Il decalogo di Antonio Salandra

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Canonico imperat. Incurante degli appetiti che improvvisamente si registrano attorno al Foggia, il patron rossonero mostrandosi quasi infastidito dalla proposta di acquisizione del club che nelle ultime ore è arrivata sul suo tavolo, l’ha rispedita in tutta fretta al mittente. Definendola irricevibile.

Antonio Salandra, presidente della Fortore Energia, il colosso nel campo delle energie rinnovabili che si è fatto avanti per rilevare il Foggia, non ha fatto una grinza. Probabilmente se l’aspettava pure. Ma non batte in ritirata, anzi.

In questo frangente in cui il suo nome è stato accostato a quello della squadra più importante del territorio di Capitanata, l’imprenditore originario di Biccari ha toccato con mano cosa rappresenti realmente il calcio da queste parti. Il Foggia è un vessillo che va sventolato. Sempre e comunque. A prescindere da chi si ritrovi al comando del bastimento. Salandra lo ha capito bene, ed è forse anche per questo che adesso intende portare avanti la sua crociata. E’ una mission che un imprenditore di successo come lui sa di poter condurre in porto. Sarebbe il segnale inequivocabile di risveglio di un territorio da troppo silente attorno alle vicende del calcio rossonero.

Per intanto Salandra c’è. E non retrocede. Ha un progetto industriale che vorrebbe mettere a punto: l'attenzione alle innovazioni, alla valorizzazione del mercato e soprattutto del territorio, disponibilità concreta alla realizzazione di quelle infrastrutture indispensabili per fare calcio di alto livello, ne testimoniano la lungimiranza.

Dottor Salandra, la vostra offerta è stata cestinata. Canonico ha risposto picche...

Per una questione di riservatezza avremmo preferito apprendere per altre vie, e non attraverso una nota stampa del sig. Canonico, del rigetto della nostra proposta irrevocabile d'acquisto. Ne prendiamo atto, ma non indietreggiamo. Se poi nel frattempo dovesse esserci qualcuno disposto a fare meglio di noi, che ben venga, ci mancherebbe...

Fosse arrivato, viceversa, l’ok sareste stati pronti a subentrare da subito?

Certo, saremmo scesi in campo con idee chiare ed un management all’altezza della tradizione del Foggia.

Il vostro cavallo di battaglia?

Beh, miriamo al rilancio del calcio foggiano e del Calcio Foggia, ovviamente attraverso degli step che abbiamo ben chiari e che abbiamo già fissato per tempo.

Si spieghi meglio...

Siamo pronti a fare gli opportuni investimenti, ma le nostre risorse intendiamo metterle a disposizione del club, anziché soddisfare le richieste di chi adesso vorrebbe dettare le regole.

La vostra priorità?

Risanare innanzitutto il club, e creare le condizioni per mirare al raggiungimento del risultato sportivo. Il primo punto del nostro piano industriale è rimettere i conti a posto, riorganizzare la struttura societaria e darle stabilità sul piano economico e finanziario. Solo così si possono gettare le basi per un futuro solido.

La strategia che sottintende al vostro progetto?

Stiamo parlando di un brand storico e di grande richiamo, ovvio che puntiamo a rilanciare l’immagine del club a 360', vogliamo soprattutto essere aperti al mondo esterno e a tutte le innovazioni che possono darci valore aggiunto. Il Foggia ha tifosi sparsi in tutto il mondo, un patrimonio del quale bisogna tenere conto anche a livello di valorizzazione del marchio e del merchandising.

Processo da mettere a punto a medio o a lungo termine?

Impossibile stabilirlo ora, fondamentale è rimettere tutti i tasselli al loro posto nel minor tempo possibile, e contestualmente focalizzare le nostre attenzioni sul progetto tecnico che evidentemente ha una sua valenza.

E che avrebbe in Pavone e Zeman i due suoi capisaldi, no?

Certo, per noi si tratta di due figure imprescindibili. Ripartiremmo da entrambi per ciò che sono e che rappresentano, e per consentire al Foggia di conseguire con pazienza ed abnegazione quei risultati sportivi che la città ed il territorio meritano.

Servirebbe mettere sul tavolo anche altro, però...

Vero, e infatti fra i nostri obiettivi c’è anche quello di realizzare le infrastrutture necessarie affinché tutto il movimento di base possa finalmente far leva su una visione complessiva che miri alla valorizzazione del prodotto locale.

Alla fine resterà solo un sogno nel cassetto?

Non lo so, quel che è certo è che noi vorremmo provarci. Se poi il signor Canonico, o chi per lui, è in grado di fare meglio di noi, siamo pronti a fare un passo indietro.