IDEE | Truffe Inps a Monte, cosa dicono gli atti processuali

Martedì 13 Luglio 2021
Accolgo, non senza qualche timore, le sollecitazioni che da più parti, anche per interposta persona, ho ricevuto per "dire la mia" sulle vicende degli ultimi giorni. Riguardano la mia Città e mi assumo, come sempre, la responsabilità di ogni mia dichiarazione, che resterà entro i rigorosi confini dell'analisi tecnico giuridica degli atti, al fine di scongiurare malevole letture di natura politica o, peggio, accuse di becera tifoseria. Quanto sta accadendo in questi giorni relativamente alla truffa INPS ritengo ponga principalmente due ordini di riflessioni. 

La prima, relativa al coinvolgimento di un ex consigliere di Monte Sant'Angelo: è strumentale, oltre che sterile e pretestuoso, pretendere le dimissioni del Sindaco di Monte Sant'Angelo e di una intera Amministrazione che avrebbe come colpa, oggi, quella di avere il "fratello" dell'indagato (perché ancora di indagato si parla) come Vice-Sindaco. Ho sempre sostenuto che un'analisi obiettiva, e al contempo critica delle vicende, non potesse prescindere dalla lettura degli atti processuali. Atti processuali che, ad oggi, non ipotizzano nessun tipo di collegamento né diretto, né indiretto tra i reati contestati e l'operato dell'Amministrazione Comunale. Faccio anche presente che il provvedimento giudiziario di cui si parla è un'ordinanza applicativa di misure cautelari emanata prima della chiusura delle indagini preliminari, prima di un rinvio a giudizio, prima dell'avvio di un processo penale. Per essere chiari: da un punto di vista strettamente giuridico, organi democraticamente eletti dal popolo non possono essere condizionati dal potere giudiziario in una fase di indagini preliminari senza alcun elemento. Non mi sfugge, tuttavia, che debba ragionarsi anche sul piano dell'opportunità politica, necessario a salvaguardare la fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni; in quest'ottica le forze politiche, soprattutto di maggioranza, dovranno essere in grado di tenere alto il valore di questa fiducia eliminando ogni dubbio ed ogni possibile situazione di opacità. 

La seconda riflessione riguarda il coinvolgimento di un noto imprenditore già interessato da talune vicende giudiziarie. Ebbene, in questo caso l'errore, a mio avviso, sta nel voler associare e rendere simili situazioni che simili non sono, nemmeno lontanamente (e aggiungerei nemmeno giuridicamente). L'ipotizzato reato relativo alla falsificazione di alcuni certificati, che vede coinvolto l'imprenditore è cosa profondamente differente rispetto all'oggetto principale dell'indagine che in ultima analisi ha come focus lo scopo di perseguire quanti, offrendo denaro e contribuendo alla mercificazione di una funzione pubblica, ottiene vantaggi previdenziali e pensionistici a svantaggio di chi ne avrebbe veramente bisogno, con conseguente danno economico alle casse dello Stato alimentate dalle tasse dei contribuenti, di tutti noi. 

Non vi è dubbio, in altri termini che anche per l'imprenditore si tratti di un atteggiamento sbagliato, che assume sicuramente rilevanza penale e meriti un accertamento in quella sede, ma mi sembra che in questo caso la richiesta (non accolta) di custodia cautelare in carcere, non discenda dai fatti attualmente oggetto dell'indagine, quanto piuttosto da una colpa del "tipo d'autore", legata, in ultima analisi, al cognome che porta e ad altre e diverse azioni giudiziarie nelle quali, peraltro, gli atti giudiziari hanno dimostrato e stanno continuando tutt'ora a dimostrare, nonostante invadenti e pregnanti controlli da parte dello Stato, che non debbano necessariamente essere attribuite colpe per un cognome, per un passato nel quale non si è stati in alcun modo partecipi. Le sedi giudiziarie, uniche deputate ad accertare le verità processuali degli addebiti contestati, faranno il loro lavoro con decisioni che in ogni caso andranno rispettate, sempre e comunque.

Felice Piemontese