SOLDI&BUBBOLE | Dottrina sociale della Chiesa e globalizzazione della solidarietà

Lunedì 12 Aprile 2021
"Solo ciò che Dio ricorda esiste veramente", ha affermato il Papa, citando Deslav Ivanovi Ivanov al Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, svoltosi a Verona dal 26 al 29 novembre 2020, sul tema "Memoria del futuro". La crisi del marxismo ha lasciato un grande vuoto. Nel corso del tempo la destra politica, o almeno una sua parte, si è attestata su una posizione iperliberista, la sinistra appare in preda al patto sindacale tra oligarchi e correnti, mentre, nel frattempo, si sono succedute violente crisi economiche e una sempre maggiore diffidenza del "popolo" verso gli attori politici. La Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica nacque con la Rerum Novarum, promulgata nel 1891 da Papa Leone XIII e considerata la prima enciclica sociale, pubblicata da un Pontefice ormai ultraottantenne, recluso nei Palazzi Vaticani, da dove continuava a rifiutare ogni trattativa con il Regno d'Italia, ma che al tempo stesso ha saputo intercettare le novità sociali che si affacciavano all'orizzonte. Nel 1848, infatti, era stato pubblicato il Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels con cui faceva il suo ingresso nella storia del pensiero filosofico il materialismo storico di matrice ateistica, che trovava la sua base sociale nel proletariato di massa, del quale si proponeva di migliorane le condizioni di vita. Certamente la Rivoluzione Industriale portò con sé radicali modificazioni del tessuto sociale, ponendo in risalto la questione sociale, vale a dire l'insieme dei gravi problemi connessi alle sperequazioni nella distribuzione delle risorse materiali, alla povertà delle classi lavoratrici, all'assenza di un sistema previdenziale ed assistenziale in grado di fronteggiare i bisogni di un numero crescente di disoccupati, di anziani e di individui comunque privi di mezzi di sostentamento. Nonostante si fosse da sempre espressa sulle questioni sociali, fin dall'opera dei Padri della Chiesa dei primi secoli o dei grandi Dottori del Medio Evo, è con la Rerum Novarum che, per la prima volta, ne vengono stabiliti i criteri. Incominciano quindi ad essere trattati temi che riguardano le giuste rivendicazioni proletarie, il valore sociale della proprietà privata, distinguendo il diritto di proprietà che è privato, dall'uso di essa che è sociale (concetto recepito molto tempo dopo dall'art. 41 della Costituzione italiana), il principio della sussidiarietà dell'intervento statale, secondo cui l'azione sociale viene promossa e portata avanti in primo luogo dall'individuo, poi da libere associazioni locali, infine dallo Stato; il diritto all'associazionismo sindacale, ad un salario che garantisca il dovuto sostentamento del lavoratore e della sua famiglia. Di fronte al problema dello Stato, la dottrina sociale rifugge dagli estremi della concezione negativa (non interventista) dei liberali e di quella considerata troppo ingerente dei socialisti (dei quali rifiuta energicamente la tesi dell'abolizione della proprietà privata) ammettendo, contro il liberalismo, che lo Stato doveva intervenire nella vita economica soprattutto per proteggere le classi più povere ma attenuò lo statalismo eccessivo dei socialisti sostenendo la necessità che si formassero tra l'individuo e lo Stato libere associazioni a scopo economico e sociale le quali permettessero, da un lato, il superamento dell'individualismo, ed evitassero, dall'altro, il pericolo di cadere nel livellamento collettivistico. A partire da Leone XIII si apre la strada delle encicliche sociali, ma si deve a Pio XII l'utilizzo per la prima volta dell'espressione Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Dopo le iniziali condanne del comunismo, che rischiarono di compromettere i rapporti della Chiesa con le masse operaie, aderenti anche nei paesi cattolici a partiti e movimenti comunisti, e di alimentare una confusione tra Chiesa e potenze imperialistiche occidentali, nel 1931 è Pio XI con la Quadragesimo Anno ad aprire il dialogo con il socialismo democratico, mentre ben presenti nella memoria collettiva sono la Mater et Magistra del 1961 e la Pacem in Terris di Giovanni XXIII del 1963, pubblicata durante il concilio Vaticano II, quando il Pontefice di "provvisoria transizione", come si definiva Papa Roncalli, optò per una "scelta preferenziale nei confronti dei poveri". Se la Rerum novarum costituì il documento a fondamento della Democrazia cristiana, che permettesse alle istanze riformatrici del cristianesimo sociale di trovare finalmente una voce a livello politico, la Populorum