Chiusura scuole comunali alla infanzia: parlano mamme e operatrici degli istituti. Parte l’inchiesta “scuola per scuola”

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La decisione dell’amministrazione di chiudere la totalità dei plessi scolastici comunali per l’educazione e l’istruzione all’infanzia (otto le scuole, più l’asilo nido “Tommy Onofri”, che verranno cancellate con un colpo di cassino sulla lavagna), senza passare per la graduale razionalizzazione che era stata recentemente paventata alle organizzazioni sindacali, ha creato agitazione nelle comunità di operatori e di famiglie che quella scuola la vivono tutti i giorni, che di quella scuola e del suo metodo pedagogico si fidano al 100 percento, tanto che non la cambierebbero per nulla al mondo. Famiglie che hanno conosciuto e apprezzato la funzione e i servizi degli istituti comunali all’infanzia attraverso generazioni di bambini affidati alle loro educatrici.

l’Attacco ha così avviato la sua inchiesta, proprio a partire dalle scuole comunali più gettonate, e cioè la “Fresu” e la “Tagore”.

La “Angela Fresu” è una scuola che, in termini di iscrizioni, ha sempre spiccato il volo. E, nonostante il calo di natalità degli ultimi anni con cui tutte le scuole hanno dovuto fare i conti, anche adesso il suo appeal, in un quartiere semiresidenziale limitrofo alla zona Riuniti, resta sempre molto alto per le famiglie. Tanto che l’anno scorso ha ricevuto molte più richieste di quante ne ha potute realmente accogliere.

A causa di problemi di natura tecnica imputabili, come spiegano educatrici e rappresentanti sindacali, alla gestione del Comune.  Non solo recente.

“La capienza di quella scuola – spiega Marcello Perulli, segretario provinciale della Cisl Fp - è maggiore rispetto al numero di allievi attualmente previsto dalla pianta. Ciò a causa di un errore di valutazione della Asl sul computo metrico delle aule. Tant’è che in una scuola gemella la capienza è maggiore. Una cosa che noi abbiamo denunciato all’amministrazione comunale da anni”.

“Tempo fa – gli fa eco Gabriella Beneventi, educatrice con 26 anni di servizio alla ‘Fresu’ - le aule della nostra scuola accoglievano molti più bambini. C'è sicuramente un problema di natura tecnica che ha ridotto la capienza delle nostre aule. Qualche anno fa un dirigente ci disse si trattava di agibilità di alcuni spazi. Ma noi riteniamo che questo problema avrebbe dovuto essere risolto da tempo perché ha ridotto le nostre classi ad una capienza di 12 bambini e lasciato fuori parecchie famiglie che nel tempo hanno fatto richiesta di iscrizione. E’ un peccato”, sottolinea la maestra, che poi entra nello specifico dell’offerta formativa e delle metodologie didattiche proprie del suo istituto. “Negli anni – dice – abbiamo portato avanti molti progetti. Di diversi abbiamo ancora traccia grazie a premi ricevuti. Ogni anno programmiamo la nostra attività in base al Piano triennale dell'offerta formativa che tiene conto di un'analisi del territorio, dei bisogni pedagogici dei bambini e delle esigenze delle loro famiglie, rispondendo ai programmi ministeriali e alle finalità educative delle scuole dell'infanzia. L'anno scorso – racconta Beneventi - abbiamo effettuato un percorso nelle emozioni perché l'aspetto affettivo nell’educazione dei bambini di quell’età è elemento fondamentale. Quest'anno, invece, in maniera graduale e consequenziale ci siamo addentrati nel ‘rispetto delle regole’ con un progetto dal titolo ‘Bambini custodi del mondo’ sulla legalità, sul rispetto dell'ambiente e sul rispetto della diversità.  Siamo sempre molto attenti ai bisogni e alle istanze delle famiglie.  Abbiamo potuto notare, negli anni, come esse compiano una scelta d’iscrizione ponderata proprio sulla base della nostra offerta pedagogica e del metodo compartecipativo di cura che sviluppiamo. Con i genitori condividiamo ‘un patto educativo’ di corresponsabilità con obiettivi comuni sulla formazione dei bambini. Una scuola come la ‘Angela Fresu’, poi, offre una dimensione dello spazio che valorizza le competenze e le esperienze degli alunni e molti genitori si avvicinano a noi proprio per questo. In termini pedagogici si chiama ‘spazio facilitatore’. inoltre, la metodologia su cui, negli ultimi tempi, ci siamo specializzate io e le mie colleghe è la ‘pedagogia dei genitori’ che prevede che si parta dalle esperienze della famiglia per conoscerne la cultura e le necessità e costruire in sinergia con la scuola percorsi formativi ad hoc per ogni singolo bambino. La abbiamo studiata e imparata attraverso un corso formativo frequentato un paio di anni con un luminare del settore, il professor Riziero Zucchi dell’Università di Torino. Contavamo di applicare questa metodologia innovativa sui nostri piccoli alunni ma non lo abbiamo potuto fare in toto: negli ultimi due anni, infatti, è mancata una figura fondamentale da Palazzo di Città, e cioè il coordinatore pedagogico che, in passato, invece, il Comune di Foggia ha sempre messo a disposizione delle scuole per un più dettagliato e integrato piano didattico, secondo precise linee guida condivise”.

