Quel che resta di Via Arpi, da strada della cultura (mancata) ad arteria sempre più marginale

Foggia
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Corsi e ricorsi storici. Idee che si affacciano, svaniscono, poi ritornano. Come quella che vuole Via Arpi “strada della cultura” un antico cavallo di battaglia cavalcato da istituzioni, urbanisti, associazioni, comitati, organizzazioni di commercianti.

A riportarla in auge è stato il direttore del Conservatorio di Musica “U. Giordano” Francesco Montaruli, intervenuto alla presentazione del presidente dell’Accademia di Belle Arti Arena, che si è svolta la scorsa settimana nell’Auditorium Santa Chiara.

A proposito di riconnessione delle funzioni delle istituzioni Afam della città ai percorsi culturali e di formazione dell’Università degli Studi, Montaruli ha fatto accenno alla necessità di rivendicare per Via Arpi il titolo di arteria della cultura, appunto, ricordando che essa è sede del Dipartimento di Studi Umanistici, della Fondazione dei Monti Uniti, della Fondazione Apulia Felix, del Museo Civico e dello stesso Conservatorio.

Alla ricerca di un dialogo più serrato tra queste realtà, ritorna l’idea di valorizzare attraverso una cooperazione tra pubblico e privato la strada che è stata in passato al centro di vivaci attenzioni tenute insieme dall’intento di rafforzare gli obiettivi su razionalizzazione della mobilità, piano del colore e conservazione dei monumenti e degli edifici di pregio storico-architettonico, ricerca sul patrimonio ipogeico e vitalità delle imprese commerciali ed artigiane, promozione dei beni culturali che insistono in tutta l’area del centro storico. Intorno a queste belle intenzioni si sono spese negli anni passati molte energie e innumerevoli sono stati i tentativi di addivenire a un intervento concreto, complessivo e strutturato per rilanciare Via Arpi, come ricordano su queste colonne Giuliano Volpe e Saverio Russo.

Uno degli ultimi esperimenti mai andati in porto suggeriva la creazione di un asse dello shopping lungo “duemila passi”, formato da via Arpi e corso Vittorio Emanuele, per rinsaldare Foggia antica e Foggia moderna. Oggi appare chiaro che ben altra sorte ha segnato il destino della strada che deve il suo nome all'antica città di Arpi fondata da Diomede, l'eroe omerico sbarcato in Capitanata, segnata dallo svuotamento degli esercizi commerciali, episodi ripetuti di violenza e vandalismo, incuria, degrado. Che hanno portato a franare la visione di una nuova idea identitaria, mai giunta a compimento.

Deluso. Sfiduciato. Arrabbiato. Appare così il professor Giuliano Volpe a cui va riconosciuto il merito di aver profuso un energico impegno per la riqualificazione di pezzi della città incardinati sugli assi contigui della riappropriazione della memoria, in riconnessione con la rigenerazione e rifunzionalizzazione di interi segmenti del patrimonio urbanistico, per lo più condannato al declino. “Abbiamo perso troppo tempo per Via Arpi, e per tutto il centro storico, direi -. dichiara l’archeologo a l’Attacco -. L’idea rischia di diventare una sorta di richiamo periodico e retorico, mentre abbiamo assistito al progressivo degrado dell’arteria, ogni volta che l’attraverso mi vergogno. Nonostante sia un inguaribile ottimista ed abbia scelto di vivere nel centro storico di Foggia, non intravedo più margini di intervento per possibili miglioramenti”.

Correva l’anno 2012 quando L’Università degli Studi di Foggia vinceva il Premio Gubbio con il progetto “METAmorfosi di una città”: l’allora Rettore Volpe presentava l’intervento con l’obiettivo orientato alla creazione di un campus urbano, perfettamente integrato nella città, organizzato in tre poli principali: direzionale economico-giuridico; umanistico; medico-agronomico-tecnologico. Tutto partì con il recupero del complesso degli ex Ospedali in via Arpi, nel cuore della città medievale. La struttura divenne sede del Dipartimento di Studi umanistici, con aule, laboratori, studi, biblioteca, insieme alla vicina struttura dell’ex Maternità, già in parte sede dello stesso Dipartimento e del Museo del Territorio.  Anche la recente acquisizione della Caserma Miale al patrimonio dell’Università è figlia di quella stagione progettuale, attuata solo in parte.

