CONFLITTI | I furbetti del vaccino e certo giornalismo diffamatorio

Lunedì 12 Aprile 2021
Ma ci sono i furbetti del vaccino, andiamo a vedere cosa succede a Foggia". Con queste scioccanti parole Bruno Vespa annuncia nel suo celebre salotto di Porta a Porta un presunto scoop direttamente nella nostra prestigiosa Università di Foggia. L'inviato di Rai Uno attraversa le Facoltà di Agraria, di Archeologia, e di Medicina ponendo ai professori domande strumentali e provocatorie quali: "ma lo sai che lei è vaccinato e magari i suoi genitori no?" L'attacco è generalizzato; il messaggio demagogico del servizio è che sia uno scandalo che all'università di Foggia siano vaccinati, e che ci sia del dolo in questo. Viene intervistato anche il Rettore Pierpaolo Limone per provare a dare un volto a questo plastico esempio di giornalismo diffamatorio che diventa macchina del fango atta a scatenare populismo. Addirittura il servizio si chiude alla Facoltà di Medicina, cercando di screditare persino l'inoculazione dei vaccini ai tirocinanti di medicina, senza considerare che sono a tutti gli effetti degli operatori sanitari. Una gonga mediatica davvero deplorevole che colposamente o con malizia non tiene conto diversi elementi. Le categorie da vaccinare non le ha scelte il Rettore di Foggia, ed i professori biasimati di fronte le telecamere della tv pubblica non hanno trafugato i vaccini, ma hanno semplicemente rispettato un piano vaccinale nazionale. Come avviene in tutti i Paesi. Additarli come i "furbetti del vaccino" è sconcertante. Se si fossero rifiutati di vaccinarsi, avrebbero a quel punto impostato un servizio sui "Ribelli dell'UniFg - quando il settore pubblico non risponde più all'autorità". E' necessario aggiungere che il controverso vaccino di Astrazeneca inizialmente non era destinato agli anziani, e l'età per l'inoculazione è stata via via alzata. Questo ha fatto sì che sia stato impostato un piano vaccinazioni con età sensibilmente più basse. Possibile mai che secondo Vespa queste categorie avrebbero potuto e dovuto rifiutarsi? Sarebbe l'anarchia. Un dipendente pubblico quale un professore che dica di non volersi vaccinare e cedere la propria dose ad una persona che ritiene più meritevole, sarebbe un ulteriore segno di un Paese senza regole. Non è una scelta etica personale, in questi casi è il rispetto scrupoloso delle regole a fare la differenza. Il Rettore Limone ha commentato personalmente sulla sua pagina facebook che il servizio è stato effettivamente strumentale e manipolativo. Ha scritto che la loro categoria come altre hanno funzionato da cavia per il vaccino Astrazeneca, ma è stato tutto fatto nel rispetto delle regole e delle disposizioni ricevute. E' evidente poi che questo servizio poteva essere realizzato in qualsiasi altra Università d'Italia ma si è consapevolmente scelto di intridere il tutto con quella retorica anti-meridionalista che serve sempre a creare controversie e stimolare le reazioni di pancia di un determinato pubblico. Le aule sono momentaneamente vuote per via delle restrizioni sugli spostamenti, ma una volta terminate si potrebbe appunto tornare a lavorare in presenza, e questo vale per tutto il contesto nazionale. Lo slogan "guardate cosa succede a Foggia" è incredibilmente strumentale. Anzi da noi rispetto ad altre Università d'Italia, dove sono stati vaccinati addirittura gli studenti dal terzo al sesto anno, molti tirocinanti non hanno ancora fatto la prima dose e stanno dunque perdendo il diritto di svolgerlo. E poi tra i vari cliché, abbiamo assistito all'ormai ripetitivo mantra anti istruzione, settore che non può essere considerato prioritario secondo questi fini giudici dell'egemonia culturale. Le università e le scuole vanno riaperte il prima possibile. Ogni giorno di chiusura in più è un danno incalcolabile per tutta la collettività. Danni che paghiamo oggi e che pagheremo più avanti con una generazione deprivata di educazione ed istruzione. Disagi che soffriremo con un sistema di Ricerca costantemente arretrato e sempre meno finanziato. Quindi sì, in una Paese civile ed avanzato l'Istruzione, l'Università e la Ricerca sono categorie necessarie e prioritarie. La Didattica a Distanza in un Paese che non ha investito nulla su di essa e l'ha abbandonata all'individuale organizzazione dei professori e dei singoli studenti, si è dimostrata totalmente fallimentare e dannosa per la formazione.  I docenti hanno dovuto totalmente improvvisare senza che siano stati garantiti piattaforme univoche ed universalmente accessibili. Come al solito è diventata una questione di diseguaglianze, laddove gli studenti meno abbienti hanno avvertito maggiormente il disagio, se non la totale perdita del diritto allo studio. Ma la vulgata popolare vuole che i docenti siano i furbetti. Addirittura ci sono stati esponenti pubblici che hanno accusato gli insegnanti di aver esagerato sui sintomi degli effetti collaterali post inoculazione del vaccino, con lo scopo di prendersi qualche giorno di malattia. Un'intera categoria di insegnanti trattata come approfittatrice e scansafatiche. Ormai il modus operandi di stigma e discredito contro il mondo dell'istruzione non è nemmeno più celato. È deliberatamente e sistemicamente delineato per costruire un mostro. Per poi stupirci della nostra arretratezza, della nostra costante impreparazione nell'affrontare queste crisi, del nostro generale livello culturale così basso da determinare scarsa coscienza, inciviltà, mala amministrazione a tutti i livelli. Se abbiamo una speranza di salvarci, quella è l'educazione e l'istruzione a tutti i livelli. Vespa davvero dovrebbe vergognarsi di aver imbastito questa campagna diffamatoria.
Francesco Strippoli