Roma nega la deroga a Bordo, fine di un’era. Piemontese ha la strada spianata

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Altro che braccio di ferro tra Raffaele Piemontese e Michele Bordo, ne è rimasto solo uno. Nei giorni scorsi le cronache raccontavano della sfida interna al Pd di Capitanata per le candidature alle elezioni politiche del 25 settembre, sottolineando la decisione della Federazione provinciale guidata dalla piemontesiana doc Lia Azzarone di indicare come primo nome quello del quarantenne vicepresidente della Regione con delega al bilancio. Tre giorni fa, la riunione nella sede di via Taranto ha rivelato estrema compattezza su questo punto: tutti con Piemontese. Per il sipontino Bordo, al quarto mandato alla Camera, c’era da sperare nell’ennesima deroga.

Ma ora da fonti interne alla Direzione nazionale del Pd si viene a sapere che la deroga è stata respinta: a prescindere dalle indicazioni in fatto di candidati che arriveranno da Foggia, il manfredoniano non ha ottenuto il via libera da Roma. Questo perché la deroga è stata già concessa a Francesco Boccia, in quanto ex ministro. Si chiude dunque un cerchio. “Piemontese ha portato fino in fondo l’attacco nei confronti di Manfredonia”, commenta una ex piddina.

E’ l’epilogo della lenta ma inesorabile manovra che ha consentito al Pd di Foggia, ovvero a Piemontese, di annientare il gruppo dem di Manfredonia, quello che esprimeva anni fa uno dei gruppi dirigenti Pd più forti dell’intera Puglia.

E’ la fine di un’era iniziata 25 anni fa, con gli enfant prodige Bordo, Campo e Riccardi lanciatissimi sulla scena provinciale e regionale. Quando negli scorsi anni Piemontese è riuscito ad annientare la sua acerrima nemica Elena Gentile, determinando la scomparsa della corrente minoritaria del partito di Capitanata e normalizzando Cerignola dove al posto degli Sgarro è stato posto un gruppo a lui legato, restava solo il feudo del Golfo da conquistare. I pronostici delle Cassandre si sono avverati e i dem di Manfredonia ora assistono, senza colpo ferire, alla sostituzione del loro parlamentare con Piemontese.

Difficile, del resto, tenere testa ad una Federazione tutta espressione dell’assessore regionale. Uno peraltro che, in termini di consensi, ha ben più carte da giocare. Alle regionali 2020 l’avvocato di origini montanare fu protagonista di un exploit impressionante: coi suoi 21.518 consensi (di cui ben 2.800 circa nella sola Monte Sant’Angelo) Piemontese si stagliò a livello regionale come il secondo più suffragato nel Pd, dietro solo Francesco Paolicelli, sostenuto dal sindaco di Bari Antonio Decaro. Dopo i cinque anni da assessore al bilancio Piemontese acquisì anche il ruolo di vicepresidente della giunta regionale. Un ruolo che in questi anni gli ha consentito, tenendo i cordoni della borsa, di fare incetta di amministratori locali e clientele. Oggi ha dalla sua il compattissimo fronte dei Comuni garganici a sostenerlo.

Il Pd è un partito monopolizzato e cannibalizzato dall’unico vero dominus in Capitanata. Nulla può Bordo, che pure contava ancora una volta sulla carta della vicinanza all’ex ministro Andrea Orlando. In pochissimi gli restano vicini, a cominciare dall’amico di una vita Paolo Campo, che nel 2019 con 4.299 voti rischiò davvero di non farcela. Una terza rielezione in consiglio regionale strappata all’ultimo, così come nel 2018 era stato inglorioso il salvataggio per il rotto della cuffia di Bordo in Parlamento. Ma che succede adesso? Piemontese vorrà fare il parlamentare di opposizione o tornerà in giunta regionale, ovvero a godere dei vantaggi del contatto diretto col territorio? C’è chi scommette che, in caso di sconfitta del centrosinistra, mollerà la poltrona di parlamentare. Altri, invece, lo vedono a tal punto concentrato e desideroso di staccare il biglietto per Roma da ritenere che voglia in ogni caso entrare in Parlamento. Che si tratti o meno di una legislatura di passaggio, l’importante è entrare. Poi si vedrà.

“Che Piemontese, con tutto quel seguito e i suoi sindaci garganici, non voglia l’uninominale ma fare il capolista nel proporzionale è tutto dire”, commenta una ex dem a l’Attacco. “Nessuno vuole correre nell’uninominale, lo farebbero solo a condizione di stare pure nel listino”. Peccato che Letta stavolta pare voglia realmente negare il “paracadute”.

I capilista su cui c’è accordo nel Pd pugliese sono Piemontese, Boccia, Capone e Stefano.

Resta da capire se arriverà qualche ex M5S in Puglia: l’intenzione del Pd nazionale è candidare gli ex pentastellati andati con Di Maio in Impegno Civico nei collegi meno visibili, quelli in cui tale operazione avrebbe minor risalto (o almeno questa è la speranza).

C’è infine un’altra questione che si apre con l’eventuale approdo di Piemontese in Parlamento: si libererebbero grandi spazi nel Pd provinciale. In primis, entrerebbe in consiglio regionale l’assessora cerignolana Teresa Cicolella, che nel 2020 con 4.020 voti mancò di un nulla l’elezione. Dunque esiste oggi un interesse oggettivo del Pd di Cerignola. Non a caso su queste colonne Cicolella sottolineava giorni fa quanto il partito necessitasse della discesa in campo di Piemontese in questa difficile fase.

Ma la fuoriuscita di Piemontese dalla giunta regionale significherebbe nuovi spazi anche per i civici come Rosario Cusmai, l’ex presidente della Provincia diventato consigliere di Emiliano per gli enti locali, da settimane al lavoro anche per una possibile candidatura alle politiche. Il governatore su chi scommetterebbe, una volta uscito di scena Piemontese?