Per quanto possa essere ancora ignota la prossima guida politica dell’Amministrazione comunale, una c’è già e non è politica. Non per questo non è attenta alla comunità, anzi ne ha contatto e la vive quotidianamente. La guida è quella di padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo e di un territorio nei cui confini è collocato un Sito di Interesse Nazionale (SIN).

Risale ormai a giugno 2020 il “miracolo” della diretta streaming di una seduta del consiglio direttivo del Parco nazionale del Gargano. Per la prima volta in 25 anni dall’istituzione del PNG - grazie all’allora direttrice Maria Villani, che accolse la richiesta di varie associazioni- si garantì massima trasparenza, come si conviene ad un ente pubblico, e rispetto dell’articolo 14 dello statuto (che prescrive come regola che le sedute del consiglio direttivo siano pubbliche).

Era settembre quando cominciarono a circolare indiscrezioni relative alla possibile aggiudicazione in favore della General Service Group di Luigi Colucci, marito della segretaria del Pd di Capitanata Lia Azzarone, della maxi gara del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano da oltre 9,7 milioni per i lavori relativi ad una “Rete di acquedotti minori nel comprensorio del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano con l'utilizzo di risorse idriche locali. Schema Sud 2° Lotto - Ulteriore Estendimento”.

Non sono piaciute a Claudio Costanzucci le dichiarazioni rese dall’ente ora guidato dal numero uno Pasquale Pazienza. Costanzucci, da sindaco di Cagnano Varano, fu negli scorsi anni vicepresidente del Parco e presidente facente funzioni fino all’insediamento di Pazienza nell’estate del 2019. L’ex primo cittadino è stato chiamato in causa dal PNG rispetto alla vicenda del finanziamento Interreg perso da oltre 3 milioni di euro. Fu l’Attacco a dare la notizia.

Ci sono 39 progetti in lista d’attesa e ancora zero realizzazioni in Italia per quanto riguarda l’eolico off shore, che prevede l’impianto delle pale, al largo in mare aperto, lontano dalla terra ferma. Se venissero realizzati tutti, sarebbero 17mila megawatt, centinaia di eliche al largo delle coste di Romagna, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Lazio, Toscana per dare all’Italia energia senza produrre fumo.

Molti sono stati gli annunci ma di fatto in Italia non esiste ancora nessuna centrale eolica in mare. Tutti i 39 progetti sono ancora sulla carta tranne quello in realizzazione addosso alla spiaggia di Taranto, nel cui porto sono distesi piloni ed eliche già pronti da montare. Due sono le tipologie di impianti off shore: sottocosta, con i piloni piantati nel fondo oppure quelli che prevedono aerogeneratori galleggianti.

 

I progetti italiani sono collocati soprattutto nel basso Adriatico di fronte alla Puglia (dal Gargano a Santa Maria di Leuca si leggono 12 progetti), nello Ionio, nel Canale di Sicilia (6) e attorno al dorso meridionale della Sardegna (8), fra il Cagliaritano e le coste dell’Iglesiente; un altro nucleo denso di proposte è fra Sardegna e Toscana (7 progetti), Elba compresa; e poi davanti alla Romagna (è il caso del progetto Agnes della Saipem).

 

Un terzo delle richieste a Terna per il collegamento alla rete di alta tensione (il 30,5%) è per progetti collocati su mari meno profondi di cento metri, in cui i piloni possono essere piantati nel fondo. Il resto deve galleggiare nei mari profondi, ancorato.

 

I mari europei sono disseminati di pale per complessivi 12mila megawatt, con gli obiettivi di 60mila megawatt per il 2030 e 300mila per il 2050, investimenti stimabili per 800 miliardi di euro.

Più indietro l’Italia: il Piano nazionale integrato energia e clima, che ora deve essere aggiornato, prevede appena 900 megawatt al 2030, venti volte meno dei progetti italiani già in lista d’attesa.

 

(Fonte: Il Sole24ore)

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