Foggia, le vittime non furono 20 mila: a dimostrarlo lo studio di Maurizio De Tullio

Mercoledì 2 Giugno 2021
Dare un nome alle vittime dei bombardamenti del foggiano. Questo l'obiettivo e il lavoro che negli ultimi sei anni ha interessato Maurizio De Tullio, giornalista, bibliotecario e scrittore (studio promosso dalla Biblioteca "La Magna Capitana" di Foggia).

Un lavoro complesso di ricerca, che ha visto De Tullio scavare nella storia del capoluogo dauno alla ricerca di fonti attendibili, certezze storiche che rispondessero all'esigenza di fornire nome e cognome agli scomparsi che dal 1943 hanno subito sulla propria pelle il martirio della guerra. Sebbene lo studio sia cominciato con lo scopo di restituire un nome a quelle vittime, la conta delle stesse è venuta da sé.

"L'input me lo diede l'allora direttore Franco Mercurio, che mi affidò questo compito nel febbraio 2013 - racconta a l'Attacco De Tullio - L'obiettivo è sempre stato non quanti furono i morti, perché non lo sapremo mai effettivamente, ma dare loro nome e cognome. Mentre in altre città sono state fatte lapidi e monumenti, con nomi e ricerche su campo, a Foggia, che è stata una delle città più martirizzate, non è mai stato fatto. Mentre i giornali dell'epoca chiedevano fosse fatto un monumento per le vittime. L'obiettivo era dare visibilità storica, creare memoria condivisa e tirare fuori dall'oblio i morti che innocentemente hanno pagato. Ho cercato i nomi e i cognomi e quando si fa un censimento di questo genere si arriva ad un punto in cui ci si ferma e si dice 'ho trovato cento nomi', che condivideremo sul sito della biblioteca, lungo i dieci parametri usati. Sono arrivato al 31 dicembre 2020 a 2.426 nomi, una cifra ancora imprecisa, perché bisognerà depennare i militari non nostri, i non foggiani. La polemica scaturisce dal fatto che nel 1944 da Roma il governo provvisorio voleva sapere in quanto potesse consistere la distruzione effettiva di Foggia. Si sapevano le vittime militari e non quelle civili. Ci fu una riunione, la cui fonte è Antonio Vitulli, che si tenne a Palazzo Arbore, dove c'era un sindaco americano con Luigi Sbano, Mons. Farina, il Prefetto e il comandante militare italiano. La spararono grossa. Luigi Sbano, nel '44, avviò un censimento alla buona, da cui si evinceva che mancavano 20 mila persone. Quella poteva essere una pezza giustificativa, ma molti foggiani non erano rientrati, altri vivevano nelle grotte. Si sperava di avere finanziamenti per la ricostruzione e in tempi rapidi, ma ne ebbero pochi e in tempi lunghi. Bari, per esempio, si organizzò meglio e li ebbe prima. Ho cominciato a fare questa ricerca, con le prime fonti facili da adocchiare, cioè la lapide all'interno della Stazione di Foggia. In quel periodo c'era il sito 'Gruppo Amici della domenica', dove invitavano a segnalare nomi".

Seguono l'archivio di Gaetano Spirito, registri cimiteriali e parrocchie. Le fonti crescono e si intensificano con l'approfondirsi della ricerca (raccogliendo una ventina di fonti diverse, tra archivi pubblici e istituzionali). Le parrocchie sono state un notevole snodo per lo studio di De Tullio.

"Alle parrocchie nessuno ci pensa - prosegue - Lì ci sono gli archivi dei desunti, registri dei funerali. La cosa curiosa: c'è una giornata di bombardamento, segno i nomi che sono riuscito a trovare e trovo in uno di questi registri il nome di un morto, cerco conferma nei registri comunali e non c'era. Un altro documento importante è stato il 'Registro deceduti a seguito bombardamenti aerei '43', dove sono indicati sotto i mille morti, che sono i famosi 974, credo io, che furono comunicati nel 1957 all'Istat a Roma. La seconda polemica scaturisce dopo che per anni avevano chiesto a Foggia lo stadio per le vittime dei bombardamenti nel cimitero. Durò quasi 14 anni. Nel '66 inaugurano la cappella ossario. C'era chi, nella storiografia fake, affermava ci fossero centinaia di cadaveri e non si sapeva di chi fossero, che buttarono nelle fosse comuni del cimitero. Vero è che quei mesi ci furono momenti terribili, in effetti ci vollero due fosse comuni. Nel '66 recuperano questi resti, un cranio e un'anca fanno una unità, ne vengono fuori novecento. Lo stadio ospita mille celle e alcune sono ancora libere, il che sta a significare che non c'erano 18 mila vittime".

"Lo stadio ospita mille celle più i miei 2.100, di reali ne furono 3mila - aggiunge - Il lavoro è in work in progress e lo pubblicheremo sul sito della Biblioteca, in qualunque momento potranno essere integrati nomi nuovi, correggere. Quando ho finito il grosso di questo lavoro, ho chiesto a Gabriella Berardi cosa fare di tutto il materiale. La prova finale avrebbe dovuto darla un comitato esterno, formato da circa 9 nove persone, tra cui professori di storia, ricercatori, ma in sei anni non è stato ancora eletto un rappresentante. Un lavoro complesso, che negli anni ha trovato più tesi da sfatare che quelle possibili da confermare".

La ricerca di Maurizio De Tullio è ancora in corsa, come ha sottolineato, pronta ad arricchire i dati già raccolti ed esaminati, per restituire alla città una memoria condivisa caratterizzata da fatti e persone. "Sui libri di storia di Antonio Guerrieri 'La città spezzata' sono stati inseriti tutti i bollettini pubblicati duranti i bombardamenti - conclude - Quel tipo di bollettini si basava su due dati: il primo, il più sicuro per me, è quello che proviene dalle autorità sul campo, come prefettura, comune, medici. Per esempio, un episodio del 28 maggio al Gino Lisa. In un primo dato scrivono 49 morti, poi un successivo dato in cui segnano 300 morti. Si arriva a 20.298, ma quando ho condotto la ricerca e ho trovato i nomi, per esempio, il 28 maggio ne ho trovati 49. Il secondo dato è sempre incerto.  L'altro dato particolare: se c'è una tragedia, mediamente il dato è 1 un morto e 4 feriti, per dire. A Foggia è sempre il contrario".

Silvia Guerrieri