Una lunga storia d'amore, tutto nacque nell'anno di grazia 1986 ed all'epoca fra i due fratelli c'era feeling

Giovedì 10 Giugno 2021
E' l'estate del 1986. In grave affanno economico, divorati dai debiti e con l'azienda sull'orlo del fallimento, Lioce ed il cugino Romeo sono costretti a farsi da parte, rimettendoci sull'unghia qualcosa come sei miliardi. E' in quel frangente che sulla scena locale si affacciano due imprenditori di San Giuseppe Vesuviano, i fratelli Pasquale ed Aniello Casillo, ormai da anni trapiantati a Foggia dove, sotto la guida del padre Gennaro, hanno avviato la prepotente scalata al successo. Operano nel settore cerealicolo e li accomuna la passione per il calcio. Pasquale già durante la gestione Fesce aveva rivestito la carica di consigliere, ma ora con il fratello vuole impossessarsi del bastone di comando. Rilevare il pacchetto azionario di maggioranza è un'operazione complessa, c'è in particolare da superare la concorrenza di altri gruppi che da tempo hanno fiutato l'affare-Foggia. Alla fine però sono proprio loro, i re del grano, ad accaparrarsi la poltrona più ambita. E' l'alba del 3 settembreAniello sale alla presidenza, Pasquale almeno inizialmente preferisce restare dietro le quinte, anche se fin dal primo momento è lui a muovere i fili dell'ingranaggio rossonero. Rifondare è la parola d'ordine che sottintende il progetto di rilancio.Superare la diffidenza di una piazza e di una tifoseria sfibrata dalle ultime contraddittorie vicende; trovare un assetto manageriale e finalmente stabile per un'azienda depauperata dall'ultima sconcertante gestione; rivitalizzare il patrimonio tecnico a disposizione: sono questi i capisaldi del nuovo corso.In uno scenario dalle tinte indefinite si aggiungono le vicende del calcio scommesse, che in casa rossonera avranno pesanti ripercussioni. Sotto inchiesta a giugno finisce Barletta-Foggia, l'accusa infamante è di aver addomesticato la gara. La Disciplinare usa la mano pesante, il primo verdetto è impietoso: retrocessione in C/2. Il ricorso alla Caf evita al Foggia il 28 agosto l'onta della retrocessione, non la penalizzazione dei 5 punti da scontare nella stagione che va a cominciare. I vertici rossoneri fronteggiano l'emergenza con grande acume, il piano di rilancio è già in corso quando da Firenze giunge il primo verdetto. Il neo-consulente tecnico Peppino Pavone è l'uomo a cui si affidano i fratelli Casillo per uscire dal tunnel. Pavone ha appena concluso nella Cavese la sua attività agonistica, e si accinge a cimentarsi dietro la scrivania dove cerca di capitalizzare le sue indiscutibili qualità di talent-scout. Innamorato di un calcio propositivo, individua in Zdenek Zeman il tecnico in grado di assecondare le sue idee. Il boemo arriva dalla lontana Licata, dove si è costruito la fama di allenatore di stampo moderno con un unico credo: il lavoro. Le tormentate vicende del calcio-scommesse inizialmente rallentano il processo di rinnovamento, in agosto per il ritiro di Campo Tures parte una squadra ancora incompleta. Si attendono con impazienza le decisioni della Disciplinare per saper quale destino attende i rossoneri: a fine agosto su Foggia ritorna il sereno, il ripescaggio in C/1 pur se con la penalizzazione è la spinta decisiva verso un futuro meno nebuloso. Pavone chiude quelle trattative avviate già da tempo, e per l'inizio di campionato il Foggia si presenta con le carte in regola per non sfigurare. Il -5 di partenza è un fardello che con il passare delle giornate pesa sempre di meno sui monelli di Zeman, ben presto il ritardo accumulato in classifica viene ridotto ai minimi termini, il Foggia dei giovani che pratica un calcio offensivo si appresta a diventare la più lieta sorpresa della stagione. Gli elogi che piovono copiosi sulla Zeman-band contagiano anche una piazza fino a quel momento piuttosto tiepida nei riguardi della propria squadra. In dicembre l'arrivo della capolista Barletta fa registrare allo Zaccheria il pubblico delle grandi occasioni: sotto di due gol ad inizio di ripresa, e dopo aver addirittura fallito un calcio di rigore, il Foggia si inventa una clamorosa rimonta che fa scattare la molla dell'entusiasmo. E' questa la domenica della definitiva riconciliazione con il pubblico amico, che finalmente sa di poter contare su un gruppo e su di un allenatore che non tradiranno le loro attese. Le imprese del piccolo Foggia di Zeman fanno il giro d'Italia, di questo allenatore taciturno ma carismatico cominciano ad accorgersi anche i club più titolati. In particolare il Parma di Ceresini, che sta per avviare il dopo-Sacchi. Casillo fiuta che il rischio di perdere l'uomo del "Rinascimento" del calcio foggiano è concreto, per questo a più riprese invita Zeman a rinnovare contratto. Il boemo però prende tempo. Il valzer va avanti fino ad aprile quando, dopo la sonante cinquina patita a Cosenza, si registra un clamoroso colpo di scena. Pasquale Casillo, appreso dell'incontro segreto avvenuto fra Zeman e Sogliano a Parma, rompe gli indugi e licenzia il suo allenatore. Zeman ci resta di stucco, il suo distacco da Foggia sarà doloroso. Dalle telecamere di una emittente televisiva locale il giorno successivo il licenziamento per la prima volta il boemo si lascerà cogliere dalla commozione: "Vado via con la morte nel cuore, ma le pietre a mia moglie ed ai miei figli a scuola non posso proprio accettarle...". Toccherà a Roberto Balestri, tecnico della Primavera, portare a compimento l'operazione-salvezza avviata dal suo predecessore. Il Foggia chiude la stagione in scioltezza piazzandosi all'ottavo posto a 35 punti. Ma senza quella penalizzazione iniziale sarebbe addirittura salito fino al terzo posto in classificaZeman ed il Foggia si lasciavano sul più bello, ma presto si ritroveranno. Per riscrivere assieme la storia rossonera.
Pino Autunno