L'attualità di Zeman

Calcio
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Il Muto ha fermato il tempo. Per Zdenek Zeman gli anni non passano mai.

E a 75 primavere suonate il boemo continua ancora a rubare la scena. Come e più di prima. Già, perché se agli albori degli anni ‘90 calamitava le attenzioni generali che gli valsero l’etichetta comunque scomoda di tecnico rivoluzionario capace di squinternare l’Italia pallonara con il suo Foggia settebellezze, ora viene considerato un unicum nel suo genere, una specie rara in via di estinzione.

E quindi è inevitabile che le luci dei riflettori tornino ad accendersi attorno al suo nome.
Il fatto è che Sdengo ed il suo calcio sono immortali, l’ultima stagione in rossonero è la sintesi esemplare di come sia possibile impiantare dal nulla il concetto di squadra anche in un gruppo di normalissimi carneadi che fino a luglio scorso nemmeno sapevano perché corressero dietro ad un pallone.

E che ora hanno ben impresso il concetto che è alla base delle teorie zemaniane. Il Foggia che dal nulla si è conquistato l’accesso ai play-off e che sul finire di stagione ha ridestato l’entusiasmo nel popolo rossonero è l’ultimo prodigio di un allenatore che a dispetto dell’età ormai pensionabile sta dimostrando che non si invecchia mai quando sono le idee a dettare le regole del gioco.

E’ questo il segreto che gli consente di restare ancora sulla cresta dell’onda, quando tanti dei suoi colleghi alla sua età si dilettano ormai a portare a spasso i nipotini.
“Io senza il calcio non so stare. Fosse per me arriverei a morire in tuta, a novant’anni, all’aria aperta, a insegnare pallone a qualche ragazzo che ancora avesse voglia di starmi a sentire”.

Sta tutta quì l’attualità di Zeman, che è il bambino che è in ognuno di noi.
Un patrimonio da preservare all’infinito.