministrazione Landella sta attraversando un periodo di grande debolezza", ammette Longo, "anche perché ci siamo purtroppo occupati di guerre interne per motivi elettorali. Le regionali sono state una iattura perché hanno spaccato il centrodestra. Si stava intravedendo finalmente la luce in fondo al tunnel, con una sorta di riappacificazione, quando è scoppiato il caso Iaccarino, che ha destabilizzato l'iter. Questa vicenda avrà termine, nel bene o nel male, al massimo tra 13 giorni. I numeri parlano di una sfiducia, al momento da quanto sono 4-5 i consiglieri che ci hanno ripensato rispetto alla sfiducia. Io sto lavorando per l'unità della maggioranza e non vorrei mai che si spaccasse tra pro e contro la sfiducia a Iaccarino, che ad oggi non ha i numeri per restare".

Ma c'è anche altro. "L'errore che un po' fa parte di tutte le amministrazioni comunali è legato anche alla incapacità di contrastare una burocrazia che ha mezzi ostativi rispetto a un corpo politico generalmente impreparato e squalificato. E poi è indubbio che c'è un legame molto meno forte con la comunità, le frizioni in maggioranza lo dicono chiaramente. La città è molto meno vicina all'amministrazione comunale, anche perché c'è stata una amplificazione da parte di determinati gruppi sui social rispetto alla vicenda Iaccarino. Ma la madre di tutte le disaffezioni è data dai disagi provocati dal Covid", continua Bruno Longo.

"Se non ci si riempie la pancia la colpa è di chi governa. La situazione non è tranquilla, abbiamo bisogno di un colpo di reni per uscire dal pantano in cui oggi ci ritroviamo. Le possibilità ci sono. Esistono i fondi di Next Generation che sono rivolti anche ai Comuni".

Ma nel centrodestra si sta cominciando a ragionare su come metter fine ad una tale sequenza di errori e costruire il dopo Landella? Non si direbbe affatto. "Oggi bisogna capire che è totalmente sbagliato il mito freudiano per cui il figlio, per crescere, deve ammazzare il proprio padre. Questo mito ha portato a sconfitte elettorali, nel secondo mandato la tentazione di ammazzare il sindaco è forte. L'ho provato con Paolo Agostinacchio. Si è portati a fare così perché non ci sono prospettive ulteriori per il sindaco uscente, che non può candidarsi per la terza volta. Arrivarono rotture interne, lo stesso errore il centrodestra non lo deve fare con Landella, che sa perfettamente che non può ricandidarsi. Non è più giusto dirgli di sedersi e ragionare assieme sul futuro?", prosegue l'eletto di FdI.

"Credo che non si sentirebbe fatto fuori da una certa operatività, è persona di esperienza e capacità amministrativa dopo 10 anni di mandato. Questo ragionamento ad oggi non è ancora stato affrontato, non dico che siamo in grave ritardo ma credo che se le basi non le metti adesso - puntando su un gruppo che ci potrebbe rappresentare in futuro - rischi di non costruire in tempo il domani e pregiudicare le successive vittorie elettorali. Ad oggi questa visione di prospettiva manca. Il centrodestra è impantanato sull'egoismo dei partiti, sui personalismi, su chi deve fare l'assessore o andare nelle municipalizzate. Non si dedica allo studio di quali persone o almeno profili ci potrebbero rappresentare nei prossimi anni".

E Landella che fa? "Il sindaco sta arroccato perché si sente attaccato e minato sia internamente che esternamente. Come fai a parlare di queste di questo se non trovi un assetto definitivo in amministrazione e in giunta?".

Ieri Iaccarino ha fatto arrivare a tutti gli eletti una lettera dal suo avvocato che alcuni hanno letto come "intimidatoria": il senso è no alla sfiducia perché le pistolettate di Capodanno e gli insulti social non riguardano l'esercizio del suo ruolo di presidente del consiglio comunale.

"Se la maggioranza uscirà spaccata sul caso Iaccarino un vulnus si creerà e sarà difficile evitare che si consumino vendette", analizza Longo. "I 4-5 consiglieri che ci hanno ripensato adducono motivi che non comprendo ma rispetto. Mi dicono che si creerebbe una guerra infinita con Iaccarino e che bisognerebbe puoi risolvere il problema di chi eleggere al suo posto. Io penso, invece, che non si possano coinvolgere le minoranze e poi venir meno, significherebbe aver preso per i fondelli tutti. Quella firma data da tutti noi alla mozione di sfiducia è un marchio a fuoco indelebile, bisogna fare i conti con la città e dobbiamo andare avanti ugualmente. Se Iaccarino, che ha fatto tanti errori come il sostegno al centrosinistra alle regionali, invece di farci scrivere dagli avvocati prendesse la decisione di dimettersi farebbe una grande azione di responsabilità verso questa coalizione che ha contribuito a farlo eleggere e restituirebbe quanto ha avuto. Spero che ci tolga dall'imbarazzo".
(Lucia Piemontese - l'Attacco)©