Intervista a Karrer: ''PUG, entro l'anno possiamo farcela a chiudere l'iter. Ma non paga più in termini politici''

Giovedì 21 Gennaio 2021
"Urbanistica sartoriale", la definisce così Francesco Karrer, architetto, docente di urbanistica alla Sapienza di Roma, ex presidente del Consiglio superiore per i lavori pubblici e, ahilui, progettista del Piano Urbanistico Generale di Foggia. "Sartoriale" nel senso che oltre che ricucire, rammendare, riammagliare, altro non si può fare in città che si sono dilatate senza un perché, sconfinando in campagne un tempo lontane, stravolgendo e talora brutalizzando periferie pensate come comunità in attesa di divenire articolazioni di città. Foggia non è dissimile da tante altre realtà del Mezzogiorno, ma è qui che mette mano il professore romano dopo la sbornia ideologica del Piano Benevolo, venduto come "grande inizio" di una stagione di regole e rigenerazione urbana e poi stritolato nella più grande 167 d'Italia. Quella che non ha dato una sola risposta alla fame di case che detta l'agenda delle cronache (della disperazione) di ieri, oggi e domani. Il Pug di Karrer è principio di realtà, approssimazione e limatura di decenza urbana. Dovremmo accontentarci, ma neanche questo sembra possibile. Perché dopo anni di tavoli istituzionali non si sciolgono le contraddizioni malamente assemblate nella delibera di giunta comunale del 5 ottobre 2020: le priorità negli interventi e progettazioni accumulatasi per indolenza o complicità del decisore pubblico (che non può definire il tecnico), il nodo del fabbisogno abitativo e infine l'efficacia dell'interlocuzione con la Regione. Tutto sullo sfondo, tutto in attesa di una qualche salvifica provvidenza. L'intervista a Karrer apre una serie di approfondimenti che misureranno la qualità della risposta politica e istituzionale al declino del capoluogo.


Si ha l'impressione che a Foggia il dibattito sul PUG abbia una cifra "carsica". Un famoso magistrato disse che questa è una città carsica, molto sotterranea. Ogni tanto appare improvvisamente, per poi inabissarsi. Ad oggi c'è come unico atto certo la delibera di giunta del 5 ottobre 2020.Non è l'unico atto certo. C'è stata la presentazione delle osservazioni dei cittadini, ci sono stati alcuni incontri in Commissione ambiente e territorio, in consiglio comunale, qualche passaggio anche pubblico.
Il PUG è un tentativo di mettere ordine. Questo ordine, questa individuazione di priorità non li si coglie. Chi mette ordine, il decisore politico o lei ovvero il tecnico?
Il dominus è ovviamente il consiglio comunale, preceduto da decisioni dell'amministrazione attiva. Io sono solo il responsabile che fa la proposta del Piano, insieme all'amministrazione. Adesso, in questo periodo complicato, la situazione si è inevitabilmente rallentata e slabbrata. Il Piano è formato, secondo la legge regionale, in due fasi: la prima è quella strutturale e di coerenza esterna, parte che è stata fatta; la seconda è quella del piano operativo e programmatico, con le vere scelte. Da ciò emerge il disegno della città per i successivi 15 anni, il disegno e l'eventuale modifica dell'esistente con le aggiunte che possono essere necessarie. E' il Piano che dice tutto. A Foggia c'è stata un'intensa attività teorica di programmazione, ma senza alcuna effettività. Sono proposte che non hanno avuto una effettività, stanno lì.
A cosa fa riferimento?
A quell'attività di programmazione che si chiama housing sociale e quant'altro. Intenzionalità privata che l'amministrazione ha raccolto. Sono proposte. Il Piano si muove secondo la logica del miglior assetto. Quelle sono invece iniziative un po' sporadiche, proprietari che hanno avanzato proposte legittime ma che vanno contemperate con gli interessi generali.
Sono state un elemento di freno queste proposte?
Nella decisionalità politica penso che abbiano avuto un peso, stanno lì da tempo. Un politico fa fatica, un po' di freno possono averlo determinato. Ma sono normali attività, del resto anche sollecitate dalle amministrazioni. In questi giorni il Comune sta cercando di avere conferme in merito agli accordi di programma, sta chiedendo ai privati - e dunque al mercato - se siano ancora interessati. Però non è che stiano incidendo sulla formazione del Piano. Il PUG si muove liberamente, poi si vedrà quale sarà l'impatto che può avere su determinate iniziative e soprattutto su quelle giuridicamente più rilevanti. Sono stati fatti alcuni passaggi giuridici, ci sono degli impegni.