In uno sforzo di rilettura dell’esistente e di programmazione di una visione incisiva che potesse innescare nuovi processi di trasformazione, il Rettore denunciava le criticità di partenza del contesto: “In una città tuttora dominata dalla categoria dei costruttori e dei palazzinari, che occupano posti di rilievo e controllano la politica, a volte anche con connessioni poco limpide con la delinquenza organizzata, come ha più volte accertato la Magistratura; in una città sporca e sfregiata dai suoi stessi cittadini, non educati alla cura degli spazi comuni; in una città difficile, povera e ampiamente degradata sotto il profilo sociale, economico e urbanistico, l’Università può e deve svolgere un ruolo essenziale anche in campo urbanistico, oltre che in quelli culturale, sociale ed economico”.

“Tutta la spinta propulsiva che c’è stata per parecchi anni si è andata spegnendo. Io cominciai a parlarne e ad occuparmene 20 anni fa, da quando sono arrivato a Foggia, e, mi domando, cosa è successo nel frattempo? A parte la nascita del contenitore di Santa Chiara e della Fondazione Apulia Felix, cos’altro è accaduto di positivo in quella strada e nella città vecchia? La verità è che è sempre più abbandonata a sè stessa, sempre più condannata al degrado urbano, morale, sociale, economico, commerciale. Io abito alle spalle del Municipio e della Prefettura, cioè i capisaldi di quelle che sarebbero le istituzioni che presidiano sull’organizzazione del vivere civile, locale e nazionale, ma i ragazzi fanno quello che vogliono, gli abusivi fanno quello che vogliono. Come si fa a fare cultura se siamo in una realtà di nessuno? Io ormai faccio fatica a capire questa città”.

Pesa come un macigno sulle considerazioni amare di Volpe la sconcia vicenda di alcune famiglie di senza casa che occupano abusivamente alcuni locali dell’ex Chiesa che si affaccia su Via Arpi, diventata grazie all’intuizione e all’investimento di Apulia Felix un punto di riferimento per attraversamenti di comunità, culture e progettualità, scenario in cui si animano discussioni e confronti tra istituzioni del pubblico e soggetti del privato organizzato e impegnato, associazioni, movimenti, parti della società civile, dell’informazione, dello spettacolo. Da due anni la Regione Puglia ha assegnato alla Fondazione, risultata vincitrice del Bando “Radici e Ali”, la somma di 1 milione e 140mila euro, a cui va aggiunto un cofinanziamento di 320mila euro di donazioni di soci privati, per la realizzazione del progetto “ArpiInArts”, un programma di largo respiro che parte dalla ristrutturazione degli spazi dell’immobile di proprietà della Curia per potenziare l’offerta dei servizi con una scuola di musica per bambini, un progetto multimediale sulla narrazione del centro storico della città, la valorizzazione degli Ipogei, il reintegro all’uso della terrazza che sovrasta la cupola dell’Auditorum, con l’installazione di due ascensori.

“Dopo due anni il cantiere è ancora fermo e si rischia di perdere il finanziamento perchè non si riesce a mandare via gli abusivi che occupano parte dei locali che sono oggetto dell’intervento - racconta Volpe -. Gli abusivi continuano a stare lì dentro, nonostante ci sia una sentenza del TAR che ha dato loro torto. C’è stato un intervento isolato delle forze dell’ordine che li ha messi fuori, ma dopo poche ore erano già rientrati, sfondando il muro che era stato innalzato per inibire l’accesso”. Tra 20 giorni sarà presentato un terzo progetto, ricalibrato sull’esclusione delle parti dell’immobile che continuano ad essere occupate. “Si riuscirà a far partire il cantiere solo grazie alla stima personale che i dirigenti della Regione nutrono verso la mia persona.  Ma come si fa a chiedere a dei cittadini, a dei professionisti, a degli imprenditori, di mettere a disposizione soldi, tempo, energie, intelligenze se poi questi sono i risultati?” chiosa Volpe.