Simona De Leo, presidente di istituto dei genitori, è arrabbiata perché ha sempre considerato la “Angela Fresu” e tutte le scuole comunali come importanti punti di riferimento dei quartieri popolari di Foggia. “Lì ci vanno – assicura - generazioni di famiglie perché conoscono il metodo e la professionalità delle operatrici, che diventano amiche e confidenti dei genitori. Io sono laureata all’Accademia di Belle Arti e mi occupo di progetti creativi per l’infanzia. Ho girato, per lavoro, tutte le realtà scolastiche di Foggia ma il grado di professionalità ed empatia trovato nelle comunali non l’ho riscontrato in nessuna altra scuola. Mi piange il cuore a pensare che tra qualche mese tutte queste professionalità andranno a timbrare le carte negli uffici comunali”. De Leo è arrabbiata con la gestione Salvemini, che indica senza mezzi termini come “offensiva” .“Annunciare – esclama - il provvedimento di chiusura a iscrizioni in corso, dandoci solo due settimane di tempo per mandare l’anno prossimo i nostri figli in scuole che non abbiamo scelto è qualcosa che ci lascia sgomenti. L’anno scorso ha tenuto illecitamente chiusa la scuola per un mese (quando era stata riperta in tutta Italia) facendoci pagare, dunque, una tranche di retta a vuoto e senza fornire risposte per molto tempo a genitori che la cercavano per chiedere conto dei suoi provvedimenti”.

“La mia prima figlia è andata alla ‘Fresu’. Anche per la seconda ho scelto la scuola comunale, questa volta però la ‘Tagore’, per vicinanza con l’attuale scuola elementare, e cioè la ‘San Ciro’, che ora la prima frequenta. Ho scelto la comunale anche per la seconda perché mi sono trovata bene con il metodo proposto, con la cura e l’amore che le educatrici e il personale ausiliaro infondono nel servizio educativo ai bambini. Per il prossimo e ultimo anno di scuola d’infanzia della mia seconda figlia mi troverò costretta ad una iscrizione alla scuola privata, perché la statale è priva dei servizi che cerco, non ha lo stesso metodo pedagogico, fa meno ore ed è chiusa il sabato, giorno che mi serve per esigenze di organizzazione lavorativa e familiare”.

Chi parla a l’Attacco è Anna Maria Racioppa, una mamma della “Tagore”, in via Gioberti, zona abbastanza periferica e popolare del capoluogo dauno.

