Inchieste in tutta Italia sugli Atenei, dalla Procura di Foggia archiviazioni e intercettazioni negate

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Il “sistema” Università è al centro delle inchieste di varie Procure italiane. C’è l’inchiesta aperta dalla Procura di Genova su bandi realizzati - per l’accusa – “su misura” del candidato predestinato e cattedre assegnate ad personam che riguarderebbero alcuni Atenei italiani. Sono in tutto una ventina le persone per le quali si ipotizzano a vario titolo i reati di turbativa d’asta, rivelazione del segreto istruttorio e traffico di influenze.

All’Università Mediterranea di Reggio Calabria è riferita l'inchiesta Magnifica, con otto persone (tra cui rettore e prorettore vicario) accusate, vario titolo, di corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. La Guardia di finanza, in quella circostanza, aveva fatto luce su una serie di concorsi pilotati ma anche su irregolarità nella gestione degli appalti e sull'utilizzo delle auto e delle carte di credito dell'Ateneo per scopi personali.

A Bari l’Ateneo, lo scorso 8 marzo, ha destituito l’ormai ex ordinario di Malattie odontostomatologiche del Dipartimento interdisciplinare Felice Roberto Grassi al termine del procedimento disciplinare avviato circa un anno fa e relativo alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto Grassi (prosciolto in sede penale per prescrizione dei reati) sui test per l'ingresso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria, ritenuti truccati.

A seguito della destituzione disciplinare, il Ministero dell’Università e della Ricerca giorni fa ha disposto la decadenza di Grassi anche dall’incarico di componente della commissione per l’Asn, l’Abilitazione scientifica nazionale indispensabile per partecipare ai concorsi di professore universitario di prima e di seconda fascia.

A Catania l’inchiesta “Università bandita” sui presunti concorsi truccati porterà a settembre a processo 9 docenti – imputati a vario titolo per abuso d’ufficio, falso e corruzione – tra cui 2 ex rettori; ma la Procura ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di altre 45 persone, in un secondo troncone della stessa inchiesta.

E sono solo alcuni esempi dell’attivismo delle Procure, da Nord a Sud, intenzionate a vederci chiaro su quanto avviene negli Atenei dello Stivale, con indagini fatte seriamente e autorizzando le intercettazioni.

A Foggia le archiviazioni e le intercettazioni negate sono tante e tali che viene da pensare che Unifg sia quasi l’unica Università virtuosa d’Italia e che i denuncianti dell’Ateneo siano tutti pazzi invasati che si sono rovinati la vita inventando storie che non solo si sono verificate altrove nelle stesse identiche modalità ma che altrove le Procure hanno riconosciuto come penalmente rilevanti, a seguito di indagini condotte con la massima serietà. Sono numerose le inchieste riguardanti Unifg dagli esiti deludenti.

Anche laddove in una prima fase la polizia giudiziaria ha concluso proponendo anche interdizioni e sospensioni delle cariche accademiche, la Procura foggiana ha mortificato gli esiti di quelle indagini proponendo archiviazioni. In una seconda fase anche le indagini sono state sciatte: sequestri documentali fatti a mesi di distanza dalle segnalazioni, nessuna intercettazione anche quando i denuncianti segnalavano momenti decisionali precisi da monitorare, computer contenenti archivi delicati e persino abitudini come la circostanza che i vertici decisionali dell’Ateneo usavano passeggiare a lungo nei pressi della sede di Via Gramsci per discutere “all’aperto” di questioni di lavoro.

Al di là dell’impatto mediatico delle trascrizioni delle intercettazioni, omesse nei casi foggiani, i fatti per cui le altre Procure hanno formulato le ipotesi di reato (associazione per delinquere, turbata libertà degli incanti, abuso d’ufficio) possono sostanzialmente sovrapporsi a quanto denunciato negli anni alla Procura guidata (ancora per poco, a quanto pare) da Ludovico Vaccaro: concorsi profilati, vincitori annunciati, commissioni pilotate, conflitti di interesse, valutazioni palesemente false, ritardi nell’emanazione dei bandi per permettere al prescelto di maturare il titolo di accesso, comportamenti vessatori e apertamente punitivi, come accertato dall’ultima sentenza del TAR Puglia, sui quattro “reietti” di Agraria (i docenti Sandro del Nobile, Diego Centonze, Amalia Conte e Carmen Palermo), in cui si descrive un abuso d’ufficio in tutti i suoi elementi costitutivi.

Nel caso del noto procedimento penale DARE, dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla pm Alessandra Fini, fu negata nel 2018 dal GIP Carlo Protano la richiesta di autorizzare lo svolgimento di operazioni di intercettazione, perché il giudice non rilevò “la ricorrenza di gravi indizi”. Una vicenda conclusasi a luglio 2021 con la sentenza del giudice Domenico Zeno che ha mandato assolti tutti gli imputati (tra cui gli allora vertici dell’Ateneo daunio e della tecnostruttura) “perché i fatti non sussistono”.

Per il caso dei concorsi da ordinario di Diritto amministrativo di Giurisprudenza le indagini della Guardia di Finanza sul primo concorso avevano condotto ad ipotizzare reati in capo a una pluralità di soggetti, tra cui l’ex rettore Ricci e l’ex direttore di Dipartimento Ligustro per i quali era stata proposta l’interdizione, ma la Procura ha chiesto l’archiviazione per loro, mentre ha chiesto il rinvio a giudizio della commissione per abuso d’ufficio.

Ma i tre imputati, tra cui Enrico Follieri, sono stati assolti anche in base alla sentenza del TAR poi ribaltata dal Consiglio di Stato, che ha invece ravvisato la sussistenza di un conflitto di interessi in capo a Follieri. La seconda indagine, meno incisiva, ha condotto ad archiviazioni e si trattava, come nel caso oggi contestato a Genova, di ritardi nell’emanazione del bando che hanno consentito il conseguimento del titolo di partecipazione a candidati che non ne erano in possesso. Analoghi esiti di archiviazione per i casi che hanno riguardato i numerosi concorsi che hanno visto sistematicamente perdente la professoressa Amalia Conte, cui sono state preferite, nell’ordine Antonietta Baiano, Carla Severini e Teresa De Pilli.

Se è vero che qualcosa è cambiato in Italia rispetto alla operosità degli inquirenti nello scoperchiare il vaso di Pandora del “sistema” Università, non resta che sperare che anche gli uffici giudiziari di viale I maggio si attivi. Del resto le indagini possono sempre essere riaperte e possono aprirsene di nuove.