Che opinione ha della stagione dell'urbanistica contrattata?
Un normale incontro tra interesse collettivo e mercato, il problema è come lo si gestisce. Va fatto in trasparenza, con ritorni proporzionati per l'amministrazione pubblica. E' un'attività normale ma complessa, richiede valutazioni e una lista preventiva delle esigenze. Un'amministrazione deve sapere dove e cosa chiedere, per andare alla contrattazione avendo predefinito il quadro di esigenze, non determinandolo di volta in volta. Quella stagione non è che abbia prodotto grandi trasformazioni. A Foggia ciò che è stato davvero dirompente è stato il Piano precedente, il 167 ovvero il Piano Benevolo: un piano urbanistico con la faccia di un piano di edilizia economica e popolare. A Foggia c'è stata un'inversione, che ha determinato una situazione rovesciata. Ha sviato un po' anche sul piano culturale.
Col grande paradosso che, nonostante la più grande 167 d'Italia, non è stata risolta a Foggia l'emergenza abitativa.
Alla fine, di fatto, la 167 ha perso la sua dimensione di pubblico, di socialità ed è diventato il piano degli accordi con le cooperative. Ha messo insieme questo piuttosto che la dimensione sociale. Va messo, però, nel conto che da molti anni lo Stato non finanzia più l'edilizia sociale. Questo è un problema vero. Quel pezzo di città è stato costruito, però, certamente, in autoreferenzialità, con pochi contatti col resto della città e creando zone di espansione piuttosto distanti dal resto dell'abitato. Quel Piano ha certamente inciso, ora ci sono le condizioni per recuperare e riportare a regime.
Nella delibera si legge che alcune osservazioni dei privati non vengono accolte, sono state accolte sono quelle di Ordine degli Ingegneri e Confcommercio.
Sono contributi in fase di formazione, le osservazioni ci sono quando si presenta davvero il Piano programmatico. E' in quel momento che i cittadini osservano essendo stati incisi i loro diritti, chi ritiene che non siano cose corrette per la propria proprietà osserva. Poi c'è un momento ancor più successivo, quello dell'opposizione all'espropriazione prevista dal Piano alla propria proprietà. Ora c'è una fase formalizzata di contributi. E' improprio parlare di osservazioni.
I PUG che tempi hanno? Ci sono esempi virtuosi di città dove si è operato in tempi rapidi?
La stagione della nuova pianificazione, iniziata in Italia ormai da diversi anni, è complessivamente deludente. Io ho visto l'anno scorso, finalmente, la conclusione dei Piani di Reggio Calabria e Vibo Valentia, i primi Piani fatti in Calabria con la nuova legge urbanistica. Ci ho lavorato, pensi un po', 15-16 anni. Perché? Le leggi fatte hanno dei difetti molto forti, hanno cercato di superare problemi ma ne hanno introdotto altri a partire dalla diffidenza. Hanno introdotto un processo molto complesso e articolato che i cittadini e spesso anche gli amministratori non comprendono. Questo crea delle difficoltà. Poi sono astratti, impegnativi dal punto di vista economico, fortemente conoscitivi e poco propositivi. E sono il momento in cui il cittadino scopre vincoli, previsioni paesaggistiche, rischio idraulico, etc. Questa quantità enorme di documenti allunga il processo di formazione del Piano. Poi naturalmente c'è il protagonismo politico. Se non c'è un animatore i Piani si fa fatica a farli.
In quanti casi, su 10 amministrazioni, c'è l'animatore cui fa riferimento?