“La nostra – afferma Daniela Bianco, educatrice esperta dell’istituto scolastico - è una scuola ubicata in una zona di periferia ed è di grande riferimento per le famiglie. Tanto è vero che si creano dei rapporti che vanno ben oltre al di là del servizio scolastico e del periodo di frequenza dei bambini. Ci sono rapporti che proseguono per anni. Continuiamo a mantenere contatti con ragazzi (nostri ex alunni) oggi ultra ventenni. Per alcuni di loro continuiamo ad essere un punto di riferimento. Nonostante la statale affianco a noi, la nostra è una scuola che regge ancora benissimo quanto a iscrizioni. Anzi pensiamo che ci sia stato un errore di calcolo nei numeri diffusi dall’amministrazione comunale. E’ stato sottovalutato il fatto che lo scorso anno il piano superiore della ‘Tagore’ è stato dato in prestito alla scuola statale ‘San Ciro’ per affrontare l'emergenza Covid e quindi una nostra sezione è stata trasferita giù prendendo locazione in un’aula più piccola. Quindi secondo le indicazioni del Miur sui parametri in merito ai metri quadri e al relativo numero di bambini che devono essere accolti, attualmente, ci troviamo con il quasi 100 percento della capienza occupata. Senza contare il fatto che l'anno scorso la richiesta c'è stata, e non poco. Ma purtroppo è stata negata la possibilità di accesso a quelle famiglie che hanno presentato le domande di iscrizione anche di poco fuori termine: cosa mai avvenuta in passato. E ci chiediamo a maggior ragione perché il Comune, allora, parli di numeri bassi, quando sono stati indotti. Famiglie escluse e costretta a rivolgersi al privato, perché magari non volevano mandare i figli nelle classi ‘pollaio’ delle scuole statali, con un numero di bambini eccessivo, che, dunque priva dell'attenzione educativa necessaria. Il nostro punto forte, per esempio – continua Bianco - consiste nel fatto che noi abbiamo due educatrici per ogni sezione. Possiamo così vantare una compresenza di 4 ore ogni mattina: un'offerta che le scuole statali non hanno e che garantisce ad ogni singolo bambino il percorso formativo di cui necessita. Da un sondaggio che abbiamo effettuato tra i genitori e da ciò che loro stessi ci hanno rappresentato è emerso che la prima difficoltà che avrebbero nel mandare i figli alla statale sta nel servizio ridotto che quest'ultima offre alle famiglie e cioè le 25 ore settimanali, nella maggior parte dei casi (qualcuna ha 30 ore, però spesso non è assicurata la frequenza il sabato), rispetto alle 36 ore offerte dalla scuola comunale.  Ci lasciano, dunque, un po' perplesse le comunicazioni del Comune rispetto al miglioramento dei servizi sulla statale con il taglio previsto sulla scuola comunale.  La maggior parte delle scuole statali, infatti, - ragiona la maestra - offre un servizio a 25 ore proprio perché non ha personale educativo. Non penso che lo Stato incrementi le assunzioni in virtù esclusiva del caso Foggia. Non so quanto l’amministrazione sia stata effettivamente chiara nei confronti delle famiglie, al di là dell’incremento annunciato sul servizio mensa e sul trasporto scuolabus. Da parte dei genitori – racconta - c'è tanta rabbia per questo provvedimento di chiusura. Soprattutto perché reputano che non venga considerata la vera necessità dei bambini. Ai genitori non va giù che i propri figli vengano considerati come pacchi da poter spostare da una scuola all'altra. Loro hanno vissuto il periodo dell'accoglienza e sanno le difficoltà che il bambino può avere nell' inserirsi in un nuovo contesto scolastico. Ci dicono spesso: ‘Se abbiamo scelto la scuola comunale per i nostri figli e perché ci fidiamo del vostro metodo, delle insegnanti e dell’educazione che impartite ai nostri bambini’. Di anno in anno – continua a spiegare Bianco - il numero degli alunni che arriva alla ‘Tagore’ spesso dipende da un passaparola tra le famiglie, che conoscono la nostra metodologia educativa. Una metodologia appresa dal noto professor Zucchi, che quando è venuto a Foggia per tenere il corso che noi educatrici abbiamo frequentato con lui, ha avuto modo di conoscere il mondo della scuola comunale foggiana e le sue operatrici: ebbene il professore si è complimentato con noi dopo aver notato quante risorse umane ed emotive investiamo nella cura dei bambini. Ha detto: ‘Si parla spesso del modello Emilia Romagna, ma il modello Foggia, che io non conoscevo, non ha nulla da invidiare0’”.

Ciò, almeno, fino a due anni fa. Tra pochi mesi, tutto questo, evidentemente finirà.