Dalle stelle alle stalle, da centro vitale a zona morta. La chiusura del mercato Arpi e il lento declino di via Manzoni

Giovedì 21 Gennaio 2021
Tra le peggiori città italiane in classifica come vivibilità, Foggia resta nel limbo. Ad inizi 2021 il suo grande potenziale viene incessantemente strozzato e mortificato da fenomeni di criminalità organizzata che attanagliano le sue strade, frodano e intimoriscono i suoi abitanti. Come se non bastasse, oggi c'è il Covid. Per molti foggiani la goccia che fa traboccare il vaso, il colpo di grazia, la sciagura che si abbatte inesorabilmente sulle già esili spalle di imprenditori e commercianti ormai alla canna del gas, che sopravvivono di stenti altalenando aperture e chiusure in un guazzabuglio normativo che proprio non aiuta, anzi, intimorisce, coltiva il dubbio. Tirando le somme la pandemia sta incidendo come un enorme macigno sulla stressata economia foggiana che stenta a decollare per i più svariati motivi. Basta spingersi poco al di là dell'isola pedonale, dove tutto passa in sordina, che la città racconta storie diverse, più grige, fatte di sacrifici e di rinunce. Ma anche di gente che non molla. In questi anni tante cose sono cambiate: anche nella storica e vicina via Manzoni.     

    
Non serve uno stratega, né un abile statista o politico di turno per capire che la crisi degli ultimi anni, in buona parte dovuta anche alle scelte opinabili delle amministrazioni susseguitesi nei corridoi del potere, sta davvero cambiando il volto di Foggia. Nel silenzio. Come una foglia d'autunno molla la sua presa dall'albero e si lascia scivolare giù. Passeggiando per la strada spesso ci si imbatte in saracinesche chiuse. Un grigio metallico colorito da fogli di plastica gialla e rossa con impressa la scritta Vendesi. O affittasi nel migliore dei casi. Stessa indegna sorte per la bella e storica via Manzoni, una volta tra le zone pulsanti di una Foggia in piena crescita ed espansione. C'è forse foggiano che non conosca quegli scarsi mille metri che congiungono via della Repubblica a via Fuiani?


Fino a qualche decennio fa l'arteria rappresentava un canale importante dell'economia foggiana: a distanza di pochi metri si presentavano le luminose vetrine di studi privati, botteghe, farmacie e tabacchi. Ci si vendeva di tutto: dall'abbigliamento ai prodotti per la casa, dagli accessori personali a quelli per le auto. Erano gli anni degli antichi mestieri, erano gli anni in cui se una scarpa si rompeva la si portava dal calzolaio, non la si gettava via. Insomma via Manzoni era un vero e proprio scrigno che custodiva sorprese: al suo interno si coltivavano relazioni, empatie e fiducia tra commercianti e clienti. C'era fermento, si respirava aria frizzante e di festa tutti i giorni, era un punto di ritrovo. Eppure a vederla oggi non sembrerebbe. Percorrendola si susseguono vetrine vuote e saracinesche abbassate: ne sono state contate oltre una trentina appena tre giorni fa. Smorza il fiato vedere che la stessa mala sorte è capitata ad un'icona storica della via: il Panificio Manzoni. Pare che gli anni abbiano cancellato a colpi di spugna quelle gloriose pagine rimaste impresse nei lontani ricordi di pochissimi commercianti che conservano la memoria storica di quella che una volta era una pietra miliare dell'economia foggiana.



Come raccontato a l'Attacco da Pasquale Simone, titolare di Centro Casa, negozietto specializzato nella vendita di robe casalinghe e profumi, presente in quel luogo da oltre 40 anni. "Il declino della zona è partito con l'assenza dello storico mercato coperto. La Piazza Arpi era una vera e propria calamita capace di attrarre tantissima gente che, per fare la spesa, passeggiava lungo queste vie fermandosi a comprare nei nostri negozi. C'erano botteghe, ed ancora diversi studi medici che portavano almeno 40 clienti al giorno. Oggi il nulla: se chiude la farmacia è davvero finita. Tutti si sono trasferiti nei pressi del Rosati. Personalmente ne so qualcosa: ho due figli con un negozio in quella zona - aggiunge il commerciante - nonostante abbiano prezzi poco più alti dei miei lavorano molto più di me. Cosa è rimasta di via Manzoni? Una zona abbandonata da troppo tempo: chi vi entra trova solo strade rotte, marciapiedi dissestati, mancanza di illuminazione pubblica e totale assenza di controlli da parte delle Forze dell'Ordine.  Ora col Covid è ancora peggio: abbiamo perso un buon 40% del nostro consueto incasso. D'altronde la gente non esce, ha paura. L'alternanza dei colori nelle varie regioni e province non ha aiutato. Ha solo creato maggiore confusione e noi piccoli commercianti ne abbiamo pagato il prezzo più salato. Di questo passo sparirà il piccolo commercio e gli unici a sopravvivere saranno le grandi distribuzioni e, a quanto pare, i cinesi".


Proseguendo qualche metro più in là ci si imbatte in una stradina che non passa di certo inosservata: è vicolo Corridoio, venti metri di mattonelle che terminano dinanzi ad una scalinata composta da otto gradoni che danno sul piazzale Mercato. Una viuzza ad accesso esclusivamente pedonale, incastonata tra due pareti di antichi palazzi, che fino a qualche anno fa rappresentava uno degli ingressi principali all'area mercatale. Una sorta di red carpet casalingo dove mamme, papà, giovani e anziani sfilavano con buste più o meno grandi di spesa proprio davanti a quelle che ancora oggi vengono considerati tra i negozi più antichi della città: Cicill, da Filomena e l'intimo all'angolo. C'è qualcuno che non sia mai stato da Cicill? Probabilmente no. Il negozio, che vanta oggi una storia di oltre mezzo secolo, è ancora lì e cammina grazie ai figli dello storico titolare che diede origine all'attività.


