19 mega pale da 250 metri l'una per il più grande impianto d'Europa. I Monti Dauni ancora preda dell'eolico selvaggio

Giovedì 21 Gennaio 2021
Prevede l'istallazione di 19 aerogeneratori per una potenza complessiva di 115 MW, il progetto di parco eolico presentato al ministero dell'ambiente dalla sinergia Ewr1 Srl, azienda di Napoli, ricadente nei comuni di Rocchetta Sant'Antonio, Candela, Sant'Agata di Puglia, Ascoli Satriano e Deliceto.


La procedura per ottenere l'autorizzazione è stata avviata a settembre scorso e la consultazione pubblica è iniziata il 30 dicembre. In questa fase sono stati coinvolti la Regione Puglia e i Comuni interessati. Il termine per presentare le osservazioni del pubblico scade il 28 febbraio. Ed è appunto da una quindicina di giorni che la comunicazione è arrivata, tra gli altri, agli uffici del Comune di Rocchetta, che secondo il progetto sarà quello maggiormente interessato dalle nuove, gigantesche pale.

"Se realizzato, sarà uno dei parchi più grandi d'Europa - ha commentato a l'Attacco Virgilio Caivano, padre storico e portavoce del coordinamento nazionale dei Piccoli Comuni -. Stiamo quindi provando a spiegare alle comunità che si tratta di un progetto enorme che deve trovare una risposta concreta nelle esigenze non soltanto di Rocchetta ma degli altri Comuni coinvolti a vario titolo: 17 torri sono infatti da allocare nel territorio di Rocchetta, 2 a Candela e i 35 km di cavidotto con le relative sottostazioni interessano anche i Comuni di Sant'Agata, Ascoli e Deliceto. Stiamo parlando di torri alte 250 metri, dall'impatto visivo che non può lasciare indifferenti anche i Comuni viciniori della Campania. Quindi è una discussione che deve essere fatta con serietà perché tocca la vita di migliaia di cittadini. Stiamo parlando peraltro di un territorio già saturo di eolico e molto fragile dal punto di vista idrogeologico".

Anche nel Recovery Fund ci sono molti quattrini legati alle energie da fonti rinnovabili: 40 miliardi. "C'è una stranezza - rileva Caivano -, intorno al 10 dicembre è arrivata in Puglia, Campania e Basilicata una notevole quantità di richieste di autorizzazione di impianti eolici. La cosa ci fa riflettere, a maggior ragione se consideriamo che le società proponenti (molte del nord) sono srl con capitale sociale di 800 euro. Come possono tali società presentare progettualità per 250/300 milioni di euro, c'è un legame con il Recovery Fund? C'è qualche altro soggetto dietro queste piccole srl? Ma c'è dell'altro: temiamo che la rete delle reti, quella attraverso cui viene trasportata l'energia prodotta dalle fonti rinnovabili possa non essere adeguata, basti pensare che Terna è ferma con i lavori da oltre 10 anni".

Ora, come detto, spetta a Comuni e Regione fare le proprie valutazioni. "Per un piccolo comune come Rocchetta questa è un'enorme incombenza, il progetto è di dimensioni stratosferiche e non penso che gli uffici siano nelle condizioni di valutarlo, né dal punto di vista tecnico perché non dispongono di risorse umane e di professionalità in grado di valutare compiutamente un impianto del genere, né per quanto riguarda l'impatto sul territorio, né per quanto riguarda la questione normativa". 


Il rischio è quello di avere un mega impianto sul territorio, senza che questo ne tragga vantaggio alcuno, visto che i Comuni non possono più chiedere le royalties. Inoltre bisognerebbe capire che fine fanno i vecchi impianti. "I Monti Dauni, tra i primi ad attivare questa forma di produzione energetica, si ritrovano con pale eoliche ormai superate, da tempo si parla di revamping degli impianti ma che fine faranno le strutture qui presenti da ormai oltre 20 anni? È vero che il Comune di Rocchetta, come altri, ai tempi dell'installazione, hanno sottoscritto con le aziende convenzioni che impegnavano i proprietari delle pale non solo alla rimozione ma anche allo smaltimento dei materiali ma è altrettanto vero che le vecchie società non esistono più e non è chiaro chi se ne debba occupare".

Quanto al nuovo mega progetto l'amministrazione comunale di Rocchetta sta assumendo un atteggiamento prudente. "Ci sono già impianti sul territorio che hanno prodotto pochissimo dal punto di vista dello sviluppo e dell'occupazione. Apparentemente ci guadagnano solo gli agricoltori che vengono pagati per l'uso del terreno ma se non vengono fatti contratti seri si rischia poi, come abbiamo già constatato, che si blocchi anche l'edilizia rurale, perché una volta impiantata la torre subentrano dei vincoli molto stringenti. L'amministrazione vuole il conforto della cittadinanza, promuoverà una discussione pubblica e un ragionamento con i cittadini, non vogliono assumersi questa enorme responsabilità. Dal punto di vista politico avanzano una sorta di proposta all'azienda, atteso che la comunità si esprima positivamente sul progetto. Il parere positivo potrebbe arrivare se la ditta concederà al Comune una torre da gestire e relativi ricavi, più una serie di opportunità dal punto di vista occupazionale e altro. Il presupposto è comunque quello che la comunità sia d'accordo. Ma quello che ho ricordato è che questa non è una responsabilità che ci prendiamo soltanto per il nostro Comune, penso che dovremmo imparare a ragionare come realtà territoriale: una torre di 250 metri non riguarda soltanto un Comune, è un mostro che resterà lì per 25 anni e riguarda tutto il territorio. Una ragione di più perché la Regione, che rappresenta tutti, deve essere chiamata ad una valutazione seria (che io sollecito)".


"Le istituzioni si devono muovere, a queste scelte dovrebbe partecipare il mondo della politica, dei sindacati ma invece tutto viene lasciato alla singola scelta della amministrazione di turno. Non è più quel tempo, servirebbe invece un piano energetico del Mezzogiorno. La Regione dovrebbe essere al fianco dei piccoli Comuni che si trovano affrontare questi potenti stakeholders, dovrebbe inoltre capire se gli investimenti che fa su questi territori sono compatibili con questi impianti e se questi impianti portano davvero sviluppo in ambito zootecnico, rurale, paesaggistico e turistico in questo pezzo di Capitanata", ha concluso Caivano.


Cinzia Celeste