Dalla Toscana alla Puglia i ristoratori si uniscono. Giannerini: ''Parola d'ordine? Sopravvivenza''

Lunedì 1 Febbraio 2021
I ristoratori e commercianti di Tutela nazionale imprese (Tni), l'organizzazione nata in questa lunga pandemia ha fatto tappa anche a Foggia. Venerdì mattina, nei locali del ristorante pizzeria L'Antico Teatro di via Manzoni, si è svolto l'incontro con l'organizzazione Tni, una importante occasione per raccogliere non solo i malumori delle imprese di Capitanata ma anche per organizzare nuovi passi da compiere.

L'unico obiettivo è poter riaprire le proprie attività in sicurezza e riportare serenità a centinaia di commercianti e lavoratori. "Dopo aver creato un'associazione al livello locale è stato necessario guardarsi intorno, anche perché il problema è di carattere nazionale - ha esordito a l'Attacco Rino Buonpensiero - abbiamo allargato i nostri orizzonti, dato anche l'aumento, in quest'ultimo periodo, di tantissimi movimenti nati a supporto della categoria". Si parte sempre dallo stesso punto: tutelare la salute pubblica andando incontro, giustamente, anche alle esigenze degli imprenditori della ristorazione.

"Abbiamo ritenuto opportuno creare un discorso sindacale, di categoria che sappia guardare anche al di là della pandemia, proprio perché le problematiche non si esauriranno con la conclusione del covid. Registriamo oggi delle assenze da parte delle stesse associazioni di categoria - denuncia Buonpensiero - dei vuoti da colmare".

È da questo presupposto che si è basato l'incontro delle scorse ore. "È oggi necessario allargare le nostre vedute - precisa l'imprenditore - è come se tutti i ristoratori italiani abbiano l'esigenza di giocare nella stessa squadra, una sorta di nazionale. Anche perché gli obiettivi e le criticità sono le stesse, in ogni angolo del Paese. Avanzeremo delle richieste imminenti al Governo centrale e in tutte le sedi opportune - evidenzia Buonpensiero - dipende dal problema che si proietta davanti. La sinergia resta un tassello fondamentale per continuare a sperare - conclude -. Nonostante il passare del tempo ancora non si vede la luce in fondo al tunnel. È però necessario continuare a lottare, d'altronde siamo imprenditori, ogniqualvolta alziamo una serranda lo facciamo. È nel nostro Dna".

Siamo ristoratori di ogni dove d'Italia, e tutti abbiamo l'esigenza di avere tutele tanto sul piano regionale che nazionale - spiega a l'Attacco Simone Giannerini, coordinatore ristoratori toscani e membro del Tni. Se siamo giunti fin qui l'abbiamo fatto al preciso scopo di confrontarci con i nostri colleghi e capire con loro le varie problematiche che attanagliano il territorio e cercare di capire, tutti insieme, l'obiettivo di avere un gruppo che possa tutelarci in futuro nel nostro lavoro".

Prima parola d'ordine, sempre la stessa: sopravvivenza. "Si parte da questo - aggiunge Giannerini che sull'attuale vuoto di rappresentanza del settore aggiunge: in realtà le associazioni ci sono, ma se non fanno ciò che ci aspettiamo interveniamo in prima persona. Da qui l'esigenza di costituire un gruppo nostro ed un sindacato, fatto di imprenditori per gli imprenditori".

Il Tni è un serbatoio che racchiude tutte le realtà del nazionale: dentro il gruppo dei ristoratori toscana, di Puglia ed altre associazioni indipendenti che convoglieranno nel nazionale, appunto. "Le problematiche di taratura nazionale vanno affrontate in altra maniera rispetto a quelle locali o regionali - incide Giannerini che sull'incontro di ieri ha detto: ci siamo confrontati con persone che hanno le stesse nostre difficoltà e con le quali condividiamo gli enormi sacrifici di una vita lavorativa. È necessario non gettare tutti questi sforzi all'aria".

Sul primo ostacolo non ha dubbi: "Avere i ristori. Finché siamo fermi abbiamo solo due strade: o ci fanno lavorare e ci danno i soldi per sopravvivere. E chiarire bene determinate posizioni: che senso ha farci aprire a pranzo e poi chiuderci la sera? È evidente che qualcosa non funziona. Il 3,3% del fatturato non è una risposta soddisfacente.  Come mai in Germania nessuno si lamenta?  Nel solo 2020 si contano circa 400 mila imprese chiuse. "Cosa poi? Catene di fast food e multinazionali?".

Mauro Pitullo