Foggia Calcio, persa un'occasione colossale

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Sul ponte di comando resta Nicola Canonico. Ampiamente scontato che fin dal giorno del divorzio simultaneo da Pavone e Zeman sarebbe stato l’imprenditore barese a proseguire in solitaria, mai per un solo istante, infatti, l’ha sfiorato il pensiero di mollare e passare la mano. Primo perché muore dalla voglia di dimostrare di essere capace dall’alto dei suoi 15 anni trascorsi fra Molfetta, Bisceglie ed Andria di essere nella condizione di fare calcio come e meglio della coppia che nell’ultima annata gli ha rubato la scena. E poi perché in questi dodici mesi al timone ha compreso che il Foggia è un affare molto più di quanto potesse immaginare. Non si spiegherebbe diversamente la morbosità con la quale il Presidente si è avvinghiato al suo giocattolo, evitando accuratamente a chiunque di potersi avvicinare e mettere in forse la sua leadership.

Il caso Fortore Energia è emblematico, e la dice lunga sulle reali intenzioni del maggior azionista del club rossonero, che un giorno e l’altro pure non perde occasione per dividere una tifoseria sempre più disorientata dalle mosse del patron: Canonico, che mai si sarebbe aspettato che d’improvviso qualcuno potesse bussare interessato alla porta del Foggia, si è rifugiato in tutta fretta in calcio d’angolo mettendo fin dall’inizio le mani avanti, e fissando paletti ad una trattativa che per ovvie ragioni non è mai decollata. Perché nella forma e nella sostanza il club non è mai stato messo in vendita, e perché a stuzzicare la sua fantasia poteva essere solo una offerta irrinunciabile.

Che ovviamente non è arrivata, perché il potenziale acquirente prima di formulare una proposta irrevocabile di acquisto ha valutato il reale valore del Calcio Foggia 1920, che per ovvie ragioni non poteva certo assestarsi sui 2,8 milioni di euro che Canonico avrebbe voluto fossero scuciti sull’unghia.

Il prezzo fissato dalla Fortore Energia (1,8 milioni di euro) è sembrato più che equo, e teneva debitamente in conto oltre che una debitoria che nel frattempo dovrebbe essersi assestata su oltre 3 milioni di euro, anche di tutte le variabili che un imprenditore navigato e scafato come Antonio Salandra era giusto mettesse sul piatto della bilancia. A cominciare dalla controversia in essere con il socio di minoranza Maria Assunta Pintus che ad oggi non si sa bene in quale direzione possa andare, passando inevitabilmente per i costi di gestione d’azienda da mettere in campo per assemblare un progetto proiettato nel futuro, per finire ai ricavi che per il Foggia non sono una voce secondaria, e per i quali Canonico stranamente ha sempre soprasseduto.

Stiamo parlando di qualcosa come 2 milioni di euro che saranno stati anche frutto dell’effetto-Zeman, ma che sono stati indiscutibilmente una preziosa boccata d’ossigeno per le casse sociali. 

In una situazione di scarsa trasparenza e di acclarata volontà a non voler vendere, era dunque inevitabile che Fortore Energia facesse un passo indietro.

Anche perché nel periodo nel quale il colosso delle energie rinnovabili espressione del territorio di Capitanata è venuto allo scoperto ed ha manifestato interesse a subentrare a Canonico, in giro non si è colto l’entusiasmo che pure un risveglio di questa portata avrebbe dovuto scatenare. 

Fra le solite litanie di quanti non hanno perso occasione di mostrarsi scettici sulla fattibilità dell’operazione ed il silenzio assordante delle forze attive della città che hanno continuato a rimanere sorde, alla fine si è fatto il gioco di patron Canonico che senza particolari pressioni ha potuto così rispedire al mittente quella che è stata una colossale occasione che ha perso soprattutto la città.

E che, viceversa, ha saputo cogliere al volo Nicola Canonico che, fra quote societarie ancora sospese, costi di gestione assai contenuti (ed in alcuni casi sostenuti solo parzialmente), e ricavi di tutto rispetto per un club di C, ha maturato il convincimento che non solo non sia il caso di vendere, ma di mettere le tende a lungo da queste parti. A maggior ragione dopo che i suoi tentativi destabilizzanti sono andati a buon fine ed hanno generato fazioni e schieramenti opposti.

Ora che anche Fortore Energia è fuggita, spaventata da alcune dinamiche che ad un soggetto poco avvezzo al calcio come Salandra possono sfuggire, e all’orizzonte c’è di nuovo calma piatta, Canonico alla chetichella potrà dar corso al suo progetto. Che lo vedrà finalmente protagonista unico e indiscusso delle vicende rossonere. Sempre al centro dell’attenzione, finalmente.

Ha vinto lui, giusto che sia un uomo solo al comando. Ma fossimo in Canonico non ci faremmo troppe illusioni. Dodici mesi dopo molte certezze sono venute meno, e all’orizzonte si intravedono nuovi possibili investitori che per il momento avranno pure battuto in ritirata. Ma che prima o poi non è detto che non possano tornare all’attacco. Motivo per il quale non è da escludere che sia solo una questione di tempo.

Chissà, prima o poi...