Concorsi, l’avvocato dei ricorrenti: “Illegittimi per anonimato violato, omessi controlli e bando disatteso”

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Dagli schermi nazionali di Striscia la notizia al Parlamento. Continua a far parlare il caso dei 4 concorsi della Provincia di Foggia per selezionare 10 tra amministrativi e tecnici. A fronte di un esercito di 1.974 partecipanti alle procedure, dei sette vincitori al momento noti ci sono ben cinque provenienti dai Monti Dauni.

Tre sono concittadini del presidente della Provincia e sindaco di Candela Nicola Gatta: Giulia Montemorra (tecnici C), la quale lavora in Comune per conto dell’impresa di supporto per i tributi; Daniele Gelato (tecnici D), cugino di Montemorra e già dipendente di Palazzo Dogana; Rocco Quaglia (amministrativi D).

Ci sono poi il 26enne vicesindaco di Orsara Vittorio Cappetta (tecnici C) e Giuseppe Giannini (amministrativi D), figlio della sindaca di Roseto Valfortore Lucilla Parisi.

Un sesto vincitore è Pasquale Morra, negli scorsi anni assessore di Franco Metta a Cerignola. Morra ha vinto il concorso per tecnici D insieme a Gelato e a Giacomo La Ferrara, che come Gelato è già dipendente della Provincia e che è stato dirigente a tempo determinato a Candela (in convenzione col Comune di Monteleone). Altri candelesi sono idonei non vincitori con ottime chance di essere ripescati in caso di scorrimento delle graduatorie, tra cui ex consiglieri comunali o figli di candidati consiglieri. Si attende ancora la graduatoria della procedura per amministrativi C, la più contestata. In una sessione del concorso per amministrativi categoria C è stata data per buona una risposta sbagliata relativa alla idoneità di inglese, costringendo a ricalcolare tutto. A meno che non intervenga una revoca in autotutela da parte dell’ente – è l’ora dei ricorsi al TAR.

I presupposti ci sono tutti a detta dell’avvocato Francesco Leone, che assiste i ricorrenti.

La procedura concorsuale sarebbe illegittima per tre irregolarità. E’ questo quello che davanti al TAR Puglia tenterà di dimostrare lo studio palermitano Leone-Fell e associati, il primo in Italia per contenzioso nel diritto amministrativo concorsuale.

“Bisogna ripetere la prova selettiva, affinchè sia scevra da irregolarità e zone d’ombra”, ha esordito ieri in conferenza stampa l’avvocato Francesco Leone. “I concorsisti si sono ritrovati con una prova che era tutt’altro rispetto a quella che si aspettavano. Ci occupiamo di queste tematiche ormai da tantissimo tempo. È una battaglia che portiamo avanti da molti anni. La stella polare per chi amministra la cosa pubblica è selezionare il merito, con concorsi regolari. Un milione e mezzo di posti di lavoro saranno messi a bando nei prossimi due anni, secondo il ministro Brunetta. Significa andare a rinnovare radicalmente le piante organiche degli enti locali, i vincitori di quei concorsi saranno le persone che gestiranno le macchine burocratiche per i prossimi decenni. E’ indispensabile che ci siano concorsi trasparenti e regolari. Procedure regolari che non si ritrovano in questi concorsi della Provincia di Foggia. Le più note sono quelle per amministrative ma le altre due per tecnici sono secondo noi affette dagli stessi vizi”, ha analizzato Leone.

La prima irregolarità sarebbe costituita dall’eccessiva difficoltà della prova di inglese e informatica, 4 quesiti usati a mo’ di sbarramento, come idoneità. “La prima cosa che ci è sembra assolutamente strana è che da un giorno all’altro questi candidati si sono ritrovati con quesiti di inglese e informatica senza alcun preavviso. Per superare la prova è stato necessario rispondere a 3 quesiti su 4, e cioè una soglia maggiore rispetto a 21/30, ovvero la soglia stabilita per le materie”.

La seconda irregolarità sarebbe invece rappresentata dalla violazione del principio dell'anonimato. “Le modalità di selezione non hanno garantito l’anonimato dei candidati, con conseguente potenziale lesione dei principi di trasparenza ed imparzialità del principio della par condicio”, ha affermato il legale. “A rendere tale concorso così opaco è anche il fatto che teoricamente la commissione e gli addetti a sicurezza e ritiro compiti potevano risalire all’autore della prova prima della correzione. Sono state consegnate ai candidati 3 etichette recanti 3 codici a barre identici, da apporre sia sulla scheda anagrafica che sui moduli risposta. Le etichette riportavano anche un numero, diverso per ciascun candidato e, come tale, idoneo a rivelarne l’identità. Inoltre, al termine della prova, ciascun candidato ha consegnato il proprio modulo risposta senza inserirlo in busta chiusa. Una cosa estremamente grave è avvenuta, non ci era mai capitato in 10 anni. I compiti sono stati ritirati dagli addetti, che fine abbiano fatto noi non lo sappiamo. Non sono stati messi in una busta sigillata”. Per Leone la stessa verbalizzazione ad opera della commissione sarebbe stata lacunosa: “I candidati testimoni, chiamati a sorteggiare la batteria delle domande ad ogni turno, non sono stati presenti nelle fasi successive. E’ un’altra grande anomalia in un concorso pubblico, devono esserci testimoni di tutte le fasi. Ciò getta altre ombre”.

