L’ufficio Cultura bussa a soldi. Lo strano caso della scrittrice Lucia Campanella

Foggia
Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Non si placa il malcontento di diversi operatori culturali del capoluogo verso l'ufficio Cultura del Comune. E così dopo l'amara riflessione di Davide Longo, presidente dell'associazione “Bel Canto” e direttore dell'Accademia Lirica Umberto Giordano, affidata la settimana scorsa su queste colonne, è ora il turno di Lucia Campanella, scrittrice e docente foggiana.

Nell'uno e nell'altro caso, il casus belli che lascia entrambi gli operatori culturali foggiani perplessi ed amareggiati, è la presentazione di un vero e proprio tariffario per l'utilizzo degli spazi di cultura, incluse le aree del Teatro Giordano. Un canone d'affitto il cui costo da corrispondere è variabile in base al numero di ore di utilizzo.

Al presidente del sodalizio musicale l'ufficio cultura aveva chiesto per usare il prestigioso palco 2000 euro al giorno per l'intera giornata, 1.200, invece, per un paio d'ore.

Oggi a reclamare l'ambiguo atteggiamento della tecno struttura del Comune di Foggia, non solo per quel che concerne tali richieste di natura economica, ma anche per una non ben chiara interlocuzione con gli utilizzatori degli spazi, è Lucia Campanella che a l'Attacco parla espressamente di “una prassi inconcepibile”, assai disincentivante per quanti vogliano creare le condizioni per la crescita di un tessuto culturale forte, pur non avendo “santi in Paradiso”.

La scrittrice foggiana si è trovata nell'incresciosa situazione di organizzare per ben due volte la presentazione del suo ultimo libro: “Un cielo perfetto” per la Pav Edizioni, senza tuttavia riuscire nel suo intento. “Il mio libro doveva essere presentato in prima battuta nel settembre scorso, avendo a disposizione il godimento del gratuito patrocinio del Comune per l'utilizzo della sala Rosa del Palazzetto dell'arte, ma, alla fine non se ne fece più nulla – spiega Campanella -. L'atteggiamento silente degli uffici preposti al settore cultura dell'ente comunale mi aveva fatto nutrire più di un dubbio sulle reali possibilità di organizzare l'evento. Il giorno immediatamente precedente alla presentazione ricevetti una mail in cui l'ente comunicava la capienza ridotta a soli 16 posti, una limitazione forte che mi ha portato a chiedere consiglio all'ex assessore alla cultura, Annapaola Giuliani. Successivamente, quasi per incanto, dall'ufficio cultura mi comunicano di provvedere alla sanificazione degli ambienti e dell'aumento della capienza, portata a 37 posti, un numero comunque molto al di sotto della fattibilità dell'evento, tanto che decisi di rimandare la presentazione a momenti più favorevoli”.

Ma, stando al racconto della scrittrice foggiana, l'agognata congiuntura positiva non c'è mai stata e così anche il secondo tentativo di presentare il libro è risultato vano. “Mi ero ripromessa di riorganizzare l'evento due mesi dopo, difatti con oltre 30 giorni di anticipo rispetto alla data convenuta, chiesi il 18 di ottobre l'utilizzo della sala Fedora del Teatro Umberto Giordano, ma non avendo ricevuto risposta sino al giorno immediatamente precedente all'evento decisi di prendere in mano la situazione e chiamare in Comune.

Dall’ufficio Cultura mi viene risposto che a breve mi sarebbe arrivato un feedback, pertanto diedi per scontata la fattibilità della manifestazione e ordinai i libri alla casa editrice per l'evento. Qualche giorno dopo chiamai nuovamente, non avendo ricevuto nessuna risposta, e dal Comune mi viene detto che la presentazione non poteva avere luogo a causa della mancata risposta”.

Un esito che si può sintetizzare nella formula giur idica del silenzio-diniego, ma non è tutto. Alla malcapitata infatti è stata recapitata una mail il giorno successivo al rigetto dell'istanza, in cui si chiedeva la corresponsione del canone d'affitto per la sala.

“Non solo mi è stata negata la possibilità di organizzare la presentazione del libro – commenta irata la scrittrice -, ma ciò che sconcerta è la richiesta del pagamento per l'uso del teatro. Per una ottantina di posti occupati, dal Comune chiedono 300 euro per la mezza giornata e 500 per l'intera. Mi chiedo che senso abbia un atteggiamento così contraddittorio. In questo modo si annienta lentamente il settore cultura e la libera iniziativa. So bene che non a tutti viene riservato il medesimo trattamento. Trovo vergognoso tale modo di agire. In fin dei conti si tratta di luoghi di cultura pubblici che appartengono a tutti”, osserva concludendo Campanella, facendo sapere di non demordere nel suo intento e di affidare a ben altro tipo di location la presentazione del proprio racconto.

(Claudia Ferrante - l’Attacco)