Zdenek Zeman, il bambino che è e che emerge in ognuno di noi

Calcio
Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Sölle: “Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?”

“Non glielo spiegherei”, rispose, “gli darei un pallone per farlo giocare”», scrive Eduardo Galeano in uno dei libri più belli dedicati al calcio. Quando penso a Zeman, penso inevitabilmente a questa frase. Ovvero penso al fatto che il tecnico venuto da Praga ha sempre anteposto a tutto due concetti molto semplici: faccio calcio per far divertire il pubblico che viene allo stadio, m’interessa segnare un gol in più dell’avversario. Del resto, se non fosse così non potrebbe stare in panchina alla tenera età di 75 anni.

Grazie Zeman per la bellezza che regali agli innamorati del gioco del calcio e ai tuoi tifosi. Eh sì, perché il boemo è uno dei pochi allenatori al mondo che può vantare di avere una nutrita schiera di tifosi che lo segue indipendentemente dalla squadra che allena. Io sono uno di questi, lo seguo dal 1986 ed ho tifato nell’ordine, Foggia, Parma, Messina, ancora Foggia, Lazio, Roma, Fenerbahçe, Napoli, Salernitana, Avellino, Lecce, Brescia, di nuovo Lecce, Stella Rossa, sempre Foggia, Pescara, Roma, Cagliari, Lugano, di nuovo Pescara.

E ancora e per sempre Foggia. Ne conosco molti altri che come me hanno seguito e continuano a seguire Zeman nel suo peregrinare. Di lui si è detto e scritto molto, «Cavaliere senza macchia e senza paura», «Don Chisciotte», facendo riferimento alle sacrosante battaglie fatte in nome di tutto il movimento del calcio contro il doping, ma il vero motivo per cui in tanti lo seguono è la sua idea di calcio. Tutti all’attacco, senza paura. Mai. Tutte le sue squadre hanno la vocazione: cercare sempre la porta avversaria. Il modo di aggirare le difese avversarie e provare a segnare è sempre lo stesso da sempre, ma nessuno riesce a fermare le sue macchine da gol. Nessuno ci riesce perché i movimenti che Zeman chiede ai suoi ragazzi rasentano la perfezione e, soprattutto, si realizzano sempre con grande velocità perché i suoi calciatori sono, prima di tutto, degli atleti. Calciatori sconosciuti al grande pubblico, spesso alla prima, vera, esperienza, con il calcio che conta. Il tridente delle meraviglie di Zemanlandia, Rambaudi, Baiano, Signori, ma non solo.

Salvatore Schillaci al Messina, Mirko Vucinic, Pablo Daniel Osvaldo e Valerij Bojnov al Lecce, Fabio Vignaroli alla Salernitana, Marco Delvecchio alla Roma, Marco Di Vaio alla Lazio, Vitali Kutuzov all’Avellino, Marco Sau e Lorenzo Insigne prima al Foggia e poi al Pescara con Gianluca Caprari e Ciro Immobile. Sconosciuti prima d’incontrare Zeman e poi diventati grandi attaccanti del calcio nazionale.Questo è il motivo principale per cui Zeman piace tanto alle persone che amano il calcio.

Perché quando si guarda una partita con una squadra di Zeman il divertimento è assicurato. Non un divertimento fine a sé stesso, ma un divertimento che è proprio l'essenza del calcio: la ricerca costante del gol. Tutto ciò accade perché i suoi calciatori si applicano durante gli allenamenti e lo seguono alla lettera. Lo adorano. Lui gli regala una preparazione fisica che non ha eguali e mille consigli per cercare e trovare la porta avversaria.

Loro ricambiano con i gol e con un atteggiamento in campo che è invidiabile: non simulano mai e non sono fallosi. Sono persone educate. Dopo più di 1.000 panchine, a 75 anni continua ad essere un esempio di rettitudine e un maestro di calcio. Ce lo siamo goduti a lungo, speriamo di continuare a godercelo per sempre.

Caro Zdeněk Zeman auguri belli. Bellissimi e grazie, grazie di tutto.

Oscar Buonamano