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Foggia, Pippo Cavaliere: ''Il contrasto alla criminalità tra impegno ed acquiescenza''

"Tempo fa, su richiesta di un cittadino che non conoscevo, mi sono recato a rendergli visita nella sua umile dimora. Da anni in attesa dell'assegnazione di un alloggio popolare, vive con la sua famiglia in ambienti fatiscenti e malsani, in condizioni inaccettabili.
Cosa reclamava? Semplicemente il riconoscimento di un diritto umano, il rispetto della propria dignità", scrive Pippo Cavaliere.

"Tempo fa denunciai che molti alloggi popolari risultano nella disponibilità di noti esponenti della criminalità o di soggetti ad essa riconducibili, in qualche caso condannati con l'aggravante del metodo mafioso; la questione ha anche trovato riscontro nell'ordinanza di custodia cautelare relativa all'operazione "Decima azione bis", in cui si contesta l'interessamento della criminalità all'assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, nonché una diffusa pratica di esborso di denaro, tra gli assegnatari e gli aspiranti tali, per garantirsi l'uso di detti alloggi. Un fatto di per se grave, ma l'aspetto che mi ha maggiormente colpito è che, a seguito di questa denuncia, non c'è stata una sola reazione, non un'inchiesta amministrativa, non un approfondimento della questione o una richiesta di chiarimenti, tantomeno una contestazione alla denuncia. Niente, silenzio assoluto.

Al di là delle considerazioni che espressi in quell'occasione - continua Cavaliere - e cioè che è forse ipocrisia dichiarare di voler combattere il crimine se poi lasciamo che l'antistato alberghi in casa nostra, c'è un aspetto che, da un certo punto di vista, assume, a mio parere, rilevanza ancora maggiore e che la nostra coscienza non può sottacere: la rinuncia a battersi per la supremazia dei principi di giustizia e di solidarietà, equivale ad una resa".

"√ą inaccettabile che gli ultimi siano sempre pi√Ļ ultimi, che gli invisibili restino invisibili e che invece prepotenti, estorsori ed usurai beneficino di alloggi popolari costruiti con i soldi dei contribuenti, semmai vittime degli stessi delinquenti.
Se accettiamo questo stato di cose, tutto il resto è solo parvenza, ipocrisia, finzione. In questo modo, oltre al rischio di indebolire la lodevole e penetrante azione che la squadra stato/comunità sta portando avanti, lasceremo che in qualcuno si radichi l'errato convincimento che l'illegalità paga".