A livello nazionale? E' molto variabile da nord a sud, dipende molto dalle persone più che dagli interessi. Però le contingenze contano. Fare un Piano perché so che arriveranno dei finanziamenti dovrebbe essere più conveniente e veloce e invece si guardi a cosa sta succedendo sull'Appennino. Ho vinto giorni fa la gara per il Piano di Camerino, dove non è successo nulla dal giorno del terremoto. C'è ancora la zona rossa. A volte nemmeno simili eventi sollecitano e provocano protagonismo e interesse, perché fare un Piano non paga più come una volta politicamente parlando. Un tempo era un vanto per un sindaco. Oggi molto meno perché un Piano è diventato più difficile, premia meno. Oggi sono tutti Piani di aggiustamento, non sono più i grandi piani di espansione. Oggi ricucio, riammaglio, rigenero. E' urbanistica sartoriale, così io la chiamo, non solo perché sono su misura ma perché uno è costretto a fare i rammendi. Essendo un piano di rammendi politicamente non è che dà grande immagine. Vengono meno interessi, non servono aree di espansione ma serve solo fare rigenerazione urbana. Quando si faceva un piano di espansione erano tutti contenti, invece. Sono più difficoltà che grandi vantaggi. Poi, certo, se uno riesce a fare un piano di rigenerazione che ha del consenso e porta grandi risultati ha fatto bingo. Però è molto più difficile.
Le amministrazioni più veloci sono quelle che si dotano di un consulente esterno?
A me è capitato di fare Piani da consulente e altri da progettisti. Dipende tutto dalla struttura dell'amministrazione. Oggi, purtroppo, le tecnostrutture sono tutte molto debilitate com'è noto. Non hanno organico né dotazioni tecniche, trovi il geometra a scavalco che fa servizio in più Comuni. Allora diventa difficile. Dipende tutto dal livello di organizzazione e dalla capacità di pilotare il processo, che sia interno o esterno o in forma mista. Anche se il processo è fatto tutto all'interno, se non c'è questo input%u2026Può capitare che l'ingegnere o l'architetto capo non trova un'amministrazione proattiva. Devo dire una cosa con tutta franchezza: quella differenza che c'era un tempo tra lavorare in Comune del nord e del nostro centro-sud si è molto persa, c'è stato un complessivo abbassamento della qualità. Ho lavorato a Brescia, in una condizione per fare il Piano sufficientemente buona ma che era già peggiorata 5 anni prima in un'altra situazione. C'è stata una perdita di qualità legata alla riduzione della spesa pubblica sui Comuni, si è investito molto poco in questo senso. E' quasi inevitabile.
Un'amministrazione capace e veloce di quanto tempo ha bisogno per portare a casa il risultato?
In via generale, dipende ovviamente dalla città. In una città di 70mila abitanti 2-3 anni dovrebbero essere sufficienti.
E a Foggia? Che tempi ci sarebbero oggi col lavoro già fatto e che resta da fare?
Il processo decisionale, naturalmente, non lo comando io, ma credo che ragionevolmente entro l'anno ci siamo. Mi prefiggo di dare risposta a quella delibera di giunta il più presto possibile, entro aprile. Poi partiranno le consultazioni interne ed esterne. Non sarò più io il dominus, lo sarò fino alla elaborazione della proposta. In questo periodo di pandemia la consultazione pubblica è impossibile, lo faremo online ma questo significa togliere al 90% la partecipazione dei cittadini.
Serviva la Nuova Orbitale a Foggia?
Sì, andava forse completata prima per creare un anello più vicino e una situazione di maggiore coesione e in grado di valorizzare di più la densità. Certo se accompagnato da elementi di contenimento degli effetti negativi della densità.
Quanto incide la interlocuzione del Comune con la Regione?
So che su qualche questione c'è stata qualche difficoltà maggiore. Sicuramente qualche problema organizzativo, come i Comuni, ce l'ha anche la Regione. Mi è capitato a Taranto, a Brindisi. Sono talmente oberati che la Regione fa fatica, i funzionari sono impegnati in tante attività e sono limitati nel numero. Il problema è oramai abbastanza generalizzato.
Che impressione ebbe la prima volta che arrivò a Foggia e quale è stata invece l'impressione legata all'ultima volta? Come è cambiata la città?
Ormai la conosco bene. A me continua a non dare l'impressione negativa che altri hanno. La trovo - questo sì - molto frazionata, segmentata, con troppi vuoti. Ha perso un po' di centralità rispetto all'economia, ovviamente. In questo forse conta anche la struttura urbana, che non è del tutto penetrabile, aperta. A me quello che dispiace, poi, è che non abbia quasi contezza del suo territorio perché tutto il tema delle cosiddette borgate - capisaldi della città - è un po' dimenticato. Penso ad un modello di densità controllata nella parte centrale che tenti di riprendere quei lembi di territorio.

Piero Paciello