Peppino Pavone: “Ora è giusto che parli io...”

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Parole come macigni. Che non potevano passare inosservate, e che hanno scatenato inevitabili polemiche. Zdenek Zeman è sbottato e ha detto la sua: sul passato, sul presente, e sul futuro del Foggia.

Su ciò che è, e su ciò che potrà essere. Riflessioni a voce alta che in seno al club non devono essere particolarmente piaciute. Soprattutto a patron Canonico, che forse dal suo allenatore si aspettava una sponda, e che è invece con le sue risposte l’ha fatto restare con un palmo di naso.

Ed anche se poi il boemo ha provato a correggere il tiro e ad essere meno diretto, la sua disamina ha lasciato il segno. E finito con il chiamare in causa anche l’operato del ds Peppino Pavone, l’uomo che lo ha rivoluto fortissimamente a Foggia per intraprendere un nuovo progetto proiettato nel futuro. E che le parole di Zeman di venerdì scorso sembrano improvvisamente mettere in discussione. Canonico non ha gradito ovviamente le esternazioni di Zeman, a lui con tutta la buona volontà del caso non riesce proprio di entrare in sintonia con il suo allenatore.

E allora ecco che a difesa dell’operato del club è sceso in campo l’ideologo di Zemanlandia. Che finora se n’è stato dietro le quinte perché non gli piace apparire. Ma che di fronte alle sollecitazioni di Sdengo non poteva rimanere in silenzio. Anche per quel senso di corporativismo che da qualche parte gli sarà stato sollecitato: “Tu da che parte stai?”, deve essersi sentito chiedere il dirigente barlettano in questi giorni. E lui in qualche improvvisata sortita ha provato a difendere le sue ragioni: “Io sto dalla parte del Foggia, come sempre, ci mancherebbe”, la replica di Pavone che finalmente ieri si è deciso a venire allo scoperto e provare ad abbassare i toni di una polemica che è sterile ed improduttiva: “Ho voluto tenere questa conferenza-stampa perché avverto aria disfattista, e sinceramente non ne comprendo la ragione. Forse può dipendere dal clima di attesa che un allenatore come Zeman può generare. Ognuno di noi è ambizioso, ma voglio che sia chiaro che non abbiamo costruito una squadra per ammazzare il campionato, ma per avviare un progetto. Tutti coloro che operano in seno al Foggia lavorano nell’ottica di delineare un futuro migliore per il Foggia. Non comprendo però tutti questi malumori, posso capire l’amarezza per il pari di Campobasso e per quel secondo tempo, ma noi siamo qui solo da pochi mesi. Abbiamo fatto 25 punti sul campo, perché tanto disfattismo? In classifica siamo sotto il Monopoli, la Turris e il Palermo, ma davanti a formazioni del calibro di Catanzaro e Avellino. La Turris è da due anni che mantiene lo stesso organico e lo puntella con due o tre innesti. Ha dato continuità ed i risultati si vedono. Un po’ come sta facendo l’Avellino. Dateci tempo, allora: è vero non abbiamo continuità nelle partite, ci capita frequentemente di giocare un tempo su buoni livelli e un altro sottotono, ma ci può stare in questa fase. A mio avviso questi ragazzi stanno facendo benissimo e lasciano intravedere ampi margini di miglioramento. La mia analisi personale è molto positiva, dunque. E non voglio toccare il tasto degli infortuni perché non è il caso piangersi addosso: in questo momento abbiamo fuori cinque potenziali titolari, ma quelli che li stanno sostituendo stanno avendo un rendimento elevato. Il nostro reale obiettivo? Fare il meglio possibile, ma siamo ambiziosi e crediamo molto in questa squadra, molto dipenderà anche da quanto tempo la squadra impiegherà ad assimilare il gioco di Zeman. Sono convinto che da quel momento potremo dominare le partite. Il mercato di riparazione? Non ci abbiamo ancora pensato e non sappiamo ancora quale reparto rinforzare, lo faremo più in là anche perché è prematuro e il mister difficilmente stravolge ciò che è stato fatto in estate. Se però riterrà sia il caso di intervenire lo accontenteremo. Rispetto al passato quando abbiamo fatto i cambi generazionali credo ci ritroviamo più avanti. Anche se in questa stagione si registrano più pareggi, la squadra è più attenta e vuole sempre portare a casa il risultato. Con i sé e con i ma è difficile ragionare. Tanti anni fa giocammo a Bergamo e vincevamo, poi abbiamo pareggiato 4-4. A Napoli ad un certo punto perdevamo 3-1 ed abbiamo pareggiato 3-3. La mentalità di Zeman è questa, quando vinci puoi pareggiare e quando perdi puoi recuperare. Una partita non si può gestire sul risultato di 1-0 e i ragazzi devono capire che devono acquisire la mentalità di dominarle le partite. Abbiamo una società solida, un team tecnico eccezionale, una città che ama il calcio, e quindi perché avere paura? Perché tutte queste tensioni? I quattro punti di penalizzazione non sono un peso perché siamo gente che ama la sfida e che vuole lavorare per lo stesso obiettivo. Il futuro è nostro, non dobbiamo avvelenarci. In passato abbiamo costruito squadre con giocatori di Serie C: credo che se abbiamo lavorato così è perché crediamo in questi ragazzi e vogliamo dar loro l’opportunità di farli diventare calciatori”.