Alunno disabile non ammesso nella sezione di musica. Condannata dal Tribunale la Parisi De Sanctis

Foggia
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E’ una storia che ha dell’incredibile e che si protraeva da circa sette anni a questa parte quella che riguarda un giovane foggiano affetto da disturbo dello spettro autistico e una rinomata scuola del capoluogo, la Parisi De Sanctis “rea – per i genitori del ragazzo e per il giudice - di aver rifiutato l’alunno, all’epoca in quinta elementare, alla formazione di una sezione improntata alla musica”. Ora quella vicenda sembra essersi finalmente conclusa.

Affetto da disabilità (come disciplinato dall’art 3 comma 3, Legge 104), fin dalle scuole materne il ragazzo frequentava l’Istituto Comprensivo Parisi De Sanctis.

Nel marzo 2015, alla chiusura del primo ciclo di scuola, giunto in quinta elementare, per il prosieguo degli studi gli si prospettò la possibilità di far parte di una sezione musicale, non destinata alle eccellenze quanto piuttosto mirata ad aiutare gli alunni a superare determinate problematiche didattiche.

“Fin dalla sua più tenera età - spiega a l’Attacco la mamma, Patrizia Curatolo – ci hanno sempre spinto affinché seguisse corsi musicali che fino a quel momento frequentava privatamente. Poter fare musica a scuola avrebbe aiutato nostro figlio a svolgere un percorso completo, insieme ad un’intera classe, proseguendo la sua istruzione con amichetti che conosceva bene. Insomma, una situazione perfetta per un bambino come lui”.

All’epoca, per accedere alla sezione musicale, tutti i ragazzi normodotati dovevano svolgere una sorta di esame selettivo, “una selezione che puntava a formare il numero e non di certo a prendere i più bravi rispetto ai meno bravi – rincara la dose Curatolo -. L’obiettivo di quella sezione era dare una marcia in più a ragazzi affetti da problematiche a livello didattico e sociale, non per creare una sorta di sezione d’élite”.

Dopo una sorta di pre iscrizione, sarebbero dovuti seguire dei corsi pomeridiani, necessari a conoscere i docenti che avrebbero poi dovuto esaminare gli studenti. A fine marzo, invece, prevista la data per l’esame finale orientativo attitudinale, utile a capire eventuali predisposizioni e talenti. “Essendo autistico era importante che nostro figlio facesse la conoscenza dei suoi insegnanti – spiega la mamma – eppure dopo la prima lezione di pianoforte, cominciammo ad avere problemi. Registrammo un impedimento: al bimbo non fu concesso di seguire questi corsi di preparazione. Da premettere che chiunque benefici della 104 deve per legge poter sostenere un esame assistito da un docente di sostegno. Chiedemmo dunque al dirigente di spiegarci come avrebbe mai potuto fare nostro figlio a svolgerlo senza aver avuto la possibilità di conoscere il proprio insegnante – commenta Patrizia – ma non ottenemmo nessuna risposta se non su data e ora dell’esame. Ci presentammo, era fine marzo 2015, e trovammo quattro docenti completamente spaesati. Chiesi, come genitore, di mettere a verbale il fatto che mio figlio dovesse beneficiare della 104, eppure procedettero, come anche testimoniato da alcuni presenti, con un esame normale. Lo interrogarono su note, ritmi ed altre cose specifiche della materia, altro che prova orientativa”.

Il destino volle che il responso dell’esame arrivasse proprio il 2 aprile, in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. “Fecero una graduatoria tale da non rischiare di ripescare mio figlio nella classe, qualora qualcuno dei giovani partecipanti fosse venuto meno: decisero di bocciarlo. Mio figlio e una ragazzina vennero quindi inseriti in una tabella adiacente e decretati come respinti”. Naturalmente la cosa non andò giù alla famiglia che, prima di arrivare ad un contenzioso, tramite gli avvocati iniziò con la scuola una transazione pacifica ma senza esiti. Nel frattempo il bambino ha proseguito il suo ciclo di studi delle medie in una classe normale.

La causa intentata dai genitori contro la scuola è durata 7 anni e il 3 gennaio scorso è arrivata la decisone del Tribunale di Foggia che ha dato ragione alla famiglia di quello che ormai è un adolescente, studente in terza liceo. 

“Il giudice ha condannato la scuola al pagamento di un risarcimento e delle spese legali – evidenzia Curatolo –, parliamo di una cifra pietosa nonostante sia stato accertato in giudizio un grave danno, irreparabile per nostro figlio che ha perso una possibilità che non potrà più avere. Quei pochissimi soldi ricevuti non ci risarciranno dell’offesa arrecata a mio figlio, vorremmo però conoscere le intenzioni dello Stato. Come agirà nei confronti di quei discriminatori sociali che lavorano nelle scuole?”, ha concluso la madre.