progressio di Paolo VI del 1967 venne considerata il manifesto dei Cristiani per il socialismo. Infatti, tra il 1961 e il 1967 molte cose cambiarono. Gli Stati Uniti entrarono in crisi sul fronte vietnamita, mentre l'Unione Sovietica era in continua ascesa. Laddove Leone XIII e Pio XI avevano condannato il socialismo, Paolo VI lo difende. Laddove i precedenti papi avevano difeso la proprietà privata, Paolo VI afferma: "[...] La proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario". L'enciclica è una delle più famose e importanti della storia della Chiesa anche se contiene punti che sono stati oggetto di dibattiti (come il diritto dei popoli a ribellarsi anche con la forza contro un regime oppressore) e di feroci critiche negli ambienti più conservatori, dove questo documento venne tacciato infatti di essere vicino ad una dottrina sociale troppo clemente verso la sinistra e il suo pensiero. All'indomani della sua pubblicazione, il quotidiano del MSI, Il Secolo d'Italia, titolò in tono polemico: "Avanti Populorum!". Seguì il periodo della dissoluzione dell'URSS, compreso tra il 19 gennaio 1990 e il 26 dicembre 1991, che coinvolse il sistema politico, economico e la struttura sociale dell'Unione Sovietica. Seppur correggendo il tiro rispetto alla Populorum Progressio, una particolare attenzione ai temi del lavoro, dell'economia e dell'organizzazione della società viene manifestata ancora da Giovanni Paolo II, nelle encicliche Laborem Excercens (1981), Sollicitudo Rei Socialis (1987), e Centesimus annus (1991,); da Benedetto XVI, nell'enciclica Caritas in veritate (2009); e ancora nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium, nella enciclica Laudato si, nella Fratelli Tutti di Papa Francesco, sottolineando tutte la continuità della riflessione pontificia ed ecclesiale in relazione ai problemi della giustizia sociale e dell'equità in campo economico. Nel 2004 il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha presentato il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa all'allora papa Giovanni Paolo II, in cui ne sono confermati i suoi cardini, ossia il principio del bene comune e della destinazione universale dei beni, i principi di sussidiarietà e di solidarietà. Nel 2017 l'edizione rinnovata del Catechismo della Chiesa Cattolica inserisce la dottrina sociale nella sezione dedicata ai comandamenti, collegandola al settimo "non rubare". In esso si cita il passo di San Giovanni Crisostomo: "Non sono nostri i beni che possediamo, sono dei poveri". Nel secolo trascorso tra la Rerum Novarum e le più recenti encicliche, si è consumata la parabola del materialismo storico di concezione marxista. Negli ultimi decenni, l'impetuoso sviluppo economico della Cina ha dimostrato che crescita industriale e riconoscimento dei diritti non sempre vanno di pari passo. Le teorie economiche di natura deterministica degli anni 90 erano fiduciose che la mano invisibile del mercato avrebbe guidato il sistema nella direzione giusta, considerando tuttavia le persone come esemplari equivalenti e intercambiabili di Homo economicus sufficiente a sé stesso. Nonostante questo, la prassi di governo degli Stati moderni, ha mantenuto un deciso carattere interventista in ambito economico, come dimostra anche il sostegno offerto in Italia ai lavoratori penalizzati dal Covid e dalle restrizioni imposte per combatterlo, l'assegno universale per i figli, l'indennità di disoccupazione per le partite Iva. Novità di impostazione, inclusive, ma non sufficienti. Decisive, se parti di un cambiamento generale. Il rischio è che si tratti di rispondere ad esigenze di mantenimento dell'ordine pubblico senza una reale trasformazione della società. Anche a questo fine è determinante la presenza nel Recovery fund della riforma del welfare e delle risorse per finanziarla. Farà capire di quale futuro si parla quando si parla di futuro del Paese. In un mondo che ha globalizzato tutto, anche la povertà e la violenza, la soluzione dei problemi sta nella "globalizzazione della solidarietà", come spesso ha detto Giovanni Paolo II. Lo ha ripetuto anche Benedetto XVI in Deus caritas est. La solidarietà è un pilastro dell'attuale dottrina sociale della Chiesa, già presente nel Concilio e nella Populorum Progressio. La forza della Chiesa e del suo messaggio è anche quella del tempo che, come dice il Pontefice, prevale sullo spazio, creando un ponte, una tensione temporale tra il messaggio portato da Gesù due millenni or sono e le tematiche attuali del benessere sociale.
Buona Pasqua a tutti i lettori de l'Attacco.
Donatella Perna avvocato e curatore fallimentare del Foro di Foggia