Dinanzi al TAR saranno contestati anche gli omessi controlli, quale terza irregolarità. “Non vi è stato alcun controllo all’ingresso con i metal detector. Le aule non sono state schermate con lo jammer. I telefoni sono stati lasciati nella disponibilità dei candidati. Vi era la possibilità di accedere ad Internet ed effettuare delle ricerche online, come pure di fotografare il proprio questionario e attendere l’aiuto da casa o di fotografare il proprio codice a barre e inviarlo a dei complici”. “Ancor più clamoroso è che incredibilmente, nel 2021, i candidati non siano stati controllati all’ingresso, banalmente gli addetti chiedevano se avevano cellulari. Se sì, quei telefonini venivano messi in busta trasparente e riconsegnati al candidato. Tutto è stato basato sull’onestà del candidato. E se uno avesse avuto due cellulari o avesse mentito? Le aule non erano schermate, non c’era un disturbatore di frequenze. Altro fatto estremamente grave di questi tempi. Né va dimenticato”, ha aggiunto Leone, “che per via delle distanze anticontagio alcuni candidati erano seduti nei corridoi, nelle parti più strane e buie dell’edificio. Non è dunque da escludere ricerche col cellulare approfittando di tali spazi più nascosti”. Tra le tante anomalie riscontrate dai concorsisti subito anche l’assenza del tablet. “La prova non doveva essere digitale? Dovendo fare il test sul tablet non si può imbrogliare, non ci sono schede anagrafiche, codici, etc.”.

Il segretario generale dell’ente Scalzulli, a l’Attacco, disse a fine novembre: “L'alternativa sarebbe stata allestire sale informatiche e fornire ciascun candidato di tablet. Avrebbe richiesto una spesa di 80-90mila euro per avere lo stesso risultato che è dato dalla lettura ottica di una scheda cartacea, una modalità che assicura l'anonimato”. Ma non sarebbe stato il caso, come fanno altri enti, di noleggiare i tablet (visto che era troppo dispendioso comprarli) o pretendere che la SeleTek (cui è stato attribuito il servizio con affidamento diretto) li fornisse?

“Insomma”, ha concluso l’avvocato Leone, “ci sono varie irregolarità che alimentano i sospetti sui vincitori, oltre a far perdere fiducia nelle istituzioni. Noi notificheremo il ricorso al TAR entro il 23 gennaio per l’annullamento delle procedure e la loro ripetizione”.

A testimoniare l’anomala e, a suo dire, pessima esperienza è stato ieri Francesco Strippoli, referente del coordinamento dei ricorrenti. “Tutti avevano telefoni, borse e bagagli, contrariamente al bando. Non c’è stato nessun tipo di controllo. Il bando prevedeva strumenti informatici e digitali, il giorno dopo ci siamo ritrovati schede cartacee. Purtroppo tra i concorsisti ci sono sentimenti di sconforto, disagio, disillusione. Tanti non credono nemmeno al ricorso. C’è tanto scoramento”, ha spiegato Strippoli. “Per i concorsi per tecnici, nonostante le stesse criticità, si rischia di non fare ricorso e di farli andare lisci come se tutto fosse andato bene. Chiedo un atto di coraggio, alcuni temono possibili ripercussioni per futuri concorsi. Devono stare tranquilli e sereni, non devono temere alcun danneggiamento nei loro confronti”.

All’avvocato Leone l’Attacco ha chiesto di chi sia stata concretamente l’eventuale colpa. “La questione è duplice. Gli errori secondo me, a livello procedurale, sono della SeleTek con la colpevole complicità della commissione. Le commissioni di esame devono essere di persone esperte, un ex magistrato e avvocato non per forza è iper esperto di selezioni pubbliche. La commissione deve stare attenta e dare indicazioni all’impresa che governa la gestione del concorso, chiedere perché non preveda controlli. Se non c’è un metal detector come commissione chiedo alla Provincia di affittarlo o alla SeleTek di usarlo. Sia chiaro: parlo di complicità colposa, non dolosa”. Quanto alle dichiarazioni usate dall’ente dopo le prime polemiche: “Ognuno si difende come crede, lo faranno davanti al TAR tra qualche settimana. Capisco che vogliano difendere la procedura ma forse serviva usare determinati toni, in un momento molto particolare, in cui tanti giovani si ritrovano con sospetti e anomalie. Parole più concilianti e pacate sarebbero state opportune. L’amministrazione può sempre in autotutela annullare la procedura e rifarla. Le abbiamo dato oggi l’assist giuridico per farlo. Non ci vuole tanto. Chiameremo anche la SeleTek davanti al TAR, oltre all’ente Provincia”, ha aggiunto Leone. “Sinora abbiamo una ventina di adesioni per i concorsi per amministrativi, oggi apriamo anche ai tecnici. Il coordinamento concorsisti sta cercando di coinvolgere il maggior numero di persone. Stiamo dividendo tra tutti le sole spese vive, lo studio non guadagna un centesimo. Se non riusciremo a fare ricorsi per tutte e 4 le procedure, sono certo che se il TAR annullerà per uno avrà il buon senso di annullare anche le altre collegate. Ci sono precedenti sulla violazione dell’anonimato, è questa la cosa più brutta e infima. C’è obbligo di legge nell’imbustare le prove, buste sigillate proprio per evitare eventuali manomissioni. Qui non c’erano proprio buste. Questo concorso fa schifo, è pieno di zone d’ombra”.

Presente ieri anche l’europarlamentare M5S Mario Furore. “All’indomani del concorso noi parlamentari abbiamo ricevuto una raffica di segnalazioni sulle anomalie. Oggi l’ultima notizia è quella dell’affidamento diretto a SeleTek, società che non ha garantito nemmeno l’uso dei tablet. Non è sufficiente la correzione col lettore ottico rispetto a quanto era previsto dal bando”, ha affermato Furore. “Invito il presidente Gatta a fare chiarezza sulle anomalie, al netto dei ricorsi credo che comunque l’amministrazione possa prendere provvedimenti prima, ravvedersi e fare un’indagine interna. È questo il mio invito. Queste situazioni vanno chiarite prima del ricorso”.