Aniello e i suoi primi 70 anni, l'altra faccia dei... Casillo

Giovedì 10 Giugno 2021
Dici Casillo, ed istintivamente pensi a Pasquale, l'ex re del grano che ha fatto del Foggia una favola senza tempo. E che pure se n'è andato ormai circa un anno fa dimenticato da tutti. O quasi. Di Casillo, però, non ce n'è uno solo... Con lui negli anni ruggenti che portarono il suo Gruppo a diventare leader nel mondo del settore cerealicolo c'era anche Aniello, che proprio martedì scorso ha raggiunto un importante traguardo: 70 anni, portati splendidamente, qualche piccolo acciacco a parte. L'evento non è passato inosservato, e sui social la ricorrenza è stata immortalata in  alcuni scatti (sottratti da qualche profilo) che hanno finito con il fare il giro del web. Un bel quadretto di famiglia, che inevitabilmente ha riportato indietro nel tempo: a circa 30 anni fa, per la precisione, quando il Foggia veleggiava in A e Zemanlandia furoreggiava. Per una data così importante non potevano mancare ovviamente gli amici di sempre, quelli che nel bene e nel male sono rimasti sempre fedeli alla famiglia Casillo. Così a distanza di un paio di settimane, attorno ad una torta, riecco apparire Zdenek Zeman, che da Roma si è precipitato per riabbracciare l'amico e confidente di sempre, l'unico per il quale non ha mai lesinato  sacrifici. Con loro, e con il primogenito Gennaro, anche il fido Franco Altamura, uno dei pochissimi a potersi vantare di rientrare nella ristrettissima cerchia di amici di Aniello Casillo. Per comprendere però fino in fondo la natura particolarissima del legame che unisce Sdengo ad Aniello, bisogna risalire a quell'1 luglio del 1994, giorno in cui Zeman di buonora metteva piede a Napoli. Il calcio, una volta tanto, non c'entrava nulla con quell'inatteso blitz. Era infatti una singolarissima vicenda umana che quel giorno prendeva il sopravvento. In compagnia dell'inseparabile Aniello, in assoluto anonimato in prima serata poteva finalmente riabbracciare il Presidente dopo due mesi di forzata lontananza. Zeman ormai non era più sulla panchina del Foggia, c'era già la Lazio nel suo futuro, eppure il cuore gli diceva che ancora non era arrivato il momento di voltare definitivamente pagina. Aveva prima un debito morale dal saldare.  Il Foggia dopo la tournèè in Macedonia Svizzera si era dato appuntamento a metà luglio per la ripresa. La città si era già tuffata da tempo nel clima vacanziero dell'estate. Lui no. Le spiagge di Mondello potevano attendere, c'erano due dei tre amici più cari da risollevare nello spirito. Aniello Casillo aveva appena fatto ritorno a casa, Pasquale non ancora.  Dal 21 aprile era rimasto solo coi suoi pensieri. E Zeman sentiva di dover aspettare. "Quello che ha fatto per me in quei giorni non potrò mai dimenticarlo - ricorderà successivamente Aniello Casillo -. Ero sfibrato, avevo bisogno di un sostegno morale particolare. Con Sdengo bastava un cenno per intendersi. Quando due amici veri come noi si aiutano reciprocamente è più facile trovare la forza per non abbattersi. Zeman non mi ha mai lasciato un attimo da solo. Durante gli arresti domiciliari mi ha fatto capire quanto sia importante avere al fianco una persona cara. Arrivava a casa di buon mattino, e mi regalava il suo conforto, mi lasciava solo all'ora di pranzo. Ma alle due del pomeriggio era di nuovo con me. Si presentava dietro la porta e diceva: allora, questo caffè è pronto o no?". Zeman con l'amico fraterno mascherava abilmente tutta l'amarezza del momento, in realtà era un uomo avvilito. Dirà in quel triste 21 aprile, in cui i guai per la famiglia Casillo avevano inizio: "E' il giorno più doloroso della mia vita". Parole dettate dal cuore e da un senso di solitudine che in quei momenti prendevano ad assalirlo: "Spero che questa assurda vicenda si chiarisca quanto prima, ma al linciaggio morale al quale stanno sottoponendo Pasquale ed Aniello ci sarà mai rimedio?".  