SOLDI&BUBBOLE| Novità della riforma fiscale, il nuovo Patto tra Stato e cittadini

Mercoledì 14 Luglio 2021
Il governo e il Parlamento sono al lavoro per la riforma del fisco. Lo scorso 30 giugno, le Commissioni Finanze di Camera e Senato hanno licenziato un lungo documento (Leu astenuta, Fdi contraria, tutti gli altri favorevoli) in cui si tracciano le linee-guida della prossima riforma fiscale, che dovrà vedere luce - grazie a una delega all'esecutivo - entro il 31 luglio.

Esso sembra consacrare l'obiettivo che al fisco italiano non serve più progressività, bensì quello di favorire un incremento strutturale del tasso di crescita. La parola "patrimoniale" (tassa patrimoniale di successione o aumento dell'Imu) è stata eliminata tout court dal testo. Il voto finale ha infatti dileguato l'ennesimo tentativo di riforma del catasto, con buona pace dei Presidenti Marattin (Iv) e D'Alfonso (Pd), che l'avevano proposta. Redistribuzione, quindi, riservata ad una fase successiva, quella in cui lo Stato distribuisce benefit e agevolazioni. 

La prima novità del documento contempla una riduzione allo scaglione Irpef "di mezzo" (che riguarda il ceto medio), di cui dovrebbero beneficiare i dipendenti direttamente in busta paga, ma anche le imprese, che si avvantaggerebbero invece dell'abolizione dell'Irap (caldeggiata da Confindustria), il cui gettito verrebbe assorbito in tributi già esistenti, come l'Ires, su cui a sua volta si pensa a una semplificazione.

Promossa, al netto di alcuni correttivi, la Flat tax per le partite Iva fino a 65 mila euro, cara alla Lega, che rivendica anche come il documento prefiguri "l'inversione dell'onere della prova, molto importante per le imprese perché non è il cittadino o l'imprenditore che deve dimostrare all'Agenzia delle Entrate la propria innocenza".La seconda novità contempla un ridisegno della dinamica delle aliquote marginali effettive, che si impennano e si inabissano senza alcuna logica, a causa della sedimentazione nel corso degli anni di bonus e agevolazioni. Ma dato che ridurre l'aliquota di tassazione non è sufficiente, si parla anche di un lavoro di semplificazione sui bonus e sulle detrazioni, che dovrebbe portare a un sistema con meno scaglioni rispetto ai cinque attuali; del passaggio (completo o parziale) del complesso delle agevolazioni sul lato delle uscite pubbliche, ossia essere riconosciute - su base volontaria - come erogazioni dirette in caso di pagamento con carte o bancomat. In sostanza, al posto di attendere la presentazione della dichiarazione dei redditi, il contribuente potrebbe ricevere subito la somma riconosciuta. 

Ancora, codificazione delle norme fiscali per rendere il sistema fiscale più chiaro, trasparente, equo e affidabile, anche al fine di ridurre il contenzioso; elevazione al rango costituzionale di alcune parti dello Statuto del contribuente; cancellazione dei tributi minori, con particolare riferimento ai micro prelievi (imposte, tasse, diritti), erariali e territoriali, introdotti nel tempo (es: superbollo, tassa di laurea, tassa regionale di abilitazione all'esercizio professionale, addizionale regionale sui canoni per le utenze di acque pubbliche, ecc.); avvicinamento tra bilancio fiscale e civile poiché i diversi criteri di redazione creano solo confusione e comportano maggiori costi soprattutto per le imprese medio piccole. Inoltre, le addizionali regionali e comunali dovrebbero essere trasformate in sovraimposte.

Sulle imprese, c'è l'ipotesi di un ritorno dell'Iri (imposta introdotta nel 2018 e abolita ancor prima di diventare operativa), sulla base della presa d'atto che società di persone e imprese individuali in contabilità ordinaria, da una parte, e società di capitali, dall'altra, hanno un trattamento fiscale differenziato per quanto concerne gli utili non distribuiti. Tale differenziazione rema contro la crescita delle realtà produttive più piccole e quindi all'incremento del tasso di crescita dell'economia italiana. Le Commissioni raccomandano perciò la reintroduzione dell'imposta sul reddito di impresa che garantirebbe - su base opzionale - una parità di trattamento rispetto a quanto previsto per le società di capitali. Sulla base di ciò, imprese individuali e società di persone in contabilità ordinaria avrebbero la possibilità di optare per l'applicazione di un'aliquota proporzionale, a condizione che l'utile prodotto sia rinvestito in azienda.

Per le Partite Iva e i lavoratori autonomi, nel documento c'è anche la proposta di rateizzazione del secondo acconto delle imposte sui redditi. L'idea è quella di cancellare la scadenza del 30 novembre. Come nella tradizione della migliori alchimie, le Commissioni propongono di istituire un meccanismo di rateizzazione, su base opzionale, che preveda il versamento del saldo e del primo acconto non due volte l'anno come ora, ma in ben sei rate mensili (!) di uguale importo da luglio a dicembre dello stesso anno, nonché il versamento del secondo acconto in un'unica soluzione entro il 31 gennaio dell'anno seguente o in sei rate mensili di pari importo da gennaio a giugno dell'anno seguente. Contestualmente verrebbe eliminata o ridotta la ritenuta d'acconto. Resta in vigore il regime forfetario, ma introducendo un regime fiscale transitorio per i contribuenti che superano il limite di 65.000 euro, al fine di ridurre l'incentivo a nascondere al fisco i redditi superiori alla predetta soglia massima di ricavi e compensi, consentendo di godere di un'aliquota piatta lievemente meno conveniente (20%) nei due anni successivi al superamento del tetto di almeno il 10% ed evitando così il salto dalla tassa piatta alla normale aliquota Irpef. Le aliquote dell'imposta sostitutiva salirebbero quindi dal 15 al 20 % e dal 5 al 10 % per le start-up.Il Governo dovrebbe mettere mano anche alle aliquote sulle rendite finanziarie, che dovrebbero avvicinarsi alla prima aliquota Irpef, in linea teorica attestandosi sul 23%, ma questa tassazione dovrebbe essere affiancata ad un trattamento di favore dal punto di vista fiscale per quanti decidano di investire nei Titoli di Stato.Il penultimo paragrafo del documento predica la necessità dell'ennesimo Patto fiscale tra Stato e cittadini incentrato su un "cambio di paradigma nei rapporti tra amministrazione fiscale e contribuente".

Le priorità sono: estendere l'obbligo della fatturazione elettronica a tutti e la piena digitalizzazione del fisco, rivedere il meccanismo del "reverse charge" (inversione contabile, ossia il versamento dell'Iva non a chi venda, ma direttamente all'erario), contemperare maggiormente le opposte esigenze, legate all'interoperabilità delle banche dati, di tutela della privacy e contrasto all'evasione fiscale, predisporre meccanismi di premialità per i contribuenti virtuosi e valorizzare il meccanismo della rottamazione.

Con l'augurio ovviamente che lo Stato faccia proprio il proposito di "allontanare ogni tendenza a considerare il contribuente" come "un evasore che non è ancora stato scoperto", laddove il cittadino è chiamato invece a "internalizzare pienamente il beneficio collettivo che deriva dal pagamento dei tributi".

Donatella Perna *avvocato e curatore fallimentare del Foro di Foggia