“Noi zona carente ma solo sulla carta, Regione Puglia si attivi per migliorare servizi sanitari per i più fragili”

Sanità di Capitanata
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Si moltiplicano le segnalazioni di disservizi e problemi in ambito sanitario in arrivo dai paesi dei Monti Dauni, è di ieri peraltro la notizia, riportata su queste colonne, di un’interrogazione in consiglio regionale proprio sull’argomento presentata da Giandiego Gatta che ha fatto una fotografia della situazione poi sottoposta all’attenzione del presidente Michele Emiliano e dell’assessore alla sanità Rocco Palese.

Entra ancor più nello specifico, Virgilio Caivano che da cittadino del territorio e padre storico e portavoce del coordinamento nazionale dei Piccoli Comuni conosce molto bene le varie problematiche che affliggono l’area subappenninica della Capitanata.

“Sulla carta – spiega Caivano a l’Attacco – questa è zona carente ma nei fatti non lo siamo. In base alla classificazione del Governo, abbiamo tutti i requisiti: desertificazione demografica, non omogeneità, disagio territoriale determinato da 30 piccoli Comuni collegati con una rete viaria purtroppo non eccellente e un sistema orografico collinare che crea enormi difficoltà ai residenti. Per i territori in questa condizione è stata prevista un’opportunità: agli operatori sanitari, medici, infermieri, professionisti amministrativi che operano nelle zone carenti è riconosciuto un vantaggio economico pari a 1500-1800 euro al mese in più. Un bonus che dovrebbe incoraggiare gli operatori a lavorare in queste aree nelle quali si è costretti a spostamenti difficoltosi. I Monti Dauni dunque sono in zona carente ma la Regione Puglia nel suo bilancio in materia di sanità non riconosce i benefit economici”.

Il che complica una situazione già complessa e di recente ulteriormente complicata dalla decisione di assegnare un solo medico di medicina generale ogni 1200 mutuati. “Per Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito e Faeto, ad esempio, che insieme non raggiungono i 1200 pazienti, c’è un solo medico che deve occuparsi dei tre Comuni, per 3 ore al giorno, un paio di giorni a settimana. Questo significa che praticamente è annullata la presenza del medico di famiglia che invece è fondamentale nei piccoli centri. Con la pandemia, con quota 100, sono stati tantissimi i medici andati in pensione. Sostituirli nelle aree interne è diventato davvero un miracolo perché, giustamente, il medico giovane non viene a lavorare sui Monti Dauni, dove è costretto nella stessa giornata a spostarsi continuamente tra Comuni, quando gli basta un quartiere a Foggia per assistere 1500-2000 mutuati”.

Da qui la necessità di una forma di incentivazione, non solo economica ma anche in termini di scatti di carriera, a detta di Caivano, che attirino i professionisti nelle aree disagiate.

Ma ci sono altre criticità che si riversano sulla sanità “La difficoltà di della rete internet veloce che funziona a fasi alterne, l'assenza di una telemedicina organizzata rendono questa realtà poco appetibile anche per gli investimenti economici. Ecco perché io ragiono su quattro pilastri per il rilancio di quest’area: ruralità intelligente, rete veloce, turismo lento e sanità. A tal proposito, adesso abbiamo un alleato che ha preso a cuore le vicende dei Monti Dauni, il direttore della Asl Foggia, Vito Piazzolla che ha avviato una serie di progetti, alcuni dei quali realizzati, come la messa in sicurezza e il recupero di alcune strutture; in più abbiamo reso fruibili molti poliambulatori come quello di Rocchetta, dotandoli del materiale indispensabile”.

Ma resta sempre il nodo del personale sanitario: “In tal senso abbiamo due ordini di problemi: uno riguarda la figura del medico di famiglia che comincia a non esserci più, nonostante con la pandemia grazie a loro abbiamo risolto i problemi della campagna vaccinale. Grazie a loro, ai farmacisti, i pediatri, coloro cioè che stanno sul posto. In secondo luogo non abbiamo personale specializzato come gli infermieri di famiglia, il nutrizionista, il fisioterapista, il fisiatra cioè tutte queste figure professionali che oggi sono necessarie per rendere un servizio socio-sanitario alle comunità montane nelle quali vivono per lo più persone ultrasettantenni che hanno bisogno di un altro tipo di assistenza, anche solo per prenotare una visita medica”.

Per poter avere questo genere di servizi sui territori più decentrati il modello ottimale potrebbe essere quello della ripartizione delle prestazioni in strutture hub (centrali) e spoke (decentrate), un efficace sistema per non ingolfare i pronto soccorso, i laboratori analisi e gli ambulatori degli ospedali della provincia; mentre il referente dei Piccoli Comini crede di meno nell’ipotesi dell’ospedale di comunità, che per legge deve riguardare un bacino d’utenza di 50 mila abitanti che i 29 Comuni dei Monti Dauni non raggiungono.

“Dobbiamo spostare l'attenzione verso i territori per liberare il centro: questo è l'obiettivo – ha sottolineato Caivano - ma devo rilevare l'elemento di debolezza della politica territoriale. I Sindaci ad esempio fanno parte del consiglio del Pal, del Piano di azione locale, sono quelli che votano il bilancio e su 61 Comuni 29 sono dei Monti Dauni e 14 dell'altra area montana, il Gargano. Vale a dire che insieme rappresentano la maggioranza dei Sindaci. Eppure l'assemblea non riesce a fare bilanci di previsione utili per una sanità più efficiente. Questa è una debolezza delle istituzioni locali che non è più accettabile. A questo si aggiunga il lavoro (che non c'è) per i piani sociali di zona dei servizi sociali. In questo la Regione Puglia è fallimentare: l'assessorato al welfare ha 1,2 miliardi di euro nel suo portafoglio e non solo per le annualità europee ma anche per il Pnrr ma il sistema dei servizi sociali non va. E’ inoltre necessario programmare insieme assistenza sanitaria e servizi sociali perché fare prevenzione significa evitare assistenza, senza far lievitare i costi aggiuntivi. Abbiamo un esercito di persone anziane che non riusciamo a tutelare, non riusciamo a garantire un minimo di servizi alle persone che non sono più in grado di fare nulla, con le famiglie che vivono al nord e che finiscono per diventare prigioniere di badanti e affini. E’ compito della Regione Puglia risolvere questi problemi”.

Particolare attenzione infine andrebbe indirizzata al servizio del 118 “Non è pensabile che su 61 ambulanze della provincia di Foggia, solo due sono medicalizzate, cioè con medico a bordo, sui Monti Dauni, ad Anzano di Puglia e Castelnuovo della Daunia; e in certi casi accade che il medico venga caricato sul mezzo, per strada, al bivio di Castelluccio. Nel 2022, in Italia, è ammissibile?”, ha concluso Caivano.