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Cerignola, i saldi non sono la boccata d'ossigeno attesa: i commercianti sperano nella ripresa delle cerimonie (e in altri ristori)

Reinventarsi, riposizionarsi e attendere tempi migliori. E' la filosofia di chi non vuole mollare tutto, nonostante la crisi perdurante da almeno due anni e il Covid. Tra i commercianti cerignolani c'è chi si è rimboccato le maniche e ha preferito seguire un altro target, perché qui i saldi non sono l'unico toccasana.

La città ofantina, infatti, è rinomata in tutta la provincia per i suoi negozi di abiti da cerimonia: non solo matrimoni, ma anche battesimi, comunioni, cresime, diciottesimi. Proprio questo settore, in questo momento storico, non è tra le priorità della ripresa: tanto i negozianti che i clienti non sanno ancora quale sarà il proprio destino.

"In questi primi 10 giorni non c'è stato nessuno che è venuto anche prendere un appuntamento per provare un abito da sposo - ha dichiarato Vincenzo Specchio a l'Attacco -. Non siamo sicuri su quello che potrà venire nei mesi a seguire, per il settore wedding non c'è una programmazione: per chi ha un target di abiti da cerimonia, e qui a Cerignola ce ne sono tantissimi compreso un mio piccolo angolo, non c'è prospettiva perché ogni giorno viene deciso un qualcosa di diverso rispetto alle indicazioni precedenti. In realtà, non si parla propria del settore. Il 10 gennaio degli anni precedenti avevo già programmato circa il 30 per cento degli sposi dell'anno in corso, ora siamo a zero. Se si ha avuto la capacità o la fortuna, qualche mese prima, di cambiare strategia ci si può salvare e rientrare nelle spese. Da marzo 2020 ho ridotto gli acquisti della cerimonia e mi sono spostato su articoli più sportivi. Io però mi metto anche nei panni di chi punta solo su un target medio-alto e quindi è dura. La merce per le cerimonie del 2020 verrà utilizzata nel 2021 perché in tanti non hanno prodotto nuovi capi".

A proposito di spostamenti, c'è chi invece ha deciso di cambiare location. "Piazza Duomo non è più il centro nevralgico del commercio cittadino, anzi - ha affermato a l'Attacco una negoziante -. Qui nei dintorni quasi tutti hanno chiuso per Covid, non c'è la viabilità giusta, alcuni pomeriggi ho tenuto giù la serranda per la paura, c'è troppo buio". Pare, inoltre, secondo i beninformati, che i commercianti non abbiano ricevuto nemmeno il supporto del vescovo Luigi Renna sullo spostamento delle fioriere che delimitano la piazza per ricavare dei parcheggi. Inoltre, i finanziamenti destinati al Distretto urbano del Commercio (Duc) saranno utilizzati per abbellire la piazza e non per aiuti concreti. I negozianti si sono trovati di fronte a diversi "muri".

"Riscontriamo la totale inefficacia dei finanziamenti conquistati dal Duc - ha confermato Specchio -. Invece di essere spesi a sostegno dei commercianti, vengono utilizzati per l'abbellimento di Piazza Duomo. Quelle risorse potevano essere messe in un fondo di solidarietà per i commercianti già colpiti negli ultimi anni da una crisi quasi irreversibile e che oggi viene rimarcata dalla pandemia. A noi lavoratori poco interessa dell'abbellimento della piazza - ha aggiunto - e quindi chiedo alla Regione di utilizzare quelle risorse per pagare gli affitti e per le attività fortemente in crisi. Chi non ha cambiato traiettorie di acquisto, spostandosi su prodotti che vengono consumati nel quotidiano ma ha puntato su abiti da cerimonia, si sta trovando in serie difficoltà".

Quindi, i saldi non sembrano rappresentare la classica boccata d'ossigeno se i capi non possono essere utilizzati. Secondo le stime, a livello provinciale si registra un calo di circa l'80 per cento, mentre a livello nazionale tra il 25 e il 30. "Ciò significa un disastro totale, che era già annunciato perché da mesi noi commercianti registriamo una diminuzione di vendite a causa di lockdown mascherati dalla diversa colorazione delle regioni. Se il governo non ci supporterà con dei ristori saranno in tanti in futuro a non alzare più la serranda. C'è un'enorme riduzione di vendite, non vedo in prospettiva un incremento dovuto ai saldi - ha evidenziato Specchio -. Il 70 per cento della mia clientela, storicamente, era composta da persone che provengono dai paesi limitrofi, ora è sicuramente amentata quella locale, ma c'è una diminuzione degli altri clienti. Abbiamo utilizzato anche diverse forme di promozione, con quella dei social riusciamo a beneficiare di alcuni acquisti e di buoni risultati. È sempre dura, però, per chi ha creato una struttura fisica e non quello online per le vendite".

"Riposizionarsi sul mercato può essere un modo per uscire fuori dalla crisi e per sopravvivere, ma non per riuscire a produrre quel profitto che un investimento presuppone - ha proseguito -. Diciamo che chi si reinventa e chi coglie le opportunità che i momenti di crisi possono sviluppare può uscirne meno malconcio di altri. Chiusure dei negozi? Era già presente una crisi atavica, il Covid ha messo in ginocchio tanti commercianti che erano già in grosse difficoltà".

Pietro Capuano