Ecco perché quando quell'1 luglio Aniello lo metterà al corrente della possibilità di incontrare il fratello, Zeman non esiterà un istante a dare la propria disponibilità: "Mi ero raccomandato che nessuno venisse a prendermi - racconterà successivamente Pasquale Casillo -. Tutt'al più mi sarei aspettato la presenza di mio fratello. In sua compagnia, invece, con mia grande sorpresa, trovai Sdengo. Potete immaginare la mia commozione. E tu che ci fai qui, gli dissi? E lui: Presidente non potevo mai andare via senza prima riabbracciarla". Zeman si comportava così: a Pasquale dava del "voi", ad Aniello il "tu". Perché fra i due c'era confidenza e complicità. Prerogative che li hanno sempre accompagnati in tutti questi anni. Un'amicizia sopra ogni cosa. E senza tempo. Aniello e Pasquale, fianco a fianco, avrebbero messo su l'impero che li  porterà ad essere proprietari di ben cinquantotto società, e che quel maledetto 21 aprile del 1994, data del suo arresto, avrebbe cominciato a scricchiolare. Quel giorno Pasquale Casillo aveva 46 anni, ed il suo Foggia stava lottando per entrare in Coppa Uefa: il fatturato del Gruppo era di 2.300 miliardi di vecchie lire, una cifra che lo poneva tra i più importanti gruppi industriali del Paese. Sedici anni più tardi, nell'estate del 2010, il Foggia tornava a riunire Zeman e la famiglia Casillo. Nel frattempo però il feeling fra i due fratelli si era inceppato, Pasquale si riprendeva il bastone di comando della navicella rossonera, e nostalgicamente ripartiva ancora da Sdengo. Che accettava la scommessa anche con un intimo desiderio da realizzare: riavvicinare i due fratelli. Che dopo la bufera giudiziaria che li aveva travolti, si erano allontanati. Aniello vivrà a distanza la rentrèe di Pasquale, senza una partecipazione diretta nelle vicende rossonere. Ma con il trasporto di sempre. La nuova mission di Zeman era chiara: rilanciare il Foggia, piombato nelle secche della C, avvalendosi delle felici intuizioni di Peppino Pavone, e creare le premesse per un riappacificamento fra i due litiganti. Che ormai erano divisi su due sponde. Ci proverà in tutti i modi in quella stagione il boemo a ricucire il rapporto, ma ogni volta Pasquale alzerà un muro invalicabile: "Pensa ai fatti tuoi, ai miei ci penso io", gli ripeterà a muso duro e in più occasioni l'ex re del grano. L'ultimo tentativo lo effettuerà l'ultimo giorno di permanenza a Foggia, quando ormai le valigie erano già pronte ed era sul punto di dire bye-bye. Aveva appena annunciato che non se la sentiva di continuare e che toglieva il disturbo, aveva capito che il suo Foggia-ter era ai titoli di coda e che non c'erano i presupposti per pensare in grande. Si vocifera che quel giorno, prima di imboccare l'autostrada con direzione Roma, fece una telefonata ad Altamura, nella quale si limitò a dire: "Se ci ripensa e torna sui suoi passi, giro la macchina e torno indietro". Il riferimento, ovviamente era a Pasquale ed alla sua cocciutaggine: era l'ultima carta che si giocava Sdengo, che aveva sempre sperato di rivederli ancora assieme i due fratelli. Uno al fianco dell'altro. Come ai bei tempi. Zeman ed Altamura  che circondano con l'affetto di sempre Aniello nel giorno in cui spegne le sue prime 70 candeline è una stretta al cuore. Chissà se da lassù don Pasquale avrà approvato%u2026
Pino Autunno