Fiat Stellantis, un futuro incerto e i sacrifici di chi spera

Venerdì 2 Aprile 2021
Una vita di sacrifici, di levatacce, di pullman presi alle cinque meno un quarto, anche quando sui Monti Dauni fa freddo, la temperatura scende sotto zero. Ma oggi in futuro è incerto. Non si respira una bella aria tra i lavoratori della Fiat Stellantis di Melfi. Molti, anzi moltissimi ogni giorno partono dalla Capitanata alla volta della Lucania, ma mentre prima lo facevano con la certezza di un avvenire, adesso la tensione è palpabile.

Ogni giorno da 28 anni Rocco D'Agostino, operaio 52enne di Rocchetta Sant'Antonio si sveglia presto la mattina e si prepara ad affrontare una lunga giornata lavorativa a Melfi. Ora usa la sua automobile, ma per tanti anni si è svegliato alle 4 del mattino per prendere l'autobus delle 4.45 da Rocchetta, per Candela e Melfi. Sull'automezzo tanti compagni di vita, che in questi ultimi mesi non hanno più un volto sereno. "Soltanto a Rocchetta la Fiat di Melfi sfama circa 80 famiglie - dice Rocco - e tra queste la mia. Ho due figli, Antonio e Gianluca, laureati in Economia e in Scienze Motorie, mia moglie Antonella è un'insegnante precaria, sta frequentando un corso per l'abilitazione TFA Sostegno e forse a settembre inizia a lavorare". Ironia della sorte, quando si riuscirà a vedere la luce con l'assunzione della moglie, il marito potrebbe tornare indietro e vedersi tagliare il posto di lavoro. "Purtroppo è proprio così. Io sono un operaio specializzato nella verniciatura dei paraurti della 500X, della Jeep Compass e della Renegade. Mi ritengo più fortunato - dice D'Agostino - di molti altri miei colleghi che sono alla linea di montaggio ed affrontano turni molto più rigidi". In media un operaio Fca di Melfi riesce a portare a casa 1600 euro. I turni di lavoro sono tre per ogni linea di produzione: "La linea della verniciatura non riesce a stare al passo con quella del montaggio, quindi noi siamo costretti a lavorare qualche giorno in più rispetto agli altri. Questo dovrebbe renderci felici - continua l'operaio rocchettano - ma in realtà si respira un brutto clima, si vive nella paura di non poter continuare a lavorare. In famiglia siamo quattro, i due figli adolescenti, mia moglie, non sai mai se il mese successivo continuerai a lavorare, non puoi sognare il futuro, non puoi chiedere un finanziamento perché non sai se potrai onorarlo".

Gli operai sono in continua balìa della cassa integrazione, molti lo sono da oltre 17 settimane consecutive. "Dal prossimo weekend fino al 12 aprile - dice Rocco - ci sarà chiusura totale dello stabilimento, quindi saremo cassintegrati. Molti colleghi sono pessimisti e questo sentimento corre sul pullman, nelle auto, in stabilimento". Ad aggravare ulteriormente la situazione, Fca/Stellantis potrebbe tentare di avviare un'ulteriore richiesta di cassa integrazione per il periodo 12 aprile-2 maggio.

Ogni mattina gli operai rocchettani e candelesi scendono di casa alle 4.30, prendono l'autobus alle 4.45, arrivano a Melfi alle 5.35, poi iniziano il turno lavorativo e quando terminano non possono tornare subito a casa, perché c'è un solo automezzo e passa alle 14.10 quando termina anche il turno della manutenzione. "Nell'attesa, si mangia in mensa, si sosta in area relax, ma non ci si rilassa per niente: si rimugina, si pensa, non si sogna più, si attendono le 14.55, ora in cui l'autobus ci riporta a Rocchetta, dalle nostre famiglie". La fusione tra Fca (l'ex Fiat) e PSA (quella che prima era la Peugeot e comprendeva marchi come Citroën, DS Automobiles, Opel e Vauxhall Motors) ha portato nuove strategie aziendali, che potrebbero non prevedere la linea della 500X allo stabilimento Stellantis di Melfi. Tutto però è basato su voci, su mancate comunicazioni ai diretti interessati e questo genera malcontento negli operai e indignazione nei sindacati e nei primi cittadini dei paesi del Vulture-Melfese e della Capitanata, che ogni giorno vede migliaia di cittadini impegnati a Melfi in Fiat. Si attende il 15 aprile, quando a Torino le sigle nazionali incontreranno i vertici europei di Stellantis. Nicola Gatta, presidente della Provincia di Foggia, ha chiesto un intervento del ministro Giorgetti affinché si possa fare chiarezza nel far comprendere il ruolo strategico che gioca lo stabilimento di Melfi, non solo per la Puglia e la Basilicata, ma, per l'intero mezzogiorno, così come quello dell'ex Sofim di Foggia. Al fine di rilanciare l'intero comparto dell'automotive - ha detto Gatta - potrebbero giovare, eventualmente, gli aiuti provenienti dal Recovery Fund".
(Piero Russo - l'Attacco)©