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Quanto serve il nuovo impianto di compostaggio a Foggia? Dubbi sull'efficienza ambientale ed economica

Potrebbe non essere la soluzione ottimale per Foggia la realizzazione del biodigestore progettato dalla Regione Puglia a Passo Breccioso per il trattamento dei rifiuti organici. L'impianto è stato pensato per raggiungere l'obiettivo individuato dal Piano di Azione Cipe 79/2012 ex Dgr 1433/2018 della riduzione dei conferimenti dei rifiuti indifferenziati in discarica.

In quest'ottica, nel 2019 la giunta regionale ha approvato l'atto di indirizzo per l'attuazione e realizzazione degli interventi programmati da parte dell'Agenzia regionale per la gestione dei rifiuti (Ager) prevedendo, per quanto riguarda la Capitanata, il potenziamento del Tmb di Deliceto con linee Re.Mat per la massimizzazione del recupero delle frazioni secche dalla frazione indifferenziata, un impianto di compostaggio a Foggia (che avrebbe fatto il paio con quello di Bari), la realizzazione di un impianto trattamento e recupero degli imballaggi di plastica a Monte Sant'Angelo) e degli imballaggi in vetro  sempre a Foggia.

A giugno il direttore generale di Ager, Gianfranco Grandaliano aveva annunciato che l'impianto di compostaggio a Bari sarebbe dovuto entrare in funzione ad ottobre. Si tratta di un impianto a gestione pubblica che potrà ricevere sino a 750 tonnellate di frazione organica, in pratica gemello di quello che dovrebbe sorgere a Foggia, la cui progettazione sarebbe dovuta essere consegnata entro l'estate.

Il costo della realizzazione si dovrebbe aggirare attorno ai 15-18 milioni di euro ma alla vigilia del presunto inizio della procedura c'è da chiedersi quanto sia utile un intervento del genere anche alla luce dell'esperienza di Bari, dove ci sarebbero problemi a mettere in funzione l'impianto.Le difficoltà non sarebbero tanto nel far partire il trattamento dei rifiuti, quanto nell'estrazione del biogas, o meglio, vista la scarsa qualità, del syngas, utile più che altro ad essere bruciato per produrre energia o calore. Diverso (più costoso e più ambito dai mercati) il gas prodotto per alimentare le auto.

La tecnologia dei due impianti però pone anche il problema della chiusura del ciclo dei rifiuti: dopo l'estrazione del gas restano da trattare i fanghi residui (tutt'altro che compostabili) e da bonificare le acque usate nel processo, il che significa ulteriori costi, che sarebbero interamente coperti dalla Tari, cioè dai cittadini. Già solo per questo i due impianti potrebbero non essere funzionali alle esigenze del territorio. Il dubbio si pone anche da punto di vista ambientale: bruciare syngas per produrre energia o calore equivarrebbe, in termini di emissioni di Co2 a incenerire i rifiuti. "Questo progetto poteva andare bene nella Cina maoista - ha commentato Giorgio Cislaghi, delegato Acli provinciale e responsabile all'ambiente che da tempo si occupa di quello che accade a Passo Breccioso -. Ma quando avevano bisogno di smaltire gli escrementi dei maiali e tenere calde le case nelle campagne. Oggi la Cina invece ha fatto passi da gigante e noi siamo ancora a quella tecnologia".

Senza contare che a Foggia l'area in cui dovrebbe sorgere l'impianto pone problemi di terreno inquinato, come dimostra il provvedimento della Provincia che tempo addietro, per questa ragione, ha già bloccato la realizzazione di un altro impianto, per il trattamento dei fanghi di AqP. L'alternativa al nuovo stabilimento sarebbe quella di riconvertire le celle che adesso trattano l'indifferenziato nell'impianto di biostabilizzazione che già esiste proprio a Passo Breccioso. Quelle stesse celle possono trattare la frazione organica che, in una seconda fase andrebbero semplicemente messe a maturare in un capannone per 15 giorni, per produrre compost, senza ulteriori inquinanti.

Tutto praticamente a costo zero e man mano che aumenta la raccolta di frazione organica sul territorio, ci sarà meno bisogno delle celle di stabilizzazione per l'indifferenziato. Il residuale indifferenziato secco non avrebbe più bisogno di essere biostabilizzato e potrebbe andare direttamente all'incenerimento oppure ad implementare ulteriori sistemi di recupero, evitando di finire in discarica. Si ottimizzerebbe il sistema a costi molto più bassi. Alla fine del ciclo si avrebbe un compost non di grande qualità ma sicuramente utile nel caso di bonifica dei terreni inquinati, un'autoproduzione che eviterebbe l'acquisto ad esempio a Giardinetto, dove serviranno tonnellate di terra pulita, con un notevole risparmio.

Allora perché puntare ad impianti non esattamente performanti dal punto di vista ambientale ed economico? Le due infrastrutture sono gestite da Amiu e produrrebbero utili dalla vendita del gas; i costi di gestione sono totalmente a carico dei cittadini mentre l'utile andrebbe in bilancio ritornando ai Comuni nella contabilità generale. "Perché allora il Comune di Foggia non rende strutturale il recupero dei soldi dagli utili di Amiu (già oggi di un paio di milioni di euro l'anno, ndr) per abbassare strutturalmente la Tari? - è la domanda che pone Cislaghi -. Se non si vogliono smaltire i rifiuti in modo ecologico almeno gli utili della scellerata scelta ambientale vadano a vantaggio delle tasche dei cittadini con una riduzione delle tariffe".

Cinzia Celeste