GENTILISSIMA | Ombre, ritardi e strani silenzi. La storia infinita del DEU

Venerdì 9 Aprile 2021
C'era un clima bellissimo la mattina di lunedì 22 luglio 2013 a Foggia, il giorno dell'inaugurazione del cantiere per la costruzione del nuovo plesso dell'emergenza - urgenza all'interno degli Ospedali Riuniti (poi divenuti Policlinico Riuniti). E non solo per il cielo terso, l'impalpabile aria e la luce sfolgorante del sole.Il Presidente Vendola era visibilmente soddisfatto, ma non solo lui. Lo ero anch'io, a quel tempo Assessore Regionale alla Sanità, lo era il Direttore Generale Tommaso Moretti, lo erano tutti i presenti. Ne avevamo ben donde.Il contenzioso giudiziario connesso alla procedura di aggiudicazione della gara di appalto si era chiuso con sentenza che dava ragione agli Ospedali Riuniti, l'opera sarebbe stata realizzata in 2/3 anni, secondo annuncio del Direttore Moretti. E, articolata su sei piani più uno interrato (IL 2° interrato previsto eliminato a seguito della verifica dell'innalzamento della falda acquifera in esito alle operazioni di scavo), con un grande parcheggio e una piattaforma per l'elisoccorso, avrebbe ospitato tutte le attività e le connesse tecnologie relative all'emergenza - urgenza.Quindi: al piano interrato la diagnostica per immagini e gli ambulatori medici; al piano terra il pronto soccorso; al 1° piano i 24 posti letto complessivi di neurochirurgia, cardiochirurgia e terapia intensiva di cardiochirurgia; al 2° piano i 16 posti letto di rianimazione; al 3° piano i 43 posti letto complessivi di neurologia ospedaliera, terapia semintensiva neurologica (ischemia ed emorragia cerebrale), neurologia universitaria; al 4° piano i 34 posti letto complessivi di chirurgia vascolare, cardiologia, riabilitazione cardiologica, servizi di cardiologia; al 5° piano i  30 posti letto di cardiologia, unità di terapia intensiva coronarica, 1 sala di emodinamica, 1 sala di elettrofisiologia; al 6° piano il comparto operatorio con 6 sale, di cui 4 polispecialistiche, più 1 sala angiografica con radiologica interventistica, ed 1 sala ibrida.Insomma, un'opera di assoluta avanguardia, come la definì il Presidente Vendola. Che aggiunse "la nottata è passata, se Dio vuole, da domani comincia un'altra storia" (riferendosi al tanto agognato, e finalmente ottenuto, avvio dello sblocco delle assunzioni nelle strutture sanitarie pubbliche pugliesi).Per tutto questo ero più che mai orgogliosa di essere pugliese, quel giorno. Il cantiere appena inaugurato non evocava soltanto la prospettiva di una nuova fase quali quantitativa dell'offerta dei servizi sanitari in Puglia, ma anche un cambio di contenuti, e persino di immagine e rinnovata fiducia, che avrebbe potuto avere ripercussioni positive anche su un ridimensionamento dei "viaggi della salute".Una delle mie ossessioni. Non solo perché producevano, e producono, un danno economico cospicuo al bilancio regionale (206 milioni di euro il saldo netto fra flussi in uscita e in entrata dei pazienti nel 2018 a carico della Puglia, l'ultimo dato nella mia disponibilità) ma anche per i costi altissimi che la mancata esigibilità del diritto alla salute sul proprio territorio provoca ai pazienti e ai loro familiari, in termini di disagio fisico, psicologico ed economico: costi diretti per le spese sostenute, ma anche sociali per le assenze dal lavoro, i permessi, le aspettative non retribuite dei congiunti accompagnatori.Il tema non riguarda solo la Puglia: la mobilità sanitaria in Italia ha un valore complessivo di 4 miliardi e mezzo, un fiume di risorse finanziarie che, con l'eccezione della sanità privata del piccolissimo Molise, si sposta ogni anno principalmente verso le grandi strutture private convenzionate della Lombardia, e quelle pubbliche dell'Emilia Romagna, del Veneto, della Toscana. E, per alcune specificità particolari, verso il Gaslini di Genova e il Bambin Gesù di Roma.E perfino, strano ma vero, verso una clinica privata