Sospeso dall'Ordine dei medici, Giuseppe Rizzi, l'oncologo arrestato con l'accusa di aver fatto pagare un farmaco salvavita gratuito a un paziente foggiano

Giovedì 10 Giugno 2021
L'Ordine dei medici di Bari ha reso noto di essere entrato in possesso degli elementi necessari e indispensabili ad una valutazione della posizione di Giuseppe Rizzi, ex dipendente dell'Istituto Tumori 'Giovanni Paolo II' di Bari, già destinatario di un provvedimento di licenziamento da parte dell'istituto. Questi elementi sono l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice penale a carico dell'oncologo che avrebbe somministrato, secondo la Procura, previo pagamento, ad un paziente oncologico un farmaco, gratuito per il sistema sanitario nazionale.


A l'Attacco ne aveva parlato il figlio del paziente, un uomo foggiano, Ottavio Gaggiotti, deceduto nei mesi scorsi.

"Il Consiglio direttivo dell'Omceo Bari ha quindi disposto la sospensione ope legis del medico, così impedendo al dott. Rizzi l'esercizio professionale finché il provvedimento cautelare sarà in essere.  L'Ordine ha inoltre avviato la fase istruttoria di raccolta di ulteriori documenti che possano essere utili alla Commissione disciplinare per procedere ad una valutazione dell'operato del medico", si legge in una nota dell'Ordine.

Come è noto, al medico, finito ai domiciliari qualche giorno fa, il pm Marcello Quercia contesta il reato di concussione aggravata e continuata in concorso con la compagna, l'avvocatessa Maria Antonietta Sancipriani. Oltre alla misura cautelare nei confronti di Rizzi, i carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente del valore di 136 mila euro. In sede di perquisizione, nella sua abitazione, i militari hanno trovato reperti archeologici e denaro contante per oltre 1,9 milioni di euro, nascosto in buste e scatole per calzature.I carabinieri hanno accertato che il medico, all'epoca dirigente nel dipartimento di Oncologia dell'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, in orario di servizio e anche fuori turno, e comunque non in regime di attività intra od extramoenia, avrebbe eseguito prestazioni mediche, in particolare iniezioni di un farmaco oncologico salvavita, per la cui somministrazione gratuita, in quanto a totale carico del Servizio sanitario nazionale, avrebbe costretto l'uomo al pagamento in suo favore di ingenti somme di denaro, oltre 130 mila euro, e di altre utilità, sia nella struttura ospedaliera, sia nella sede del patronato Caf gestito dalla compagna co-indagata, adibito illegalmente ad ambulatorio medico.