GENTILISSIMA | Le opportunità del PNRR, il ruolo delle autonomie locali

Lunedì 19 Luglio 2021
E' vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell'unità e dell'indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l'agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell'asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici".

Questa la verità storica che il piemontese di Cuneo Luigi Einaudi riconobbe al nostro quasi conterraneo Francesco Saverio Nitti, lucano di Melfi, in ordine alle deprecabili scelte politiche che accentuarono il divario sociale ed economico fra il Sud e il resto del Paese nei decenni successivi all'Unità d'Italia.Nella splendida cornice del magnificamente ristrutturato Teatro Piccinni, a Bari, venerdì della scorsa settimana, lo ha ricordato all'Assemblea degli industriali di Bari e BAT, e a tutti noi presenti, il Presidente nazionale Confindustria Carlo Bonomi, lombardo di Crema.

Polemica con il Presidente Emiliano sul destino industriale dell'ex Ilva di Taranto a parte, il riferimento alla verità storica appena richiamato è da condividere ed apprezzare. E per questo mi è sembrato interessante scriverne.Perché proveniente da un importante rappresentante dell'industria del Nord, quindi al di sopra di ogni sospetto.

E perché restituisce giustizia e dignità contro la volgare, ingannevole e strumentale retorica antimeridionale di 160 anni di storia italiana. Anche se molto sta cambiando nel rapporto Nord/Sud negli ultimi anni, soprattutto con riguardo alla nostra Regione, almeno di qua a venire dalla prima Giunta del Presidente Vendola.Tanto, tuttavia, resta ancora da fare, e non potrà prescindere da un rapporto sempre più stretto con l'Europa, e da una vocazione mediterraneo centrica sempre più accentuata.

Nel frattempo, sulle necessità politiche, istituzionali e culturali a fondamento delle potenzialità di sviluppo economico e sociale della Puglia, oggi, è intervenuto il Presidente di Confindustria di Bari BAT e regionale Sergio Fontana, evocando rinnovata visione strategica, pianificazione degli interventi, loro esecuzione e controllo di qualità e legittimità.In modo che per l'immediato futuro siano utilizzate nella maniera più oculata e produttiva possibile tutte le risorse pubbliche disponibili, non solo quelle del PNRR.

Risorse da destinare in primo luogo, ci permettiamo di aggiungere, al recupero degli squilibri territoriali oggi esistenti fra il polo industriale dell'area metropolitana di Bari/BAT e il resto della regione, restituendo ad ognuna delle province secondo esigenze territoriali e vocazione economica. Anche attraverso la concretizzazione delle Zone Economiche Speciali, tanto più urgenti da realizzare in vista della prospettiva di ritorno "a casa" di tante aziende che negli anni scorsi avevano delocalizzato.

Ma, a fianco di tutto questo, come ha sottolineato il Presidente ANCI nazionale e Sindaco più amato d'Italia Antonio Decaro, servirà semplificare le procedure di assegnazione delle risorse ai Comuni, che sono i principali investitori pubblici, con una capacità/potenzialità di spesa e investimenti del 25% delle risorse nazionali ed europee complessivamente destinate alla realizzazione di opere e alla fornitura di servizi di pubblica utilità.

In uno, però, servirà che ai Comuni sia consentito di recuperare - quali quantitativamente - il deficit di personale accumulato in anni di mancato e/o limitato turn over. Chi ha avuto esperienza istituzionale e di governo lo sa, senza personale qualificato, affidabile, motivato, culturalmente libero da condizionamenti e/o protezioni politiche si possono avere le idee migliori e dotarsi dei progetti più innovativi, ma le idee rimarranno idee e i progetti ad ammuffire nei cassetti.Le amministrazioni comunali, dunque, avranno grandi responsabilità nei processi di rinascita economica e sociale delle loro comunità nei prossimi anni. Tanto più in Città come Cerignola, in esito al collasso socio economico e politico degli ultimi anni.

Da cui non si esce con alleanze politiche "ciambotto" magari imposte dall'alto.Bensì costruendo le condizioni per un "nuovo inizio", migliorando e decentrando i servizi possibili, rendendo vivibili le periferie anche promuovendo "cooperative di comunità" cui affidare le piccole manutenzioni di quartiere, ed anche la cura delle tante solitudini.E, ove possibile, istituendo uffici decentrati del Comune, in primo luogo della vigilanza urbana, che fungano da presidi di civiltà, legalità, rispetto delle regole e coesione sociale, ma anche come canale di comunicazione fra amministratori e cittadini.

Sarà un percorso lungo e difficile, anche perché occorreranno risorse, avere il tempo di assumere il personale necessario, ed anche di superare resistenze e diffidenze nei confronti di una amministrazione comunale finora dai più considerata altro da sé, lontana. E quindi non emotivamente coinvolgente, che ha spinto la stragrande maggioranza dei cittadini a chiudersi in sé stessi, lasciando campo libero ai "pochi".Tanto auspico, come cittadina di questa Città, nella quale il destino mi ha riservato il privilegio di nascere, ed anche quello di conoscere personalmente Pasqualino Specchio e Tanino Dalessandro (più il secondo), i Sindaci che hanno rimesso in piedi e ricostruito (anche sul piano sociale e civile) una Città quando ogni azione, ogni iniziativa sembrava una missione impossibile.Altre ipotesi a me, forse perché figlia del tempo dei Sindaci appena evocati, paiono del tutto fuori luogo, "acciallate". Come il ricorrente coinvolgimento dell'esercito evocato da coloro che predicano soluzioni immediate, cotte e mangiate, che arrivano subito alla pancia. Ma poi?Chiudo con un pensiero alle drammatiche vicende che hanno funestato Cerignola nei giorni scorsi.I due compianti ragazzi inghiottiti dal mare ad Otranto.

Quel particolare specchio d'acqua è notoriamente caratterizzato da forti correnti sospinte dal vento. Per quanto luogo di non facile accesso, sarà opportuno chiedere alle autorità competenti che in quel tratto di mare, e in tutti gli altri con analoghe caratteristiche (ce ne sono almeno 8, in Italia, da Ventimiglia alla Puglia estrema, da una parte e dall'altra della costa) siano apposti almeno dei grandi cartelli di segnalato pericolo e divieto di balneazione.

A differenza della Germania, dove il nuoto è inserito nel programma della scuola primaria, in Italia non si impara più a nuotare, ha scritto un noto quotidiano nazionale qualche settimana fa.

Ecco, il modo migliore per onorare la memoria dei due ragazzi non potrebbe essere quello di chiedere alla prossima amministrazione comunale un impegno concreto a chiudere finalmente i lavori per la realizzazione della piscina comunale?E, nelle more, favorire convenzioni fra le scuole e le strutture private esistenti, in modo da inserire anche nel nostro sistema una pratica sportiva, e non solo, di grandissima utilità?Del resto lo sport - quello praticato - non è forse l'antidoto universale, il migliore finora conosciuto per qualsivoglia forma di prevenzione?

Un pensiero, infine, per il nostro fratello morto annegato in un vascone per la raccolta dell'acqua. Il tema connesso alle condizioni di vita di tantissimi lavoratori stranieri è troppo importante, e parimenti complesso, per essere trattato in poche righe. Ma prima o poi, più prima che poi, occorrerà metter fuori la testa dalla sabbia.E tornare a occuparsene.

Elena Gentile