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Dopo due settimane parla il primo vaccinato di Cerignola, Dalessandro: 'Non capisco lo scetticismo dei colleghi'

L'avvio delle vaccinazioni contro il Covid-19 ha dato un segnale importante dopo mesi di sole incertezze e può essere considerato l'inizio di un percorso, lungo, verso la normalità. Di contro, però, in questa prima fase sono tanti gli scettici che potrebbero non sottoporsi all'inoculazione. Rocco Dalessandro, medico cardiologo, è stato il primo a essere vaccinato a Cerignola.

"Ai cittadini cosa dico? È un messaggio che non dovrebbe essere difficile da lanciare perché, a parte la sparuta minoranza di idioti che comunque negano anche l'evidenza, credo che le immagini delle rianimazioni, le testimonianze della gente che hanno contratto il virus e magari ne sono uscite veramente per il rotto della cuffia, debbano far riflettere tutti - ha detto il medico a l'Attacco -. Non credo che ci possano essere dei dubbi: i fumatori aspirano di tutto, introduciamo nel nostro corpo cibi non controllati, arriviamo al vaccino che secondo me è una delle conquiste della scienza e andiamo a spaccare il pelo in quattro. Il rischio zero nella medicina, come in tutte le attività, non esiste e c'è sempre una piccola percentuale di pericolo anche in quelle che sono le pratiche più innocenti. Se pensiamo alle persone che vengono vaccinate ogni anno, non possiamo farci condizionare da un unico caso che ha presentato uno shock anafilattico. Ad esempio".

E poi l'affondo sui colleghi: "Certamente non capisco la diffidenza o lo scetticismo dei medici e degli infermieri, degli addetti ai lavori. Non siamo dei professionisti che non hanno i mezzi per capire che cosa stiamo facendo, abbiamo le capacità per comprendere, mi sono vaccinato con entusiasmo anche perché avevo carpito una certa diffidenza iniziale e quindi ho deciso io di essere il primo, anche per essere un esempio".

Dopo due settimane dalla prima dose ricevuta, come si sente? "Conta anche poco la mia reazione personale - ha aggiunto Dalessandro -, io non ho avuto nessun problema se non un po' di dolore nella sede di iniezione. Posso dire che gli altri miei colleghi che si sono vaccinati non hanno avuto nessun problema, quindi facciamo un piccolo sforzo, eleviamo un attimo la nostra intelligenza e facciamo la vaccinazione con fiducia. Non c'è nessun problema, come del resto succede in tantissime inoculazioni che vengono praticate anche sui bambini, che sono maggiormente indifesi".

Aver trovato un vaccino in così poco tempo è anche una delle preoccupazioni che alimenta lo scetticismo. "All'inizio la notizia ci ha sorpresi - ha evidenziato Dalessandro -, in realtà dopo aver letto delle notizie su riviste specializzate abbiamo saputo che la metodica con cui il vaccino veniva preparato non era nuova, ma veniva da un'esperienza trentennale sugli studi dell'Rna messaggero. Per cui, per i ricercatori non è stato difficile utilizzare il metodo, quello che era già acquisito, ma hanno dovuto metterlo in pratica su basi scientifiche solide a riprova del fatto che la ricerca era molto avanzata".

Il vaccino può mettere davvero fine alla pandemia? "Siamo sulla strada giusta per la sconfitta del virus - ha rimarcato il medico cerignolano -, tra l'altro le aspettative riservate ai vari tipi di vaccino sono veramente tante. Si sta prospettando, da ultimi studi, anche la possibilità che copra un periodo superiore a quello che era stato inizialmente indicato: ci sono alcune ricerche degli ultimi giorni che arrivano a ipotizzare che la protezione possa raggiungere anche i due anni. Questa è una bella notizia, quindi bisogna procedere senza esitazioni alla vaccinazione di tutta la popolazione e questo deve essere un obiettivo primario. Una certa tranquillità riusciremo ad acquisirla non prima di sei mesi, quando presumibilmente avremmo raggiunto con la pratica vaccinale almeno il 70 per cento degli italiani, avremo una buona copertura quando saremo riusciti a vaccinare tra il 70 e l'80 per cento dei cittadini".

Quello che preoccupa un po' è la lentezza delle operazioni di somministrazione delle dosi, almeno in questa prima fase. "Forse, in termini di organizzazione, si poteva fare un pochettino meglio - ha ribadito Dalessandro -. Già nel mese di marzo del 2020 si era paventata l'idea di un vaccino in arrivo per la fine dell'anno e queste previsioni non sono state mai smentite. Mi sarei aspettato che ci fossero le squadre di vaccinatori pronte per poter operare, ovviamente poi non le %u2018munizioni nei loro fucili'. Mi pare che ci sia una certa discrepanza in questo, sono però ottimista e direi che entro la fine del mese il gap possa essere colmato, quindi iniziare veramente una vaccinazione di massa".

Pietro Capuano