Cosa resterà del Foggia di Zeman?

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Cosa resterà del Foggia di Zeman? E quanto potrà attecchire ancora delle felici intuizioni di Pavone nella squadra che verrà? Poco, anzi praticamente nulla. L’avvento di Roberto Boscaglia in panchina segnerà infatti un taglio netto con il recente passato. Sul piano tattico, ma anche della filosofia calcistica più in generale. Perché Nicola Canonico se ha dettato la svolta, dopo che fin dall’inizio non è riuscito ad imporre la sua linea, è proprio perché ha sempre rimproverato a tecnico e ds il fatto di non aver quasi mai interagito con la proprietà.

Anche per questo dopo aver messo in un angolo Peppino Pavone e indotto Zdenek Zeman ad ammainare bandiera bianca, la scelta è ricaduta su un profilo molto più vicino alle posizioni del patron. Mentre per il direttore sportivo il problema non si è posto proprio, essendo Emanuele Belviso sua diretta emanazione. L’erede di Pavone non dovrà preoccuparsi di suggerire questo o quel profilo, sarà direttamente Boscaglia, di concerto con Canonico, a fornire le dritte di volta in volta.

E così il Foggia per l’imprenditore barese sarà sempre più un affare di famiglia. In cui saranno sempre meno coloro i quali potranno ficcarci il becco. Persi per strada Merola e Ferrante, che seppure in due momenti diversi della stagione sono stati gli emblemi della rinascita di una squadra che strada facendo ha assunto i caratteri distintivi del tecnico di Praga, e salutato prima Rocca (ad un passo dal Novara) e molto presto anche Di Pasquale (che ambisce a giocare in B), sarebbero 11 i riconfermati dai quali ripartire. Ma anche Markic e Rizzo Pinna hanno le valigie pronte perché non ritenuti funzionali al nuovo progetto tecnico, e per qualcun altro non è detto che all’orizzonte non ci siano sirene ammaliatrici.

E allora concretamente non esiste una base dalla quale ripartire, uno zoccolo duro attorno al quale implementare il gruppo che dovrà tentare la scalata alla B. Già, perché non si punta ad un nome come quello di Boscaglia, se poi non si ha l’ambizione di mettere tutti in fila.

Quello che intimamente vuole provare a fare Canonico, che mira a prendersi la sua rivincita morale soprattutto nei confronti del tandem che ha reso immortale Zemanlandia. E che ora considera demodè. Anche e soprattutto per questo il Foggia del nuovo corso dovrà avere le stimmate del suo nuovo allenatore, e non ricordare nulla del suo predecessore. A cominciare dal portiere, difficilmente sarà ancora il giovanissimo argentino Dalmasso, esploso la scorsa stagione e capace di soffiare il posto a due colleghi del calibro di Alastra e Volpe, a partire titolare. Con Boscaglia l’interpretazione del ruolo sarà meno spregiudicata, l’ultimo baluardo difficilmente stazionerà ai margini dell’area di rigore spesso a fungere da battitore libero. Lì, in quel ruolo, Boscaglia probabilmente si affiderà ad un numero uno di provata esperienza (Nobile?), e dunque Dalmasso, che ha rinnovato col Foggia fino al ‘25, potrebbe tornare ad accomodarsi in panchina.

L’unica analogia che accomunerà l’uscente (Zeman), con il subentrante (Boscaglia), sarà la line a 4 di difesa, nella quale gli interpreti per grosse linee potrebbero essere ancora gli stessi: sull’out di destra Garattoni sarà un punto fermo, sul versante opposto invece Rizzo potrebbe trovarsi a malpartito con le idee tattiche del suo nuovo allenatore che pare prediliga un giocatore che sia in grado di garantire con buona continuità sia la fase offensiva che quella difensiva.

Sciacca continuerà ad essere uno dei due centrali, al suo fianco sarà difficile rivedere Di Pasquale che ha già manifestato il desiderio di cambiare aria, e che nel nuovo modulo potrebbe non ripetersi sugli stessi livelli dell’ultimo anno avendo caratteristiche più di difensore che sa costruire dalle retrovie che non di semplice oppositore all’attaccante avversario come preferirebbe Boscaglia. In mezzo al campo uno dei due incontristi dovrebbe essere Petermann (anche se il condizionale resta d’obbligo), al suo fianco servirà un interditore che sappia ricucire il gioco e che sia complementare a Petermann (o chi per lui). Sugli esterni sul mercato bisognerà reperire una coppia di centrocampisti che sappiano creare superiorità numerica ed arrivare con buona continuità sul fondo, mentre Curcio dovrebbe essere restituito al suo naturale ruolo di trequartista che svaria su tutta la prima linea e che garantisce la giusta assistenza alla punta vertice. Che non è ancora ben chiaro se sarà un giocatore in grado di dare profondità alla manovra, o un ariete dell’area di rigore.

Boscaglia nei suoi trascorsi ha mostrato di non avere preferenze e di sapersi anche adattare alle caratteristiche dei singoli. A Foggia non cambierà di molto la filosofia del tecnico gelese al quale Canonico ha chiesto di non far rimpiangere Zeman. Che, dal canto suo, da ieri se n’è tornato nella sua Sicilia sulle spiagge di Mondello a prendersi la sua tintarella. In questi giorni il boemo se n’è stato a rimuginare su quella decisione che non fa una grinza.

Boscaglia nel giorno in cui si è preso la panchina rossonera ha provato ad allontanare la sua ombra facendo leva sul suo curriculum ed evitando paragoni scomodi. Che puntuali però torneranno appena la sua creatura verrà alla luce. Nel frattempo Canonico farà bene a diradare le nubi sul cielo rossonero che aleggiano sempre minacciose.