marchigiana, specializzata negli interventi chirurgici all'alluce valgo, cui tantissimi pugliesi si rivolgono perché stanchi di lunghe liste di attesa, e perché convinti dalla conquistata reputazione di quella struttura.Perché l'attrattività sanitaria di una struttura, di un territorio, di una regione, dipende dalla qualità dei servizi offerti, dai risultati raggiunti e dalla "fama" dei professionisti che vi lavorano, ma anche dalla nomea e dalla percezione positiva che ne ha chi deve usufruirne.Altrimenti non si spiegherebbe come mai la Puglia, pur avendo strutture oncologiche, e professionisti, d'eccellenza, continua a registrare viaggi della speranza verso la Lombardia.Dunque, cambiare si può, ma serve una riforma strutturale, di sistema, che modifichi l'impianto federalista dello Stato. E oggi è il tempo per costruirne le condizioni. Del resto, non sono state le grandi tragedie, nella storia, a produrre i cambiamenti più significativi?Il Sindaco di Firenze Nardella nei giorni scorsi, in una intervista al Messaggero, ha sottolineato la necessità di costruire una "macro regione Centro Italia, non in senso rivendicativo ma costruttivo". Perché De Luca ed Emiliano, i Presidenti delle più importanti regioni del Mezzogiorno, non si fanno promotori di una medesima iniziativa per il Sud? Con il minimo sforzo, peraltro. Vista la decisione assunta nella passata legislatura dal Parlamento Europeo di istituire (ai fini della infrastrutturazione) la macro regione ionico-adriatica.Servirebbe a fare massa critica anche con il resto delle regioni meridionali, a prescindere dal colore politico ma sotto l'unica insegna del superamento del titolo V della Costituzione e di una più equa redistribuzione del fondo sanitario nazionale. Perché la disponibilità delle risorse non è variabile indipendente dalla qualità e quantità dell'offerta sanitaria pubblica.Questa iniziativa politica, dunque, se fossi nelle condizioni di farlo, suggerirei di adottare ai Presidenti Emiliano e De Luca.In uno con la preghiera, al mio Presidente, di dare un occhio di riguardo in più al Dipartimento di Emergenza Urgenza (DEU).Perché, al netto della complessità tecnica, operativa e finanziaria (perizie successive di variante, lavori aggiuntivi per la viabilità etc., ma anche di un finanziamento aggiuntivo ex Patto per la Puglia nel 2017, oltre che delle cospicue economie rivenienti dall'iniziale ribasso d'asta del 40% circa) la domanda che molti si pongono è: come mai una   struttura sanitaria così strategicamente importante non è stata ancora ultimata e resa operativa, atteso anche che in tempo di pandemia sarebbe stata utilissima per una sinergia di divisione dei compiti con il Policlinico Riuniti? O, come avvenuto a tempo di record per il DEU gemello del Vito Fazzi di Lecce dove, per il tempo strettamente necessario, si è prodotta e resa operativa la trasformazione in Ospedale Covid. Perché, viceversa, dell'apertura del DEU di Foggia non si vede ancora la luce?Nessun intento inquisitorio, beninteso, solo ansia di sapere, di farsene una ragione da parte di chi nel passato questi temi li ha trattati, vissuti, governati, gestiti. Quindi non ne è indifferente.Peraltro in più occasioni dell'apertura era stata annunciata l'imminenza.Come nel 2017 quando, nella determinazione n. 1915 del 12 aprile, si premetteva che l'ultimazione dei lavori del DEU e la consegna dell'immobile erano previsti per il mese di aprile 2018. E che, in tale previsione, era necessario affidare ad una società specializzata nel settore il compito sia di una verifica preliminare delle attrezzature già nella disponibilità della Asl che si sarebbe potuto utilizzare nel nuovo plesso del DEU, sia la predisposizione degli elaborati tecnici per l'acquisto delle nuove attrezzature.O come a fine novembre 2020 quando - sia il Commissario Straordinario con un video, sia l'Ufficio Stampa del Policlinico Riuniti di Foggia, sia molti organi di stampa, fra cui la