Rebus Canonico

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Fidarsi è bene. Non fidarsi è meglio. In casa Foggia si stringono i tempi per fissare il primo paletto della stagione.

Domani scade il temine per l’iscrizione al campionato, ed il club si farà trovare pronto all’appuntamento, con il segretario Pippo Severo che di persona consegnerà l’incartamento a Firenze con tanto di tassa di iscrizione e di fidejussione da 350mila euro allegate.
In realtà non è uno scoglio da mettersi alle spalle, nè sarà il caso di tirare un sospiro di sollievo, giacchè Nicola Canonico è da tempo che va sostenendo che si tratterà praticamente di una formalità. Ma comunque è un adempimento che incombe e che va ottemperato per proiettarsi sulla nuova stagione.

Che, salvo clamorosi colpi di scena (peraltro sempre possibili) sarà ancora nel segno dell’attuale governance, atteso che Antonio Salandra (a capo della Fortore Energia) sembra essersi un tantino defilato dopo che la sua proposta di acquisto del 100% della Corporate Investments Group sembra essere finita nel dimenticatoio.

La deve pensare diversamente, però, Roberto Boscaglia, che a distanza segue l’evolversi della vicenda societaria, e che non più tardi dello scorso weekend pare sia tornato alla carica per avere precise rassicurazioni sul suo futuro in rossonero. Il tecnico di Gela dopo il raid nel quartier generale di Canonico in quel di Modugno durato poco più di 24 ore ha fatto rientro in Sicilia, e si è dato appuntamento con il presidente ai primi di luglio per mettere nero su bianco ed avviare così la sua nuova avventura a Foggia. Boscaglia, che avrebbe gradito sottoscrivere un preliminare e mettersi così al riparo da qualunque tipo di sorpresa, pare segua con qualche apprensione il possibile ritorno di fiamma di Zeman, che sarebbe il caposaldo del progetto tecnico avanzato dal Gruppo Fortore per subentrare al vertice del club. Inevitabile, dunque, che Boscaglia in questo frangente frema e chieda precise garanzie per il suo futuro. Sembrerebbe che Canonico lo abbia rassicurato in tal senso, escludendo che possano verificarsi possibili ribaltoni. Ma l’1 luglio è ancora distante, e in dieci giorni non è detto che non possano registrarsi ulteriori scossoni. Soprattutto se Salandra dovesse decidere di tornare alla carica e rilanciare con una offerta che sia più vicina ai parametri che l’attuale proprietà potrebbe essere interessata a prendere in considerazione.

Canonico però, è ormai evidente, non è intenzionato a mollare, a maggior ragione adesso che sa per certo che un suo eventuale dietrofront faciliterebbe la rentrée sulla scena del duo Pavone-Zeman. Uno smacco che l’imprenditore barese non intende subìre, anche se il rebus resta ed al momento le possibilità che il Foggia passi di mano restano al 50%.

Un fifty-fifty che ha motivo di essere alla luce anche dei gravosi impegni economici e finanziari che attendono il patron rossonero. Che per far fronte ad una stagione coi fiocchi, così come reclama la piazza, è chiamato a investimenti consistenti.
Un impegno che Canonico ha preso formalmente con la tifoseria organizzata nel giorno dell’addio di Zeman, e che lo ha messo in una posizione di forza al riparo (almeno per il momento) da qualunque tipo di contestazione.
E questo per quanto dietro la porta sia comparso un possibile compratore che ha le idee molto chiare sul da farsi e che in quanto a solidità non teme rivali.

Finora però il presidente ha il coltello dalla parte del manico e non mostra segni di cedimento: ha scelto Boscaglia per il dopo-Zeman, ha avviato la rivisitazione a tutto tondo della macchina organizzativa del club, ha scelto la sede del ritiro (su espressa indicazione del neo-allenatore), è sul punto di formalizzare l’iscrizione. Sta, in una sola parola, rispettando tutti gli impegni presi poco meno di un mese fa. Non c’è ragione, dunque, per spingere per un cambio che comunque viene letto come un salto nel buio.

Ma..., ce un ma che aleggia sempre minaccioso, e che lascia perplessi: i precedenti di Canonico nel calcio e a Bisceglie sono preoccupanti indizi che non invogliano all’ottimismo, finora Zeman è stato il parafulmine che a più riprese ha consentito al patron di restare a galla.
Boscaglia saprà fare altrettanto?