"Sono cambiate tante cose da quegli anni - spiega a l'Attacco Maria - questa via si è pian piano svuotata col passare del tempo. Ricordo che mio padre iniziò a vendere merce casalinga, solo successivamente arrivarono i presepi. Qui fuori era un continuo viavai di persone che si recavano al mercato e che passavano anche nei nostri negozi. C'era vita, c'era rumore, quello buono, quello che fa piacere ascoltare. Da quando il mercato non c'è più la zona si è lentamente spenta, in pochi sono rimasti. Ora vige il silenzio, ma un silenzio frustrante, di ricordi che rimbombano. Adesso c'è il Covid che è riuscito a spegnere quella piccola fiamma rimasta in vita. Le vendite si sono abbassate notevolmente, considerate anche le chiusure forzate nel periodo natalizio. E poi questo caos di ordinanze e di colori: sono confusa io figuriamoci i clienti. Come reagiremo? Non saprei, si valuta tutto. Cerco di non pensare troppo al futuro e di vivere pienamente ogni giorno".


"Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a vivere qui". "Un giorno, all'improvviso, mi innamorai di te". Qualche citazione di Federico II e di cantanti, sono oggi impresse sulle porte che una volta ospitavano le vecchie botteghe di vicolo Corridoio che, come un attento custode, ha mantenuto negli anni quell'antica magia che solo una "vecchia" stradina persa nel centro storico sa dare. Qualche passo più avanti si incontra la signora Valentina e il suo "Valintimo", negozio di intimo ereditato dal suocero che conta oggi oltre 52 anni di attività. Venne aperto per la prima volta nel febbraio del 1969.


"L'assenza del mercato ha rivoluzionato in peggio la zona - rimarca - e quello sito a fine via Manzoni è troppo povero di banchi. Attrae poco. Il centro storico è oggi completamento abbandonato dalle istituzioni cittadine. Esiste solo la via centrale, eppure tutti noi paghiamo le tasse. Sembra che il sindaco ami solo ed esclusivamente l'isola pedonale. Anni fa anche qui si organizzavano intrattenimenti, si addobbava la via durante le feste: ma è da tanto e troppo tempo che non riceviamo risposta dal Comune, nonostante le continue telefonate. Sarebbe forse il caso di aggiustare la strada, inserire qualche fiore e mettere qualche attrazione per dare nuova linfa a questa zona: ad oggi il nulla assoluto. E il covid c'entra poco. Sono anni che si protrae questa situazione". Senza troppi giri di parole Valentina manifesta le sue perplessità sulle preferenze dei suoi clienti: "Non credo che la gente preferisca i centri commerciali a noi, forse solo nei weekend. Credo piuttosto che ciò che trovano qui non lo trovano poi nella grande distribuzione. Noi enfatizziamo i contatti con i nostri clienti con i quali si crea quella giusta empatia, quel clima di fiducia che spinge poi la gente ad ascoltare i nostri consigli e a tornare. Non nutro fiducia nella politica - aggiunge - se volevano davvero aiutarci avrebbero dovuto eliminare le tasse del 2020 - precisa Valentina che sull'attuale crisi di governo conclude - ci prendono in giro. Siamo solo dei burattini. Personalmente non mi aspetto nulla dagli altri, ho dei sogni e voglio realizzarli. Sento che questo, nonostante tutto, è il posto giusto. È il mio posto, ci credo e lo porterò avanti con tutte le mie forze".


Tra le storiche attività ereditate c'è anche "Da Filomena", aperto nel 1954 ed oggi chiamato  "Calze&Company" che non occupa più la sua vecchia sede ma lo si incontra sulla destra, non appena saliti quei famosi otto gradoni che terminano il vicolo. "In contemporanea al mio trasferimento avvenne la chiusura del mercato Arpi - commenta a l'Attacco la signora Anna, figlia di Filomena. Fecero dei lavori di manutenzione e costruirono strutture che si sono poi rivelate inadeguate al mercato. Era il punto di riferimento di tanti foggiani, un crocevia di persone che lo attraversavano per raggiungere gli estremi di quelle che una volta erano le vie più conosciute della città: via Manzoni e via Arpi. Un'area mercatale piena di bancarelle di ogni genere. Era un punto strategico non solo perché collegava, appunto, due arterie principali ma anche perché fiancheggiava le scuole".


Dava la possibilità alle mamme che accompagnavano i propri figli in classe di rientrare a casa con la spesa già fatta, aggiunge la commerciante che sull'attuale situazione conclude: "Con il calo delle vendite di circa il 70% diventa sempre più difficile portare avanti questa attività. Il covid ha inficiato anche sulle scelte delle persone. Per non parlare del coprifuoco: eravamo aperti alla vigilia ma non è servito a nulla dato che tutti sono rimasti a casa. Il governo non ci ha aiutato granché, nemmeno con i ristori. Resto comunque ottimista: finché avrò le energie andrò avanti seppur con mille difficoltà. Qui sono nata e qui ho le mie radici. Non ho intenzione di andar via". 


Resilienza ma non solo. Vicolo Corridoio conserva oggi quell'autenticità che si respirava nell'aria tanti anni fa, lontani da crisi economiche e da pandemie. E soprattutto custodisce persone come Maria, Valentina ed Anna che hanno avuto il coraggio di restare. Grazie a loro belle pagine di storia cittadina sono ancora lì, pronte di essere raccontate. Politici e cittadini foggiani, sveglia.    

Mauro Pitullo