Consorzio ReseArch, momentaneamente sospesa l’interdittiva antimafia

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Ci sono enti di tutta Italia, tra cui alcuni in Capitanata, in attesa di capire come si concluderà il complesso iter giudiziario relativo al consorzio salernitano ReseArch, colpito da interdittiva antimafia e aggiudicatario di appalti per circa 2 miliardi di euro.

Nei giorni scorsi l’ultimo colpo di scena è arrivato dal TAR Campania, sezione di Salerno, che ha momentaneamente sospeso l’atto prefettizio. Il presidente della I sezione Leonardo Pasanisi ha adottato un decreto (tecnicamente ante causam) di sospensione del provvedimento, nella sua qualità di giudice monocratico, ma ha rinviato a un’ulteriore decisione collegiale che è prevista per il prossimo 8 giugno. In quella data la camera di consiglio potrà prendere due strade: confermare la sospensiva e fissare un’udienza sul merito a breve termine oppure emettere una sentenza, cosiddetta breve, in cui determinarsi in via definitiva. Non solo.

Tra la decisione di Pasanisi e l’udienza collegiale di giugno, vi è un appuntamento intermedio, previsto il 26 maggio: in quella data il Tribunale Penale di Salerno si esprimerà, infatti, sulla richiesta del consorzio ReseArch di essere commissariato. Il raggruppamento ritiene, infatti, di avere fatto tutto il possibile per ripulire i propri organici delle persone coinvolte in ambienti mafiosi e ritiene che il commissariamento sia la strada migliore per dimostrarlo.

“La Struttura commissariale per il contrasto al dissesto idrogeologico della Liguria sta esaminando tutte le possibili evoluzioni della situazione, lavorando per una celere ripresa dei lavori per lo scolmatore del Bisagno, in attesa che si concluda, verisimilmente nelle prossime settimane, il complesso iter giudiziario che vede coinvolto il consorzio ReseArch appaltatore dell'opera”, ha fatto sapere la Regione Liguria. “I programmi della Struttura commissariale stessa e della stazione appaltante non subiscono sostanziali modificazioni in conseguenza del decreto provvisorio pronunciato dal giudice monocratico del Tar Campania – sezione di Salerno”.

L’Attacco ha rivelato nelle scorse settimane quali ingentissimi appalti ReseArch si sia portata a casa in provincia di Foggia. Per Rodi Garganico a febbraio scorso, nell’ambito della procedura gestita dalla Centrale unica di committenza Isole Tremiti (che vede associato Rodi e Tremiti), la commissione esaminatrice ha proposto l’aggiudicazione a ReseArch dell’appalto dei lavori di miglioramento della circolazione e riqualificazione dell'area ZTL nel centro turistico di Lido del sole. Si tratta di opere finalizzate al miglioramento della circolazione viaria e di riqualificazione della ZTL (rifacimento marciapiedi, ripristino pavimentazione stradale, rifacimento impianto pubblica illuminazione, rifacimento servizi igienici esistenti, fornitura e posa in opera dissuasori telecomandati, etc.). La gara partiva dall’importo di 919.330 euro, di cui 896.703,82 euro per lavori e 22.626,8 euro quale importo non soggetto a ribasso. ReseArch ha vinto col ribasso del 10,1000%, per un importo di aggiudicazione pari a 806.136,73 euro, cui vanno aggiunti gli oneri di sicurezza, per un ammontare complessivo di 828.762,91 euro.

ReseArch a gennaio scorso vinse, tra 67 offerte pervenute alla SUA della Provincia di Foggia, la maxi gara da oltre 6 milioni di euro, per l’affidamento dei lavori di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione del plesso scolastico Luigi Fasanella a Vieste. Ancor più mostruoso l’importo della gara vinta l’anno prima per i lavori di bonifica e messa in sicurezza della ex discarica Iao di Giardinetto, a Troia. L’importo complessivo ammontava a 23.430.562,57 euro, fondi POR.

ReseArch ha da qualche anno mire anche su San Giovanni Rotondo, nell’ambito del progetto di finanza proposto per la realizzazione e gestione in concessione di un impianto per la produzione di biometano, tramite la digestione anaerobica di rifiuti organici e compostaggio finale. La proposta fu presentata nel 2020 all’amministrazione Crisetti dalle due imprese di un costituendo RTI: la foggiana Green Solutions, tramite gli amministratori Roberto Melillo e Antonio Masciale (fratello dell’attuale assessore comunale all’ambiente Matteo), quale capogruppo-mandataria; la mandante ReseArch, tramite il legale rappresentante Dario Bifulco. I requisiti della capogruppo Green Solutions  erano messi a disposizione dall’impresa ausiliaria, ovvero il consorzio ReseArch. L’iter dell’operazione si interruppe nel 2020 e oggi fonti interne all’amministrazione comunale fanno sapere che non è una questione in discussione. Dalla minoranza M5S, invece, ritengono la vicenda “non ancora chiusa dal momento che resta in piedi la delibera di giunta con cui il 13 luglio 2020 fu valutata la proposta e si demandarono ai dirigenti le fasi successive per la sua attuazione”. “La previsione di investimento di spesa complessiva dell’opera è pari a 28.100.000 euro”, spiegò l’allora assessore all’ambiente.

La società consortile a responsabilità limitata nata nel 2005, è ufficialmente guidata da Maurizio Raponi (presidente del cda) e Massimo Moccia (amministratore delegato). Ma il “gestore di fatto” per gli inquirenti è il fondatore di ReseArch, Francesco Vorro, presidente dell’Unione dei Consorzi Stabili Italiani nonché fratello del presidente del consorzio stabile Conpat. E’ stato uno degli arrestati mesi fa nell’inchiesta della Procura di Napoli e del ROS dell’Arma. Il consorzio conta 122 soci tra cui l’impresa foggiana Società Costruzioni Firenze srl di Adriano Bruno.