Gazzetta del Mezzogiorno, annunciarono che il Dipartimento Emergenza Urgenza aveva superato tutte le prove di funzionamento e di agibilità, ed era pronto per la conseguente attivazione (sia pure per fasi successive - 5 - l'ultima delle quali con scadenza aprile 2021).Il che, diciamo la verità, in questi mesi ha coperto con la rinnovata fiducia nel "tutto è bene quel che finisce bene" le recriminazioni per quello che il DEU avrebbe potuto rappresentare per la qualità e quantità dei servizi sanitari in Capitanata e in Puglia se fosse stato attivato in tempi "ragionevoli".Cocente è, dunque, la delusione prodotta dalla determinazione del Policlinico Riuniti di Foggia del 18 marzo scorso, dalla quale veniamo a sapere che, in esito a un articolato carteggio avviato a far data dal 28 giugno 2019 fra la società Althea S.p.A. e l'Azienda Ospedaliera Policlinico Riuniti di Foggia, quest'ultima valuta di interesse pubblico, fattibile e accettabile la proposta di concessione di servizi per la durata di 10 anni e 8 mesi presentata dal costituendo raggruppamento temporaneo di imprese Althea Italia (mandataria)  - Steritalia S.p.A. (mandante), relativa al completamento, allestimento e gestione integrata dei comparti operatori del nuovo DEA, comprensiva della manutenzione delle apparecchiature di alta tecnologia, nonché della realizzazione e gestione della nuova centrale di sterilizzazione e relativi servizi.Infatti, al netto della valutazione di merito e di metodo sulla procedura e i contenuti della proposta, la scelta operata allunga di molto i tempi necessari per la fruibilità della struttura.Il progetto di fattibilità approvato, infatti, dovrà essere sottoposto a gara, alla quale parteciperà il gruppo di imprese proponente, ma anche altri concorrenti. In esito all'aggiudicazione della gara, inoltre, chi dovesse vincere avrà 8 mesi di tempo disponibili dalla stipula del contratto di concessione per rendere pienamente operativi i servizi previsti.Ammesso che tutto proceda per il verso giusto, senza ricorsi o altri inciampi sempre possibili in procedure di questa consistenza, quanto tempo ci vorrà? Dov'è la contrazione significativa dei tempi ipotizzabili rispetto alla procedura di gestione autonoma?E, inoltre, se la memoria non mi inganna (del che - ove fosse - chiedo venia in anticipo), c'è da chiedersi: rispetto all'importo iniziale dell'appalto, pari a euro 55 milioni circa, vi fu un'offerta al ribasso del 44% circa, una cifra molto cospicua. Al netto di eventuali spese aggiuntive non preventivate, quanto è residuato di quelle risorse? Ad aprile 2017, come già richiamato in precedenza, ma ripetere non fa mai male, con la determinazione n. 1915, considerato che l'ultimazione dei lavori era prevista per il mese di aprile 2018 e che, nella prospettiva, bisognava predisporre le attrezzature medicali e gli arredi necessari alle attività sanitarie ed assistenziali previste nel DEU (a quel tempo, evidentemente, le risorse utili allo scopo erano disponibili), ad una ditta specializzata del settore si diede mandato di predisporre i Capitolati tecnici delle Apparecchiature Biomediche e degli Arredi tecnico-sanitari da destinare al Nuovo Plesso dell'Emergenza Urgenza. Perché quel processo ha subito una così rilevante fase di rallentamento/arresto? Che destino ha avuto quell'incarico?Infine: a novembre 2020 era stata annunciata in pompa magna l'attivazione imminente, per fasi progressive, del Dipartimento di Emergenza Urgenza. Ad oggi, invece, il posto più freddo è il focolare, come diciamo da queste parti. E tale rimarrà per chissà quanto tempo ancora. Il che è inaccettabile, vista l'importanza, e le aspettative che quell'opera ha suscitato e continua a suscitare. Serve davvero il coinvolgimento del privato? Noi riteniamo di no ma, a prescindere dalla nostra opinione, almeno discutiamone. E, invece, la politica tace, perché? Confidiamo nel Presidente Emiliano. Almeno lui se ne occupi.  
Elena Gentile